“Welfare in azione” non è solo il titolo del più recente (ed innovativo) bando di Fondazione Cariplo: è anche quello che sta accadendo nei territori della nostra regione.
Il welfare è in azione e, accanto a strategie e modalità consuete, si stanno generando alleanze inedite che prefigurano modalità nuove di lavoro. Nel fermento di questa fase, proviamo a riflettere su ambivalenze, rischi ed opportunità che il Bando ci offre.

Un altro welfare è possibile

Un altro welfare è possibile: questo è il primo effetto che il Bando “Welfare in azione” ha generato.
Sono anni che il welfare viene descritto con le categorie della mancanza: crisi sociale, fatica delle comunità e delle organizzazioni, incertezza delle prospettive, assenza di risorse, inadeguatezza dei servizi rispetto ai nuovi bisogni… La scelta di Fondazione Cariplo apre uno scenario tutto nuovo, propositivo: scommette su un nuovo welfare generativo e sulla capacità dei soggetti in campo di allearsi per costruirlo.
Con un gesto forte e carico di implicazioni, investe generose risorse sulla possibilità delle comunità locali di inventare un welfare che di risorse ne dovrà consumare pochissime e generare molte. Sceglie di dare fiducia ai ‘germogli’ di welfare generativo che stanno nascendo, sparsi, nei territori invitandoli a diventare sistema e metodo diffuso.
Danilo Dolci scrisse ‘Ciascuno cresce solo se sognato’. Alla categoria del sogno si è rifatta più volte anche la Fondazione nella presentazione pubblica del Bando. Ecco, questo io ascriverei a primo risultato: aver immesso pensieri connotati da un segno positivo in uno scenario dominato dalla privazione, invitando gli attori sociali a costruire, inventare, pensare, progettare un nuovo welfare possibile.
Il Bando “Welfare in azione”, quindi, chiama gli attori sociali allo scoperto su nuovi sentieri. In questa esplorazione ci sono alcuni temi a cui può essere utile prestare attenzione

Vicini, vicini

Per il terzo settore una questione che il Bando sollecita è quella, tutta identitaria, del radicamento territoriale.
Il Bando si concentra sulla capacità degli attori di welfare di leggere i territori da vicino superando analisi standardizzate e schemi preconcetti. L’invito è ad utilizzare le relazioni e la pratica del territorio per riconoscere connessioni e risorse disposte a mettersi in gioco: sono infatti proprio le differenze tra le diverse comunità, differenze nate da intrecci di persone e storie, che ne definiscono le risorse specifiche.
In questa prospettiva, ad esempio, la scuola non può essere considerata genericamente una risorsa: è invece la presenza di una particolare dirigente, di uno specifico gruppo di insegnanti, che può rendere quella scuola la leva efficace per un progetto in una comunità, secondo uno schema di intervento non replicabile automaticamente in un contesto diverso.
Da vicino le risorse si riconoscono meglio perché si possono superare le categorie e valorizzare le specificità. E’ -lo dico paradossalmente- l’invito a dimenticarsi gli standard per cercare le eccezioni, le peculiarità a cui dare un valore riconosciuto e condiviso.
Per il welfare lombardo si tratta di una sfida non banale.  Da molti anni pratichiamo un paradigma di qualità fatto di standard sempre più alti a cui uniformarci: figure professionali, strutture, modalità di lavoro, tempi di cura sono stati definiti da programmi di accreditamento a cui abbiamo aderito, più o meno convinti, cercando di intercettare la domanda tutta individuale espressa da un voucher.
Fondazione Cariplo oggi ci invita a un gioco completamente diverso: aggregare la domanda, costruire risposte particolari, locali, cercando proprio l’eccezione, ciò che si distingue dalla regola e diventa valore nel territorio.
L’esito del Bando sarà anche questo, come forse ha da essere in ogni vera sperimentazione: l’apertura di scenari plurimi, in parte inattesi, sicuramente eterogenei, da cui trarre indicazioni, idee, orientamenti…
La sostenibilità del welfare passa da qui, dice Fondazione Cariplo. E’ una preziosa occasione soprattutto per il terzo settore: se è vero che la vicinanza al territorio è il nostro tratto identitario, in questa cornice dobbiamo produrre valore. E’ un’occasione che non possiamo mancare.

Lo facciamo per passione?

