Quale era la programmazione finanziaria del piano di zona per il triennio 2012-2014 e quali sono stati gli interventi /servizi sacrificati a fronte della riduzione delle risorse riscontrata ad avvio della programmazione?
La programmazione zonale 2012/15 era stata formulata secondo una visione di “budget unico” ovvero che ricomprendeva le risorse economiche che confluivano nel sistema sociale territoriale, da tutte le fonti di finanziamento, includendo quindi i fondi di derivazione nazionale e regionale, le risorse dei comuni, le quote a carico dell’utenza, il fund raising, etc.. Il processo di contrazione delle risorse derivanti da FNPS e FNA, aveva subito un picco negativo nel 2012, al quale l’ambito territoriale aveva risposto orientandosi verso progressive razionalizzazioni dei servizi, coerenti con la contrazione delle risorse, posizionandosi strategicamente verso una sostenibilità di medio periodo del cuore del sistema di servizi.
La programmazione economica del piano di zona era già partita a risorse limitate, considerando un azzeramento di FNPS e FNA a partire dall’anno 2013 e per gli anni a venire. In questo scenario i comuni avevano messo in campo un considerevole sforzo per mantenere in funzione alcuni servizi in precedenza finanziati con FNPS, caricandosene interamente gli oneri: servizio spazio neutro, sportello stranieri, interventi a favore delle estreme povertà, interventi di mediazione culturale nelle scuole (L. 40).
Come avevamo messo in luce in un precedente articolo, la contrazione dei fondi trasferiti dal livello centrale avevano gravato prevalentemente su:
- l’area anziani, con la sospensione progressiva dell’assegno di cura e dell’assegno per la regolarizzazione delle badanti, la riduzione dei voucher sad e la sospensione delle attività dello sportello badanti, già a partire dall’anno 2012;
- i progetti riferiti alle leggi di settore, L.285 e L.45 con i progetti di prevenzione nell’area giovani;
- l’area disabili, con riferimento ai progetti L.162, che nel 2012, erano stati finanziati grazie ad uno sforzo dei Comuni, per i quali invece nel 2013 si è dovuto sospendere il bando.
L’andamento dei fondi assegnati all’ambito è riportata nella tabella qui di seguito, che evidenzia la crescita costante della spesa dei comuni a fronte della riduzione delle fonti di derivazione nazionale.

Quale è la situazione finanziaria attuale? Come hanno inciso le maggiori disponibilità derivanti dal FNA e FNPS?
Come detto le risorse non erano inserite nella programmazione finanziaria precedente pertanto hanno costituito a tutti gli effetti una quota aggiuntiva che ha consentito di riavviare dei ragionamenti intorno agli obiettivi del piano di zona 2012, per i quali non erano state previste risorse finanziarie.
Le risorse trasferite, che consideriamo ricadere sulla programmazione 2014, in particolare ammontano a:
- € 429.866,00 sul Fondo Non Autosufficienza;
- € 721.019,00 sul Fondo Nazionale Politiche Sociali.
La scelta compiuta al culmine della crisi dei trasferimenti, tra 2012 e 2013, di riposizionare il dimensionamento dei servizi principalmente sulle disponibilità dei comuni, dei fondi regionali e provinciali (FSR, famiglia) e sulle progettualità specifiche (fund raising su affidi, housing sociale, tempo libero disabili …) senza “far conto” sui trasferimenti nazionali consente oggi -a fronte di risorse aggiuntive e non già allocate – di rilanciare un pensiero progettuale intorno ai servizi, alimentato da risorse “fresche”, e può dunque orientarsi alle priorità e obiettivi che (pur individuati nel pdz come direzioni da seguire) non avevano trovato una copertura finanziaria.
Le maggiori disponibilità hanno costituito quindi una leva importante per “rivitalizzare” un sistema che portava in se ormai degli elementi depressivi (sia in ambito pubblico che all’interno del terzo settore) causati dal fatto che gli ultimi due anni avevano dato la sensazione di procedere ad una “liquidazione” del sistema dei servizi locali impostato a partire dalla L. 328 sottraendo importanti risposte ai bisogni delle comunità locali; di più, lasciando poco spazio a pensieri progettuali e sguardi lunghi, in un momento di grandi cambiamenti rispetto alla mappa concettuale dei problemi sociali e di emersione vulnerabilità diffuse che stanno affiorando tanto a livello nazionale che locale.
Con le nuove disponibilità finanziarie, non è quindi stata fatta la scelta di coprire costi di servizi già attivi, bensì è stata colta l’occasione per il rilancio di un momento progettuale, che si inserisce a tutti gli effetti nel percorso programmatorio che darà luogo alla definizione dei nuovi piani di zona per l’anno 2015.
