Alcuni dati sul triennio di sperimentazione
Fondo Nasko
Da ottobre 2010 al 31 dicembre 2013 hanno avuto accesso al Fondo Nasko quasi 4.900 donne.
Nel corso degli ultimi anni si è avuto un calo di beneficiarie, da 1621 a 1252 tra il 2012 e 2013, per l’introduzione di criteri di accesso più stringenti (dal 2013 la residenza in Regione Lombardia deve essere di almeno un anno e il disagio economico non è più autocertificabile, ma è richiesta attestazione ISEE).
Il 71 % delle donne che hanno beneficiato del Fondo Nasko sono di nazionalità straniera. Il 73% delle donne beneficiarie sono residenti in Regione Lombardia da non più di 5 anni.
Quanto ai dati relativi al numero di donne che richiedono l’interruzione volontaria di gravidanza, (che, ricordiamo, è tra le finalità prioritarie del Fondo Nasko), i numeri riportati in delibera ci dicono che la Lombardia è in linea con la generale diminuzione delle IVG realizzate in Italia.
Da alcuni grafici ulteriori presentati nell’allegato alla delibera, emerge anche che le donne che ricorrono all’interruzione di gravidanza evidenziano un profilo differenziato a seconda della nazionalità di provenienza (italiane e straniere):
- le italiane sono per lo più donne sole (non coniugate), senza figli, con alti livelli di scolarizzazione ed occupate;
- le straniere sono invece per lo più sposate con figli, con livelli di scolarizzazione e di occupazione più bassi.
Fondo Cresco
Nell’anno 2013 hanno avuto accesso al Fondo Cresco circa 4.500 donne.
L’82 % di donne beneficiarie del Fondo Cresco sono di nazionalità straniera. Il 52% delle donne che hanno beneficiato del Fondo Cresco risiedono in Regione Lombardia da non più di 5 anni.
Gli esiti delle sperimentazioni
Nell’Allegato alla delibera, si evidenziano alcuni esiti generati dalla sperimentazione in merito all’emersione di bisogni specifici e alla rete dei servizi.
I tre anni di sperimentazione di Nasko e Cresco:
- hanno attivato un processo di sensibilizzazione ai temi della maternità e natalità;
- hanno potenziato la collaborazione attiva di soggetti plurimi finalizzata alla presa in carico integrata delle donne in stato di attesa;
- hanno influenzato positivamente l’incontro fattivo tra le future mamme/neomamme e i luoghi di ascolto e cura, consentendo l’emersione di elementi positivi e di azioni concrete;
- hanno generato un positivo incontro tra il bisogno e la risposta attiva e personalizzata.
In un’ottica di sistema e di integrazione tra servizi, complessivamente, Fondo Nasko e Cresco hanno certamente rinforzato le relazioni tra organismi pubblici e privati e la popolazione femminile in stato di bisogno.
Non ultimo, con uno sguardo più specifico al target intercettato, a fronte di un bisogno crescente, a causa anche della crisi economica che influisce sulla fragilità economica delle donne e delle famiglie, la sperimentazione ha evidenziato da un lato, la necessità di rivedere i criteri di accesso e dall’altra, di ampliare il target dei beneficiari di queste misure, estendendo “il raggio di azione delle attuali misure, individuando nuovi strumenti da affiancare a Nasko e Cresco, che possano consentire un approccio ampio e integrato al Progetto di Vita, valutando le aree critiche di bisogno ad oggi non considerate (gravidanze clinicamente a rischio, nascita di bambini con condizioni cliniche critiche/ fortemente disabili, parti pluri-gemellari, nati morti, fragilità relazionali-sociali della coppia genitoriale)”.
I nuovi criteri
La delibera X/2595 istituisce i nuovi criteri per l’accesso alle misure Nasko e Cresco e, nel merito dei criteri, sembrerebbe di fatto confermare i precedenti, fatto salvo per tre modifiche: la restrizione degli anni di residenza, l’introduzione di una soglia ISEE per il Fondo Nasko e l’innalzamento della soglia ISEE per il Fondo Cresco.
In relazione a Nasko, l’accesso alla misura sarà subordinata alla presenza dei seguenti requisiti di accesso:
- residenza in Regione Lombardia da almeno 2 anni;
- soglia ISEE fino a 9.000 €/anno per nucleo familiare di più di una persona e fino a 15.000 €/anno per donna sola gravida;
- documenti necessari: Certificato IVG e rinuncia alla scelta certificata da medico di fiducia o consultorio terzo.
In relazione a Cresco, l’accesso alla misura sarà subordinata alla presenza dei seguenti requisiti di accesso:
- residenza in Regione Lombardia da almeno 2 anni;
- soglia ISEE fino a 9.000 €/anno per nucleo familiare;
- documenti necessari: Autocertificazione allattamento: compilazione di un questionario;
- età del bambino compresa tra 0 e 12 mesi.