Una seconda questione riguarda l’apporto di risorse private: dalle donazioni al secondo welfare. Nel Bando, ma soprattutto nella presentazione pubblica dello stesso, si fa riferimento alla necessità di intercettare le risorse messe a disposizione da donatori. Si tratta certo di una disponibilità preziosa, spesso più per il significato di investimento sociale che ha piuttosto che per il suo reale impatto economico.
A me interessa però segnalare qui un’altra risorsa ‘privata’ che ha un forte valore generativo: i bisogni delle persone e delle organizzazione. Il Bando “Welfare in azione” è anche un’occasione per valorizzare la lezione del mutualismo: la capacità di condividere i bisogni (di casa, lavoro, reddito, relazioni,…) è stata il grande motorie del mutualismo cooperativo ed è ancora alla radice di forme innovative di welfare.
E’ il caso delle molte cooperative sociali anche lombarde che danno lavoro a persone fragili occupandosi di smaltimento dei rifiuti, diffondendo il riuso dei beni, salvaguardando l’ambiente e insieme diminuendo i costi per gli enti locali. O ancora, per fare un altro esempio, è ciò che accade a Pordenone dove la difficoltà degli agriturismi, sottoutilizzati per buona parte dell’anno, è diventata risorsa per offrire alloggi in semi-autonomia a disabili che hanno bisogno di sperimentarsi nella vita indipendente.
L’auspicio allora è che l’innovazione riesca a cogliere opportunità ben più ampie di quelle filantropiche, per includere in un progetto solidale il più ampio pubblico possibile in logiche paritarie di reciproco vantaggio.

Fruttare e non sfruttare

Il tema della generatività sfida anche il rapporto con chi viene tradizionalmente considerato utente del welfare. Sempre più spesso si pone il tema di quale restituzione può dare alla comunità chi (singolo, famiglia, associazione,…) si trova a fruire di servizi e protezioni di welfare.
La dimensione di reciprocità è sicuramente generativa e da molti punti di vista liberatoria: supera lo stigma, spinge nella direzione dell’attivazione, ri-immette risorse nella comunità.
C’è però un’attenzione che dobbiamo avere: generare energie, farle fruttare non vuol dire sfruttare chi viene coinvolto. Coinvolgere persone ed organizzazioni in una collaborazione reciproca deve comunque generare vantaggi condivisi e riconosciuti per tutti. Anche nella ricerca di soluzioni inedite, è importante rispettare la legalità fiscale e del lavoro, accrescere le opportunità senza generare dumping, economie sommerse, illegittimità.

L’imparzialità è ancora una virtù?

Il tema delle relazioni generative è sfidante anche per le amministrazioni locali. Per illustrarlo può bastare un facile esempio: come individuano gli enti locali i partner di questa progettazione? Con un bando di co-progettazione? E’ un rischio che in alcuni casi è stato anche paventato.
Il tema sotteso a questo interrogativo, inquietante, è quello del sistema di regole che governa le partnership con l’ente pubblico.
Fondazione Cariplo ne ha fatto un pilastro di questo Bando: le relazioni sono una risorsa e generano impegni e investimenti, ma anche occasioni e vantaggi. Come si può governare questa rete in modo generativo, inclusivo e non competitivo? Qual è l’architettura di governance che ci aiuta a valorizzare gli interessi in logiche di bene comune e non ad escluderli per il timore di conflitti e strumentalità? Crediamo davvero che la concorrenza, presunto regolatore di un ancor più ipotetico mercato, sia ciò che ci consentirà di costruire il miglior welfare possibile nel nostro territorio?

Oltre il Bando

Se l’obiettivo di questo bando è così ambizioso, allora deve ingaggiare anche chi lo ha emesso. “Welfare in azione” resta ancora impigliato nella cornice dei bisogni e della fragilità, supera le divisione in categorie di bisogni ma lega il welfare al disagio, alla cura. In qualche modo definisce ancora una settorialità.
Possiamo provocatoriamente proporre un auspicio: che “Welfare in azione” sia l’ultimo bando welfare di Fondazione Cariplo. Vorremmo che la coesione ed il benessere sociale fossero obiettivi di chi si occupa di ambiente, arte, cultura, ricerca.
Per concludere, ho un altro auspicio. Nei prossimi mesi arriveranno a Fondazione Carilo le idee più fresche, le proposte più vive e rigeneranti (oltre che generative) del nostro welfare. Chi valuterà le proposte avrà un osservatorio unico e preziosissimo sullo stato di salute del welfare e del terzo settore. Potrà notare tendenze e ricorsività, strategie e modelli, limiti e fatiche. Una restituzione da questo osservatorio sarebbe preziosa per tutti.
A proposito delle strategie per uscire dalla crisi, Einstein affermava che “Non possiamo pretendere che le cose cambino, se continuiamo a fare le stesse cose”. Il Bando, l’accompagnamento che la Fondazione offre, ma anche le riflessioni e le conoscenze che la stessa Fondazione aiuterà a mettere in circolo, saranno un viatico importante per il cambiamento del nostro territorio, dei nostri pensieri, e del welfare che insieme vogliamo costruire.