Ci sono leggi che, una volta approvate, rimangono praticamente al palo, normative irrilevanti o generici manifesti senza reale operatività; il provvedimento regionale sul gioco d’azzardo non sembra essere tra queste. Fortemente voluta dall’amministrazione Maroni, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale, la norma anti-gambling sta marciando secondo le modalità e i tempi prefissati.
La legge, approvata nell’ottobre 2013 (si veda l’articolo di approfondimento), condivide con le altre normative regionali molti punti e presenta alcune specificità.

I cinque provvedimenti attuativi

Dal gennaio ad oggi sono stati cinque i principali provvedimenti attuativi approvati dalla Giunta regionale. In primo luogo, il 24 gennaio, è stata determinata ufficialmente la distanza minima di 500 metri tra i nuovi locali per il gioco, o comunque le nuove istallazioni, e i luoghi di servizio e socialità considerati sensibili (scuole, ospedali, etc…); sono state determinate anche le modalità con le quali implementare tale regola sul territorio, decidendo ad esempio – in accordo con Anci – che tocchi ai Comuni applicare l’opzione più sfavorevole per misurare tale distanza, scegliendo come punto di misurazione o l’ingresso principale o il baricentro della stessa struttura sensibile.
In seconda battuta, il 30 gennaio scorso, è stato approvato il Programma annuale per il contrasto, la prevenzione e la riduzione del rischio della dipendenza dal gioco patologico. Il programma, in pratica, ripercorre la legge e ne declina operativamente i passi principali per il 2014; in particolare è stata richiesta alle Asl una programmazione attenta di tutte le azioni di sensibilizzazione, informazione e prevenzione che sono poi uno dei due pilastri della legge stessa (il secondo è quello dell’aggancio e del trattamento delle persone con problemi di gioco patologico). Le Asl, a strettissimo giro, hanno deliberato e presentato alla Regione i loro Piani d’intervento territoriali.
In seguito sono stati resi operativi gli sgravi (riduzione sull’IRAP dello 0,92%) per chi toglie le slot dal proprio esercizio commerciale.
Inoltre, seppure con qualche ritardo rispetto al Programma, è partita la campagna per il marchio “no slot”, attraverso un concorso a premi rivolto alle scuole superiori lombarde, invitate dal 26 marzo a inviare on line proposte grafiche per il marchio che contraddistinguerà i locali privi di installazioni per il gioco. Il concorso si è chiuso il 15 maggio, con la soddisfacente partecipazione di più di 200 istituti scolastici; i vincitori saranno resi noti verso la metà di giugno.
Infine, già a cominciare dalla Circolare 1 del 15 gennaio scorso, sono state tracciate le linee operative per gli interventi di cura e riabilitazione da finanziare attraverso l’introduzione dei voucher.

Elementi di valore del percorso fin qui intrapreso

Dunque siamo di fronte a un cammino spedito, caratterizzato da appuntamenti serrati e concreti; un percorso stimolato e supervisionato direttamente dalla presidenza della Regione che ha creato presso la sua direzione la cabina di regia interassessorile.
Tra i fattori positivi di questo percorso c’è da evidenziare, oltre al rispetto dei primi impegni e scadenze, il coinvolgimento di diverse articolazioni dell’amministrazione regionale: innanzitutto la DG Famiglia e solidarietà sociale, naturalmente, ma anche la DG Salute e quella Territorio, Urbanistica e Difesa del Suolo, per non dire dell’attività positiva della Commissione consiliare Attività produttive e occupazione. Infine si è adottata una strategia di coinvolgimento progressivo di tanti soggetti territoriali, dal terzo settore alle amministrazioni comunali, dalle scuole ai questori e prefetti, riuniti ad hoc a palazzo Lombardia lo scorso 23 aprile. Un movimento potenzialmente molto diffuso e intenzionalmente sollecitato ad attivarsi.
Altro elemento di valore è sicuramente l’attività programmatoria svolta rapidamente dalle Asl attraverso i loro Piani d’intervento territoriali, assai diversificati per strategie e proposte operative.
In particolare merita evidenziare lo sforzo di sincronizzare le iniziative di prevenzione delle ludopatie con la più generale attività di promozione della salute rivolta ai più giovani, in particolare nelle scuole (Programmi regionali Life Skills training e Unplugged); in secondo luogo, da una semplice lettura di un campione di Piani, risulta – anche qui – la strategia “di comunità” potenzialmente attivabile in ogni Asl sul fronte del contrasto alle ludopatie: università della terza età, operatori sociali, peer educators, conduttori di gruppi di cammino, allenatori sportivi, medici di medicina generale, farmacisti…

