Quando, e in base a quali presupposti, Meridiana ha iniziato a occuparsi di residenzialità leggera per anziani?
Meridiana è impegnata da oltre trent’anni nell’assistenza all’anziano in strutture diurne e residenziali e nella realizzazione di ricerche e progetti innovativi rivolti alla terza e quarta età.
Vari anni prima che lo promuovessero le sperimentazioni regionali abbiamo iniziato a dedicarci alla residenzialità leggera. Nel nostro lavoro a contatto con gli anziani, infatti, ci siamo resi conto che mancava un’unità di offerta intermedia tra la casa e la RSA. Così, a partire dal 2004, abbiamo avviato il Centro “Oasi San Gerardo” di Monza, nel 2006 il Centro “Maria Bambina” di Bellusco e, dallo scorso anno, il Centro “Ginetta Colombo” di Cerro Maggiore. Le esperienze maturate dalla nostra cooperativa – e rafforzate dagli esiti della ricerca “Abitare leggero”, condotta dalla stessa cooperativa con Fondazione Cariplo e Fondazione Housing Sociale – ci hanno portato a mettere a punto un modello, composto da tre unità di offerta differenti ma complementari, che possono garantire sia la qualità della vita dell’ospite, sia la sostenibilità economica dell’intervento.
Cosa offre il modello di residenzialità leggera da voi messo in atto?
In particolare, il modello integra: mini-alloggi protetti, collegati ai servizi della struttura ed in grado di offrire una protezione costante sulle 24 ore, diversificata in tre specifiche fasce definite in base alle richieste dell’anziano ed al suo livello di dipendenza; una residenza comunitaria di sollievo che offre accoglienza residenziale temporanea (3-6 mesi) per anziani con limitazioni di autonomia, esigenze di sostegno sociale o in fase di convalescenza; un centro diurno integrato (CDI), operante sulla base degli standard predefiniti dalla Regione Lombardia.
Tutti gli ospiti mantengono il rapporto con il medico di famiglia che è, e rimane a tutti gli effetti, il curante della persona. Gli interventi sanitari per gli anziani dei mini alloggi e della residenza sociale restano così nelle competenze dei servizi di cure primarie e la struttura non dispone, se non in misura molto ridotta, di servizi sanitari propri.
Gli ospiti accolti possono usufruire dei servizi professionali garantiti dal CDI e di quelli del sistema ADI/Voucher, che affiancano i servizi di sostegno alberghiero della residenza. L’aggregazione delle diverse unità permette l’ottimizzazione di molte funzioni trasversali: amministrazione, case-management e servizio sociale, servizi alberghieri, animazione e socializzazione. Questa integrazione consente di erogare ricoveri di sollievo temporaneo, a sostegno di situazioni critiche temporanee di persone normalmente accudite a domicilio oppure di sostegno ai programmi di dimissione protetta, riducendo il rischio di riammissioni precoci. L’integrazione di un modello residenziale leggero con il CDI e i voucher socio-sanitari permette di gestire efficacemente le esigenze di persone con criticità sanitarie temporanee di ridotta intensità, evitando il ricovero ospedaliero e contribuendo a ritardare l’istituzionalizzazione in RSA.
Il modello rappresenta quindi una soluzione completa a servizio di una cultura rivolta al domicilio ed al sostegno alle reti di comunità.
Cosa potete dire in merito alla sostenibilità economica di questo modello?
Sotto il profilo economico, oltre ad una retta alberghiera differenziata per le diverse tipologie di servizi a carico dell’anziano, la sostenibilità del modello dovrebbe essere garantita dal contributo regionale sui posti di CDI (è questo un aspetto critico a fronte del totale blocco dei contratti), dal contributo regionale sulla DGR 856, modalità in fase di attivazione sul territorio regionale, e dal voucher regionale ADI a copertura dei costi di servizi infermieristici, riabilitativi o di aiuto infermieristico, emessi secondo le stesse modalità previste per la popolazione dell’ASL di riferimento cui l’anziano avrebbero diritto se risiedesse nella propria dimora abituale. Nel nostro caso, il servizio è fornito dagli operatori della cooperativa “La Meridiana”, che è ente pattante accreditato.
