Quale era la programmazione finanziaria del piano di zona per il triennio 2012-2014 e quali sono stati gli interventi /servizi sacrificati a fronte della riduzione delle risorse riscontrata ad avvio della programmazione?

Data la situazione finanziaria del 2012  – caratterizzata dal FNPS ridotto del 50% rispetto all’anno precedente, l’azzeramento del Fondo Non Autosufficienza e anche il Fondo Sociale Regionale utilizzabile per la programmazione solo al 60%[1] abbiamo proceduto ad una programmazione triennale molto cauta, considerando  azzerati i fondi trasferiti dallo Stato e chiedendo ai Comuni lo sforzo di incrementare la quota di solidarietà (si veda articolo precedente).
Poi di fatto la realtà è stata migliore del previsto e per gli anni 2013 e 2014 abbiamo potuto contare su risorse superiori a quelle dichiarate nel bilancio preventivo:

  • il Fondo Sociale Regionale è tornato ad essere programmabile interamente
  • sono arrivate sul territorio le risorse del Fondo Intesa Famiglia
  • e nel 2014 possiamo contare su una ripresa del FNPS e del FNA

Il vero anno difficile è stato il 2012, che abbiamo potuto reggere grazie ai consistenti accantonamenti  delle quote di solidarietà 2011 – pari a 330 mila euro – che ci hanno consentito la tenuta dei servizi/interventi.
Nel 2013 abbiamo comunque dovuto incrementare tale quota del 12,5%, chiedendo ai Comuni uno sforzo per  sostenere le politiche e i servizi d’ambito, ma nel 2014, grazie alle risorse nominate,  abbiamo potuto rientrare e anzi ridurre tale impegno del 22,5%.
La flessione subita nel 2012 è andata sacrificare due misure:

  • i titoli sociali per anziani e disabili (anche se per i disabili la Regione ha sperimentato l’erogazione di voucher agli utenti del SADH, CSE/SFA e Comunità Alloggio, voucher di cui hanno beneficiato in parte anche i Comuni in base alla compartecipazione della spesa;
  • contributi per le unità d’offerta sociali derivanti da FSR (cag, crd, comunità minori).

Queste sono misure che, anche con il ripristino dei fondi negli anni successivi, hanno subito modifiche rilevanti. I titoli non sono più stati ripristinati (ad eccezione del buono sociale per l’affido familiare dei minori), mentre i contributi alle U.O. sociali, pur ripristinati, hanno visto congiuntamente un aumento delle rette a carico dei Comuni e delle famiglie per i centri diurni disabili, così da ridurre l’onere sulla quota di solidarietà per tali servizi.
In sostanza però, rispetto alla previsione fatta ad inizio 2012, l’intervento dei Comuni ha consentito  la tenuta su servizi essenziali e non si sono avute ripercussioni di rilievo.
Inoltre, tornando al budget triennale,  considerando le risorse “inattese” che sono arrivate, il quantuum trasferito dai livelli centrali (nazionali e regionali) è aumentato del 67%, mentre quello riferito ai Comuni è diminuito del 19%.

 

2011

2012 previsione

2013 previsione

2014 previsione

 

2012 consuntivo

2013 consuntivo

2014 previsione

FNPS

540.145

240.704

0

0

240.704

0

506.686

FSR

746.039

453.792

453.792

453.792

425.705

744.983

744.983

FNA

627.706

–

–

–

0

0

304.864

Intesa Famiglie

5.277

–

–

–

0

     107.278

80.578

Piano nidi

40.268

222.636

199.816

–

182.763

154.546

86.704

1.959.435

917.132

653.608

453.792

849.172

1.006.807

1.723.815

Fondo di solidarietà

892.646

1.048.375

1.048.375

1.048.375

1.378.515

1.326.759

919.431

2.852.081

1.965.507

1.701.983

1.502.167

2.227.687

2.333.566

2.643.246

 

Come si sta scegliendo di utilizzare queste risorse aggiuntive?

Per quanto riguarda il FNPS, la scelta è andata per il 70% a sostenere servizi  sovra comunali già in essere, prevedendo un loro consolidamento e incrementando gli interventi preventivi distrettuali sull’area minori.
I servizi/interventi finanziati con il FNPS sono:  il  servizio affidi provinciale; gli interventi sociali sulla salute mentale; la telefonia sociale Auser;  il CeAD; il servizio provinciale per l’inserimento lavorativo per fasce deboli; la rete provinciale  antiviolenza donne; i progetti distrettuali Cantieri minori e intercultura riferito a minori stranieri; l’osservatorio provinciale politiche sociali, la formazione e l’organizzazione di Manifesta – evento sul welfare locale; le comunità leggere per minori in situazione di disagio a livello distrettuale.
Il restante 30% è andato a sostenere nuove progettualità

a)      sia in riferimento al potenziamento strutturale della programmazione d’ambito

  • incremento ore dell’Ufficio di Piano,
  • incremento ore dell’Ufficio Cpe-Accreditamento,
  • sperimentazione cartella sociale informatizzata;

b)      che al sostegno di nuove tematiche e politiche emergenti

  • la promozione dell’housing sociale e misure di contrasto alla povertà delle famiglie,
  • lo sviluppo di percorsi di autonomia e di responsabilità rivolte ai giovani.