Limiti e criticità

Naturalmente rimangono sul terreno anche diversi elementi irrisolti di criticità, resi evidenti anche in questa prima fase di implementazione della legge.
C’è un primo ordine di interrogativi che riguarda l’efficacia della normativa nel dissuadere l’installazione di nuovi locali e macchinette e nel motivare i gestori alla rinuncia alle installazioni attualmente presenti nelle nostre città. Da un lato la normativa pare resistere dal punto di vista amministrativo se è vero che i ricorsi al Tar contro i primi provvedimenti di diniego da parte di alcuni Comuni (in particolare quelli di Lecco e Cantù) non sono andati a buon fine; tuttavia non sembrano essere particolarmente appetibili gli sgravi fiscali stabiliti dalla Regione e i contributi messi in campo da altre amministrazioni locali: ad esempio a Pavia pochissimi gestori hanno rinunciato alle macchine da gioco in cambio dei 1.000 euro messi a disposizione dall’ente territoriale. Ci sono anche da considerare le difficoltà che stanno emergendo sul fronte dei contratti che i singoli gestori hanno con le concessionarie di rete (in primis Sisal e Lottomatica); tali contratti, infatti, prevedrebbero penali nel caso di disinstallazione degli apparecchi. E’ una tematica delicata e complessa che la Commissione consiliare attività produttive sta affrontando proprio in queste settimane.
In secondo luogo v’è una criticità legata al coinvolgimento del terzo settore sia in fase di programmazione delle attività preventive che in quello della cura e riabilitazione dei giocatori compulsivi. Sul primo versante,  a fonte di Piani delle Asl costruiti da tavoli interistituzionale molto articolati e rappresentativi (si veda ad esempio quello di Bergamo), vi sono documenti molto autocentrati sull’organizzazione sociosanitaria e amministrativa della Asl stessa (si veda in questo caso il Piano di Brescia), un fattore sulla carta in contraddizione con l’orientamento territoriale e “comunitario” voluto dall’amministrazione regionale. Sul secondo versante (quello più specificatamente trattamentale), la legge ha già individuato nei Sert e negli SMI gli unici soggetti titolati a svolgere interventi di cura, mentre le sperimentazioni in atto negli ultimi due anni sono state condotte anche da comunità residenziali. Che ne sarà di quegli interventi alla loro cessazione a fine giugno? E, su un altro piano, i Sert saranno in grado di organizzare risposte flessibili per orari e articolate per modalità? Il timore, insomma, è che il sistema di prevenzione e risposta, previsto dalla legge come ampio e articolato, nei fatti si irrigidisca e si sclerotizzi, almeno in alcune parti significative.

Infine esistono due ultime criticità non meno rilevanti.
La prima deriva dalle recenti e crescenti difficoltà di rapporto tra gli Assessorati alla famiglia e alla salute, chiamati invece a collaborare strettamente su questo tema.
La seconda è, come spesso accade, relativa alle risorse a disposizione: il Piano regionale ha infatti demandato a provvedimenti successivi la determinazione dell’ammontare delle sostanze a disposizione dell’implementazione della legge, subordinandola alle disponibilità di bilancio. E anche la prima tranche di 1 milione di euro stenta ad essere spesa per i vincoli posti alle Asl dalla legge di stabilità. Due dati che potrebbero essere in grado di decidere, da soli, del futuro della legge stessa.