I grandi anziani e le badanti*
È certamente vero, come Cottarelli afferma, che l’ampiezza nell’incremento della spesa per l’indennità di accompagnamento (da 7,6 miliardi nel 2002 a 13 nel 2012) è tale da farne intuire un utilizzo parzialmente distorto. Bisogna però notare come oggi la non autosufficienza si concentri prevalentemente tra i grandi anziani (con 75 anni e oltre), che sono i principali fruitori dell’indennità. Nell’ultimo decennio il loro numero è aumentato del 29% e questa percentuale rivela l’importanza della variabile demografica nel contribuire al boom dell’accompagnamento.
La misura, poi, costituisce il principale trasferimento pubblico utilizzabile per sostenere il costo delle badanti. La crescita esponenziale della loro presenza, dall’inizio dello scorso decennio, ha rappresentato una causa decisiva della diffusione dell’indennità. Il ricorso alle badanti è stato, a sua volta, spinto dalla scarsità di servizi pubblici per l’assistenza ai non autosufficienti. Lo Stato, dunque, ha risposto all’aumento dei grandi anziani fornendo pochi servizi e assicurando un contributo economico alle famiglie, affinché potessero organizzarsi con il “fai-da-te”, principalmente fondato sulle assistenti straniere.
Una distribuzione squilibrata
Cottarelli segnala, in modo opportuno, una percentuale di anziani che ricevono l’accompagnamento decisamente superiore alla media nazionale in alcune Regioni, perlopiù meridionali. La differenza è in parte dovuta a maggiori tassi di non autosufficienza, fenomeno che risulta sempre più diffuso dove minori sono il livello di sviluppo economico e il grado di istruzione (è il caso del Sud). Inoltre, se è vero che in tutta Italia esistono pochi servizi, nel Mezzogiorno la situazione è molto critica.
Tutto ciò non basta, però, a spiegare la peculiarità del Sud. Un’altra causa risiede nella funzione sostitutiva delle carenti politiche contro la povertà che nel Meridione viene tradizionalmente svolta dalle prestazioni d’invalidità civile. È cosa nota, già nell’84 Ciriaco De Mita la rivendicava apertamente dichiarando che «se al Nord c’è la cassa integrazione, al Sud ci deve essere la pensione d’invalidità». Più recentemente questo compito di sostegno economico delle famiglie deboli sembra essere divenuto prerogativa dell’indennità. Perciò la necessaria revisione dei criteri per riceverla, discussa più avanti, potrebbe essere avviata solo parallelamente all’introduzione di quella misura nazionale contro la povertà (reddito minimo) che esiste in tutti i Paesi europei, tranne Italia e Grecia.
Non autosufficienti o poveri?
Cottarelli ha proposto di legare la possibilità di ricevere l’indennità di accompagnamento non solo al bisogno assistenziale – com’è oggi – ma anche alle condizioni economiche del richiedente, il quale dovrebbe avere il reddito inferiore a una determinata soglia. In tutti i Paesi vicini (Francia, Austria, Germania, Spagna, Inghilterra) esiste una misura simile alla nostra, fornita esclusivamente in base alla necessità di assistenza della persona. Gli interventi per la non autosufficienza, infatti, sono considerati un diritto di cittadinanza, di cui fruire indipendentemente dalle proprie disponibilità finanziarie. Spesso invece è l’importo a essere graduato secondo il bisogno e le condizioni economiche, così da adattarsi alle specificità dell’utente (per esempio, mentre da noi è fisso a 504 euro mensili, in Austria varia da 250 a 1.500). Anche in sanità accedere alle prestazioni è un diritto di tutti i cittadini, mentre, in relazione al reddito e alle patologie, alcuni pagano il ticket e altri ne sono esenti.
Applicare il criterio reddituale per ricevere l’accompagnamento – oggi la principale misura nel settore – significherebbe introdurre il principio che lo Stato garantisce sostegno agli anziani non autosufficienti solo se indigenti. Considerando che gli anziani non autosufficienti costituiscono una fetta tutt’altro che marginale della nostra società, questo cambiamento rappresenterebbe un passaggio di negativa portata storica.
Chi sono i veri invalidi?
La soglia, peraltro, ostacolerebbe ben poco chi fruisce impropriamente dell’indennità. Queste persone appartengono perlopiù a famiglie che si appoggiano alla prestazione in assenza di adeguate politiche contro la povertà. Nella maggior parte dei casi, dunque, il loro reddito si collocherebbe comunque al di sotto di quello stabilito da un’eventuale soglia d’accesso.
A permettere il ricorso improprio all’accompagnamento, in questi anni, non è stata l’assenza di una soglia di reddito, bensì la debolezza dei criteri di accertamento della non autosufficienza, da sempre generici e non standardizzati. Ciò ha lasciato agli operatori nei territori un ampio margine di discrezionalità nel decidere chi può ottenere il beneficio e chi no, consentendo – in alcune realtà – di dilatare l’utenza nel rispetto delle regole formali. Detto altrimenti, il boom dell’indennità si è nutrito di una normativa inadeguata a distinguere il vero dal falso invalido. Da qualche tempo l’Inps è intervenuta parzialmente in materia, ma solo una riforma complessiva dei criteri di accertamento potrà modificare la situazione. Ecco perché insistere con i controlli – come propone Cottarelli – non avrebbe senso. Dal 2009 proseguono questi “piani straordinari di verifica dei requisiti”. Ma se sono i requisiti stessi a non funzionare, si può anche continuare all’infinito a controllarli senza ottenere risultati: bisogna modificarli.
Le opzioni
Cottarelli ha ripreso le proposte che l’ultimo Governo Berlusconi enunciò, nell’ambito di una strategia di diminuzione della responsabilità pubblica nei confronti delle persone fragili, ma ebbe il tempo solo di iniziare ad attuare (con i controlli straordinari sull’invalidità). L’alternativa è la riforma dell’indennità in base alle linee condivise dalla maggioranza degli esperti, mirate a rafforzare lo strumento e evitarne l’utilizzo da parte chi non ne ha bisogno. In sintesi: rivedere i criteri di accertamento della non autosufficienza, graduare l’importo, legarne la fruizione a servizi di informazione e consulenza, fare in modo che possa essere utilizzato per impiegare solo badanti regolari e qualificate.
*articolo pubblicato su IlSole24Ore