È inoltre prevista, per entrambe le misure, la possibilità di integrare l’ISEE con la documentazione necessaria a definire la condizione di difficoltà economica nell’anno di richiesta del contributo.
I tre cambiamenti più evidenti nei nuovi requisiti di accesso sono:
- l’innalzamento a due anni della residenza in Regione Lombardia: di fatto, assistiamo ad una restrizione dei criteri di accesso alle misure, soprattutto nei confronti delle donne di origine straniera. Da una generica residenza in Regione Lombardia della prima dgr del 2010, ad un successivo vincolo di un anno almeno di residenza introdotto nel 2013, ora la nuova dgr alza a due anni il tempo minimo di residenza in Lombardia, necessario per accedere alle misure. Una condizione, quella del tempo minimo di residenza, che fa da filtro e pone vincoli all’accesso alle misure esclusivamente per le donne di nazionalità straniera;
- l’introduzione, per il Fondo Nasko, di una soglia ISEE. Prima della nuova dgr, per accedere al Fondo Nasko, era sufficiente “essere in possesso di attestazione ISEE integrata da idonea documentazione che consenta la definizione della condizione di difficoltà economica della donna e/o del suo nucleo familiare nell’anno di richiesta”, ma non era prevista una soglia ISEE massima per l’accesso. La nuova dgr invece, dettaglia per il Fondo Nasko una soglia ISEE fino a 9.000 €/anno per nucleo familiare di più di una persona e una soglia ISEE fino a 15.000 €/anno per donna sola gravida. Questo dettaglio del criterio economico ci sembra importante nel sollevare i Consultori dalla valutazione discrezionale del disagio economico e pone criteri maggiormente oggettivi e comparabili per una valutazione delle domande;
- per il Fondo Cresco c’è un innalzamento della soglia ISEE: dalla soglia di 7.700 €/anno prevista nel 2013, si passa ora a una soglia ISEE fino a 9.000 €/anno per nucleo familiare, scelta che ci sembra possa di fatto significare un ampliamento del target potenziale verso fasce di utenza con soglie ISEE più alte.
Misure per chi?
Tanto il Fondo Nasko quanto il Fondo Cresco sono evidentemente misure di cui hanno usufruito in per la grande maggioranza donne di origine straniera (71% per il Fondo Nasko, 82 % per il Cresco). Questo dato porta con sé alcune riflessioni.
- Chi sono oggi le donne che “usufruiscono” dei servizi consultori ali e ai Cav e intercetta i Fondi Nasko e Cresco?
- La prevalenza di donne di nazionalità straniera tra le beneficiarie di Nasko e Cresco apre una riflessione interessante su come è cambiata l’utenza dei servizi consultori e cosa, questo cambiamento, stia richiedendo in termini di competenze, alle operatrici e agli operatori sanitari e sociali dei servizi
- Le donne italiane che accedono alle misure Nasko e Cresco sono decisamente una minoranza: questo accade perché non accedono ai servizi o perché non hanno i requisiti per accedere alle misure? Poiché le donne italiane risiedono in Lombardia e fanno anche loro domanda di IVG, non accedono alle misure perché non arrivano ai servizi o perché non rientrano nella soglia prevista per il criterio “economico” e hanno cioè un ISEE troppo alto?
Misure emergenziali o strumenti attivatori di risorse?
Dopo tre anni di sperimentazione e avendo istituito un tavolo di lavoro, ci si aspettava qualcosa di più da un rapporto di valutazione degli esiti della sperimentazione.
La valutazione degli esiti si limita infatti a descrivere il target delle beneficiarie che hanno avuto accesso alla misura, ma non entra nel merito di due questioni che in diversi articoli abbiamo evidenziato come potenzialmente critiche:
- il rischio di trasformare i Consultori in “controllori di spese”;
- il rischio di ridurre Fondo Nasko e Cresco a misure emergenziali, “tampone” di situazioni di disagio economico che poco generano in termini di attivazione di risorse e potenzialità nelle biografie delle donne beneficiarie.
Nel merito del primo rischio, il documento sugli esiti delle sperimentazioni accenna in modo molto generico alle progettualità personalizzate come strumenti che hanno “influenzato positivamente l’incontro fattivo tra le future mamme/neomamme e i luoghi di ascolto e cura, consentendo l’emersione di elementi positivi e di azioni concrete: i progetti previsti sono stati infatti programmati dagli attori attivi sul territorio in risposta alle esigenze specifiche delle donne in stato di bisogno, fungendo da ricettori della domanda “dal basso” e generando un positivo incontro tra il bisogno e la risposta attiva e personalizzata”. Ma quali siano gli “elementi positivi e le azioni concrete” non è specificato.
In merito al secondo rischio invece, quanto Fondo Nasko e Fondo Cresco, a fronte di una difficoltà economica delle donne o, attraverso la costruzione di un progetto personalizzato, sostengono la costruzione di una relazione con un sistema di servizi e attivano altre risorse, aprono opportunità per la donna, rimane una domanda senza risposta.