Il quadro di riferimento

E’ stata varata in soli quattro mesi e in queste settimane si stanno susseguendo a passo di carica i provvedimenti attuativi che consentiranno la sua piena applicazione. Si tratta della legge regionale lombarda n. 8 dello scorso 21 ottobre: “Norme per la prevenzione e il trattamento del gioco d’azzardo patologico”. Approvata all’unanimità, il provvedimento è il frutto di un movimento diffuso e assai variegato di allarme e mobilitazione nei confronti di questo fenomeno che ha assunto dimensioni notevoli.
La Lombardia, infatti, è la regione italiana che spende di più per il gioco;  l’importo medio annuo giocato pro capite  è di 1.700 euro, la media più alta è in provincia di Pavia dove – record nazionale – quasi l’8% del Pil è consumato nel gioco. Solo a Milano c’è una slot machine ogni 160 abitanti e un fatturato di oltre due miliardi di euro (quasi ottanta a livello nazionale).
Il gioco d’azzardo è un’attività ludica che ha tre caratteristiche fondamentali: si gioca per ottenere un premio, per giocare si deve rischiare una somma di denaro (o beni equivalenti), la vincita dipende più dal caso che dalla bravura del giocatore.
Ma tre sono anche i segnali d’allarme circa il fatto che il gioco d’azzardo – pur legale, dalle video lottery al gratta e vinci – si trasforma in patologia: avverto il bisogno di giocare di più per ottenere lo stesso livello d’eccitazione, se tento di smettere sorgono nervosismo, ansia e tremori e, infine, comincio a perdere il controllo, cioè penso di poter smettere, ma non ci riesco.
L’allarme sociale è stato alimentato dalla consapevolezza che le patologie compulsive legate al gioco d’azzardo toccano in particolare le fasce sociali più deboli, le persone a basso reddito, anziani e casalinghe, mentre sta  crescendo il livello di attenzione per le nuove generazioni.

Una legge ad ampio spettro

L’obiettivo principale della legge, in linea con le altre normative regionali, è la dissuasione e il contrasto al fenomeno, ben sintetizzato da una delle dichiarazioni del Presidente Maroni: “Noi non demonizziamo il business del gioco, ma c’è una componente sociale  di cui dobbiamo farci carico, per evitare che questa passione degeneri e possa avere un impatto sociale negativo e rovinare intere famiglie, come purtroppo sta avvenendo. C’è un limite oltre il quale non si può andare, un limite oltre il quale un’attività lecita diventa un’attività che rovina le famiglie e noi questo limite abbiamo voluto marcarlo con questa legge.”
In realtà la normativa intende mettere in campo e coordinare un ampio spettro di azioni: la prevenzione e il contrasto di forme di dipendenza dal gioco d’azzardo lecito, ma anche il trattamento e il recupero delle persone che ne sono affette e il supporto alle loro famiglie. Allarga il suo perimetro fino a declinare “misure volte a contenere l’impatto negativo delle attività connesse alla pratica del gioco d’azzardo lecito sulla sicurezza urbana, sulla viabilità, sull’inquinamento acustico e sul governo del territorio”.