La Vs. esperienza ha precorso di alcuni anni le sperimentazioni previste dalla legge. Anche in considerazione del bagaglio di conoscenza maturato, qual è la vostra opinione sulla recente legislazione lombarda e sui nuovi ruoli previsti per le RSA? Quali le criticità e gli aspetti positivi?
L’aspetto positivo è che la Regione Lombardia si è mossa con decisione sulla residenzialità leggera, vero anello mancante nella rete dei servizi, attraverso la DGR 116. Tuttavia la nostra impressione è che i passaggi successivi, concretizzati con la DGR 856 e, soprattutto, con la Circolare 1/2014 (che fornisce le prime indicazioni sull’attuazione delle misure previste dalle DGR 856/2013, DGR 392/2013 e DGR 740/2013),
Abbiano reso complesse le diverse procedure, rischiando di compromettere la natura stessa di una tipologia di offerta ancora in fase di sperimentazione. E’ una impostazione che ha caratterizzato la precedente legislatura regionale che, in una situazione di difficoltà per i bilanci regionali, rischia di spostare l’attenzione dei gestori dai servizi da realizzare alle rendicontazioni da compilare. E’ un rischio che l’assessore alla Famiglia ha ben presente ma, al momento, non si è visto quel decisivo cambio di rotta che in molti si aspettano.
Per quanto riguarda la residenzialità leggera, a fronte di una quota economica di 12€ giornaliera prevista dalla delibera, è assolutamente necessario rendere il percorso amministrativo molto semplice, affinché le procedure amministrative per la presa in carico dell’ospite e la rendicontazione delle prestazioni non rischino di bruciare parte delle quote incassate senza produrre benefici sensibili per l’utente accolto.
Un altro aspetto che merita riflessioni è l’obbligo di condividere il Progetto Individuale di assistenza (PI) tra ASL e Comune. Pur condividendo il fine ultimo, la realtà lombarda è caratterizzata da assistenti sociali che sono già sovraccarichi di impegni e imporre un passaggio comune per l’autorizzazione al voucher rischia in alcuni casi di non far partire il servizio. Inoltre, sarebbe auspicabile che all’interno della ASL ci fosse un unico ufficio di valutazione (e non un ufficio di distretto): questo semplificherebbe il lavoro per le strutture e renderebbe più omogenea la valutazione.
Il PI dovrebbe contenere obiettivi realmente perseguibili al fine di evitare che il familiare interpreti il voucher come un solo strumento di riduzione della retta. Sarebbe infine auspicabile che non venisse richiesto il modello ISEE (anche solo come documento non vincolante) in quanto tale incombenza a carico dell’utente o della sua famiglia rischia di rendere molto più complessa la predisposizione della documentazione.
Da un punto di vista strutturale, la DGR 856 ha indicato tre sole unità di offerta per la realizzazione di interventi rivolti alla fragilità leggera: le RSA, gli Alloggi Protetti per anziani (DGR 11497/2010) e le Case Albergo. A queste sono state aggiunte, nella sopraccitata Circolare 1/2014, le strutture attivate all’interno delle sperimentazioni ai sensi della ex DGR 3239/2012. Tralasciando le case albergo, categoria ormai residuale nella rete lombarda, l’indicazione di escludere iniziative che da anni sono attive con “risposte leggere” ma che non sono riconducibili ad RSA o Alloggi Protetti, appare limitante e rischia di porre al di fuori della normativa molte delle esperienze consolidate in Lombardia.
Un ultimo discorso può essere fatto in merito alle modalità di vigilanza in presenza di unità di offerta diverse. Nel nostro modello, per garantire la sostenibilità della gestione, è indispensabile prevedere una estrema integrazione delle figure professionali e non ha senso richiedere rendicontazioni separate che obbligano soltanto a dedicare molto tempo ad incombenze amministrative, quando gli standard potrebbero essere controllati sulla base di una sommatoria dei tempi richiesti.
Rispetto al personale previsto avete qualche suggerimento?
Per quanto riguarda il personale delle strutture leggere crediamo che, pur mantenendo fermo il limite dei 200 minuti settimanali pro capite, due sono le figure che si potrebbero ulteriormente coinvolgere in funzione di quanto previsto dal PAI.