Una  novità di rilievo è stata poi la costituzione a livello provinciale di un fondo welfare di comunità denominato “Fondo comunitario territoriale a sostegno delle persone a basso reddito nell’accesso ai servizi e per integrazione delle rette”.
Parte delle risorse del FNPS cioè sono state investite in un fondo a cui partecipano i tre ambiti, l’Asl,  la Fondazione di Comunità della provincia di Lecco e  un’altra Fondazione . Fondo che complessivamente dovrebbe raggiungere il milione e mezzo di euro e che dal secondo anno dovrebbe generare interessi utilizzabili per il welfare locale.
La provincia di Lecco vede la sua peculiarità nell’aver costruito nel tempo una programmazione congiunta a livello sovra ambito, che ha generato servizi e progettualità comuni a livello provinciale.
Nel triennio i Comuni stanno continuando a sostenere questa programmazione comune, continuando a finanziare servizi presenti in tutti e tre gli ambiti, attraverso una quota di solidarietà aggiuntiva dei 90 Comuni pari a € 2,60 pro-capite: nell’area formazione (Centro di Formazione Professionale Polivalente), nell’area disabili (CSE, SFA) e nell’area adulti (accoglienza e immigrazione).

Come sta avvenendo la programmazione ?

Si è dato corso a quanto prevedeva il Piano di Zona del meratese e il suo assetto di governance. Disponiamo di Ufficio di Piano allargato al terzo settore, al coordinamento degli assistenti sociali dei Comuni, all’Asl e all’Azienda con l’Ufficio bandi e progetti.  Sono stati inoltre attivati gruppi di progetto che in questo ultimo periodo hanno  approfondito temi  – es. povertà famiglie, segretariato sociale, politiche giovanili e housing – che di fatto hanno poi orientato gli indirizzi programmatori di quel 30% del FNPS che ho nominato prima.
Alcune delle nuove progettualità su cui si è deciso di investire sono state assunte dall’Ufficio bandi e progetti dell’Azienda, in alcuni casi aprendo ad una programmazione forte insieme al terzo settore. Ad esempio sul tema housing per la prima volta abbiamo fatto un avviso per la gestione questa politica. Selezioneremo un soggetto del terzo settore che in partnership con noi per i prossimi sedici mesi progetti concretamente interventi e partecipi al Bando  tematico della F. Cariplo.

Come giudica la situazione complessiva del finanziamento alla programmazione zonale? Quali elementi di opportunità ha portato questo nuova disponibilità di risorse e quali difficoltà/ostacoli sta generando?

La riduzione delle risorse vissuta nel 2012 e la generale incertezza a cui siamo sottoposti ha certamente attivato un processo di ripensamento importante su alcuni settori, che ha generato variazioni considerevoli nell’allocazione complessiva della spesa per il welfare.
Porto l’esempio più significativo, quello riferito all’area tutela minori, sulla quale la situazione di grande incertezza sul finanziamento pubblico ha portato a riaprire la riflessione, anche attraverso un gruppo di lavoro che ha approfondito aspetti riferiti alla segnalazione, alla costruzione  dell’intervento fino anche ai costi dei servizi.
Questo lavoro ha generato alcuni cambiamenti di orientamento delle politiche di tutela, in particolare un maggiore investimento sull’affido (testimoniato dall’incremento delle risorse del buono sociale affido in costante crescita), un potenziamento degli interventi preliminari alla collocazione in comunità (es. investimento specifico in interventi di comunità leggera[2]) e un lavoro integrato tra servizi tutela e servizi territoriali sui progetti di tutela. Questo investimento plurimo ha di fatto generato cambiamenti significativi nell’allocazione delle risorse. Nel 2013 si è registrata una minore spesa sui collocamenti in comunità  e in generale un decremento dell’area minori e famiglia che da un’incidenza del  40% sul budget complessivo passa al 34%, a favore ad esempio delle misure per la disabilità, che invece passano dal 38 a quasi il 41%.
Ora la stessa logica (di ripensamento complessivo delle misure e di maggior connessione) si cerca di adottarla sul tema non autosufficienza, cogliendo l’occasione della dgr 740 e degli indirizzi in tema di integrazione sociosanitaria che la delibera pone.
Se questi sono aspetti di fatto positivi, permangono comunque le criticità derivanti dalla mancanza di certezza e continuità delle risorse. Tra tutti quello che mi preme sottolineare è la difficoltà che questo genera rispetto alle scelte politiche. Gli amministratori in una situazione come questa sono sempre più portati a scegliere la messa in sicurezza del sistema, puntando su servizi e interventi già esistenti, mentre lo sono molto meno ad investire su nuove progettualità. Non sapendo come considerare le risorse, cioè, spesso preferiscono non azzardare.

 


[1] Si ricorda che nel 2012 la Regione per la prima volta ha vincolato l’utilizzo del FSR al sostegno della disabilità, mediante l’erogazione di voucher per l’acquisto di prestazioni e servizi.
[2] Un servizio esteso rispetto al centro diurno, che accoglie minori con provvedimento dell’Autorità giudiziaria per l’intera giornata – fino alle ore serali – promuovendo un lavoro specifico con la famiglia d’origine.