Locali e gestori

Un primo insieme di norme riguarda gli esercenti di locali pubblici, siano essi sale giochi o bar o circoli nei quali sono installate slot. La legge ha previsto il diniego all’autorizzazione di nuove sale giochi o all’installazione di nuove slot machine a una distanza inferiore a 500 metri da luoghi sensibili come scuole, chiese e moschee, impianti sportivi, strutture residenziali o semi residenziali di ambito socio sanitario come le case di riposo, centri giovanili e oratori. I sindaci avranno il potere di individuare altri luoghi sensibili o di adottare forme per premiare chi rinuncerà alle macchinette.
La legge ribadisce inoltre il divieto di fare pubblicità, già previsto dalla legge nazionale 189 del 2012,  all’apertura di nuovi locali per il gioco d’azzardo.
In capo agli esercenti vengono previsti altri obblighi, come quello di frequentare appositi corsi di formazione organizzati dalle Asl e dalle reti territoriali dei soggetti impegnati nelle campagne “no slot” o quello di mettere in evidenza nei propri locali materiali informativi sulle ludopatie, strumenti auto valutativi e numeri utili in caso si problemi.
Al contrario, per i gestori che decidessero di rinunciare alla strumentazione per il gioco sarà dedicato un apposito marchio “no slot” appositamente creato dalla Regione; una sorta di bollino di qualità per certificare gli esercizi slot-free. Gli esercenti che provvederanno volontariamente alla completa disinstallazione degli apparecchi da gioco avranno uno sconto sull’Irap dello 0,92 per cento per quattro anni a decorrere dal 2014. Al contrario, gli esercizi che continueranno ad ospitare le macchinette pagheranno più tasse: lo 0,92 per cento dell’Irap per lo stesso periodo.
Infine la Regione, nella concessione di finanziamenti, benefici e vantaggi economici comunque denominati, considererà titolo di preferenza l’assenza di apparecchi da gioco d’azzardo lecito all’interno degli esercizi autorizzati alla pratica del gioco.
Chi non rispetterà le distanze previste dalla nuova legge sarà punito con una sanzione amministrativa da 5mila a 15mila euro. Chi violerà il divieto di fare pubblicità all’apertura di nuovi locali per il gioco d’azzardo incorrerà in una sanzione da mille a 5mila euro. Stessa sanzione per gli esercenti che non parteciperanno ai corsi di formazione previsti dalle nuove norme.

Prevenire e curare

La legge definisce poi due strumenti fondamentali d’intervento: da un lato una insieme di attività che vanno dall’informazione e sensibilizzazione, alla formazione ed educazione. Sono attività coordinate dalle Asl, in raccordo a una larga rete di soggetti, tra i quali spiccano le realtà del terzo settore. La legge non entra del dettaglio dei contenuti informativi e degli obiettivi formativi.
Sull’altro versante declina le attività di cura e riabilitazione, affidate in toto ai  dipartimenti per le dipendenze e ai servizi multidisciplinari integrati accreditati, in raccordo con i consultori familiari accreditati. Alla rete dei servizi sociosanitari, in una dimensione strettamente ambulatoriale, restano in capo infatti tutte le funzioni di accoglienza, valutazione diagnostica, presa in carico e cura, reinserimento sociale e sostegno ai familiari. La legge specifica che tali prestazioni saranno erogate “anche in collaborazione con le associazioni che si occupano di gioco d’azzardo”, ma vedremo in un prossimo articolo come questo snodo non sia di facile attuazione e abbia già generando problemi e recriminazioni da parte delle comunità terapeutiche.

Le competenze dei soggetti e i fondi

Infine va sottolineato che una buona parte della normativa è dedicata a tracciare le competenze dei tre principali attori coinvolti: Regione, Comuni, Asl. Il disegno istituzionale della legge è preciso e finalizzato a costruire una rete territoriale diffusa e visibile. Molto definiti sono anche i processi attraverso cui arrivare a mettere in pratica le norme e raggiungere gli obiettivi definiti: tempi, modalità, scadenze. Di rilievo la clausola valutativa prevista all’articolo 11, che vincola la Giunta regionale ad elaborare una relazione annuale, in grado di rispondere “in maniera documentata” ai seguenti items: attività in-formative e soggetti coinvolti, quantità e qualità dell’offerta dei servizi di cura a giocatori patologici e famigliari, quantità di finanziamenti e distribuzione territoriale, grado di diffusione del marchio non slot, modifiche alla diffusione territoriale delle sale gioco e degli apparecchi, principali criticità incontrate e contromisure da adottare.
Come si può vedere, si tratta di una discreta strumentazione valutativa, soprattutto se consideriamo il fatto di essere definita all’interno di uno strumento normativo e non regolamentativo.
Infine le risorse: un milione di euro per tutti gli interventi di natura sociosanitaria, più un altro milione previsto per le attività di prevenzione e attualmente già esaurito nel corso delle attività sperimentali delle unità d’offerta innovative in ambito sociosanitario (dgr 3239/2012).