In primo luogo l’assistente sociale, quale figura in grado di operare in una logica di rete con i servizi e con il territorio e, in seconda battuta, il terapista occupazionale il cui intervento potrebbe orientare il servizio a stimolare tutte le funzionalità residue dell’anziano ed a integrarle con nuovi e sempre più tecnici ausili.
Il vostro modello prevede anche un supporto temporaneo. Come è possibile coniugarlo con la 856?
Le risposte previste dalla 856 lasciano scoperta il supporto temporaneo alla fragilità, il quale, come abbiamo avuto modo di osservare presso il Centro Maria Bambina di Bellusco e come confermano i risultati della ricerca “Abitare leggero”, è fondamentale per l’equilibrio dei servizi lombardi e risponde alle innumerevoli richieste di persone che sono alla ricerca di una collocazione urgente.
Ad esempio, si rivolgono a noi anziani al termine di un ricovero ospedaliero o in IDR, oppure a seguito di problematiche del care-giver; inoltre, il nostro servizio intercetta anziani in classe Sosia 7/8 che desiderano lasciare la RSA, in quanto faticano a convivere con i problemi di istituzionalizzazione e coabitazione con anziani portatori di patologie più complesse.
Tutte queste persone, rispetto alla sopraccitata Circolare 1, non rientrano nelle tipologie di presa in carico possibili, in quanto o provengono RSA o da ospedali, oppure presentano una complessità assistenziale non adeguata alla scheda di orientamento della Circolare 1 ed alle caratteristiche richieste dalla normativa sugli Alloggi Protetti che vieta la presenza di anziani non autosufficienti.
Ecco allora l’esigenza di prevedere per queste tipologie di anziani una risposta specifica che potrebbe comportare un contributo giornaliero più elevato, senza però gli oneri strutturali imposti alle RSA.
Riguardo alle criticità evidenziate, quali soluzioni potrebbero essere proposte?
Rispetto al sostegno temporaneo riteniamo sia necessario mettere a punto una modalità di remunerazione economica che garantisca realmente una sostenibilità dell’intervento. Gli ultimi anni hanno dimostrato che le RSA difficilmente sono in grado di rispondere a questa esigenza, vuoi per l’abitudine culturale di gestioni che gestiscono il rientro al domicilio, vuoi per la stessa difficoltà a dimettere anziani in nuclei familiari ormai abituati al ricovero.
Le strutture integrate, nel modello che abbiamo sviluppato, nascono invece con una cultura finalizzata al rientro al domicilio, in grado di interagire con i diversi servizi presenti nella rete dei servizi e di garantire la risposta più funzionale alle specifiche esigenze dell’anziano in quel dato momento. Sarà però indispensabile garantire a questi interventi un adeguato supporto economico se davvero si vorrà rendere strutturali risposte ad oggi limitate alla buona volontà di alcuni gestori.
Cosa ritenete che potrebbe realmente cambiare per gli utenti dei servizi a seguito delle nuove misure previste dalla legge?
Confidiamo che queste sperimentazioni, possano contribuire a mettere a sistema nuovi interventi finalizzati a ridurre, per quanto possibile, i ricorsi impropri alle RSA.
I dati da noi raccolti sull’attività del Centro Maria Bambina di Bellusco sembrano confermarlo. Nell’intera durata della gestione, infatti, su 259 persone dimesse, ben 212 situazioni di fragilità sono state superate con un rientro al domicilio senza il ricorso al ricovero in strutture più impegnative (RSA, ospedale, IDR) soluzioni più costose e meno gratificanti per la qualità della vita. Inoltre, da una rilevazione effettuata successivamente alla dimissione, oltre il 50% di queste persone hanno potuto rimanere a lungo nella propria abitazione, senza ricorrere al sostegno della RSA con un conseguente risparmio per il sistema sanitario regionale. Da sottolineare infine che il passaggio di ospiti tra i vari moduli del centro, ha registrato un progressivo aumento nel corso degli anni, a dimostrazione della validità della interazione tra i diversi servizi.
A nostro avviso, il modello dei nostri servizi ben si sposa con le nuove indicazioni regionali e crediamo possa interpretare l’importante esigenza di rendere alla persona il servizio migliore al costo più contenuto.