Come si sta conducendo il processo di allocazione di queste risorse?
Si è ritenuto di avviare un processo partecipato che, a partire dal tavolo delle politiche sociali e da Sercop, ha considerato questo passaggio come un’ occasione, un volano per rilanciare la programmazione e riaprire una fase di condivisione progettuale con il terzo settore. Il coinvolgimento è avvenuto attraverso un’analisi e ricontestualizzazione, a distanza di due anni dalla loro formulazione, degli obiettivi del piano di zona e verso un’individuazione degli assi che meritavano maggiore attenzione. Si è ritenuto importante utilizzare l’occasione costituita dall’immissione di risorse, aggiuntive e non allocate, per rilanciare pensieri progettuali a tutto tondo con tutti gli attori del sistema locale dei servizi.
Questo avviene in una cornice nella quale la programmazione zonale e la definizione dei piani di zona non rappresentano un momento statico che culmina con la definizione di un documento triennale, bensì un processo permanente e incrementale (euristico direi), un luogo di relazione e costruzione di obiettivi condivisi che si alimenta delle evoluzioni e cambiamenti che si producono nella realtà (come la disponibilità di nuove risorse, la percezione di evoluzioni nei problemi sociali e bisogni).
Il momento di confronto ha condotto alla evidenziazione di alcuni temi, coerenti con quanto indicato dal livello politico, centrati sulle seguenti aree di attenzione:
- l’area del lavoro, in particolare quello giovanile;
- l’area della disabilità, nella logica di miglioramento e sviluppo di quanto esiste (in particolare la connessione tra i diversi servizi e l’attenzione all’area del tempo libero delle persone con disabilità, già sviluppata a livello aziendale);
- le vulnerabilità familiari connesse alla crisi che mettono in discussione i tradizionali sistemi di risposta e chiedono convergenze e connessioni tra diversi attori;
- le connessioni tra gli attori rafforzando la trasversalità degli interventi per superare le residue frammentazioni e rinforzare il tessuto della rete territoriale.
Come detto non immaginiamo che questo sia un processo funzionale ad allocare nell’immediato le nuove risorse, quanto piuttosto a tenere vivo il ragionamento programmatorio, anche in vista del nuovo piano di zona.
Come si sta orientando l’impiego delle risorse aggiuntive?
Il processo descritto ha condotto alla seguente allocazione del Fondo nazionale per le politiche sociali:
- La quota più consistente, pari a circa 220.000 euro andrà a insistere sul tema lavoro, rispetto al quale era stato inserito un obiettivo innovativo nel pdz 2012 che non aveva però trovato fonti di finanziamento d’ambito e aveva dato luogo allo sviluppo di azioni finanziate dai singoli comuni (Rho, Pero). Non si fa riferimento al lavoro per le categorie protette ex L .68 o 381 bensì a tutta quella fascia di persone (giovani e ultra quarantenni espulsi dal mercato) che vivono una condizione di vulnerabilità e di difficoltà socio economica in relazione alle criticità del mercato del lavoro.
- Una quota è stata allocata, anche in una logica di conciliazione, sull’accreditamento dei nidi privati al fine di consentire alla famiglie già inserite di concludere il ciclo al nido alle tariffe “comunali”.
- Parte delle risorse è destinata alla costruzione di un nuovo strumento, “voucher famiglia”, a disposizione dei servizi sociali territoriali per l’acquisto di prestazioni finalizzate all’accompagnamento di famiglie nella funzione educativa con prestazioni psico-pedagogiche.
- In relazione alla forte centratura del pdz sull’area disabilità viene finanziato il potenziamento di un progetto (fino ad ora sostenuto con fund raising) finalizzato ad accompagnare e favorire l’utilizzo del tempo libero da parte delle persone disabili; vengono destinati circa 50.000 euro per incrementare gli interventi e sostenere la rete informale che si è attivata intorno al progetto.
- Vengono orientati circa 40.000 ad una proposta emersa in modo unitario da diversi soggetti del terzo settore, che riprende un obiettivo trasversale, che permeava tutto il pdz 2012, centrato sulla creazione e costruzione di connessioni tra gli attori del sistema di welfare locale; si tratta quindi di un’azione di sistema quindi tendente a rinforzare la direzione già assunta dai comuni del rhodense verso un processo di ricomposizione del sistema di welfare locale.
- Infine una parte di risorse pari a circa 200.000 euro andrà a coprire gli oneri di servizi storicamente finanziati con FNPS e in seguito sostenuti dai comuni per tamponare la riduzione delle risorse: sportello stranieri, servizio spazio neutro, interventi di integrazione scolastica a favore di alunni stranieri, progetto destinato alle estreme povertà.
Rispetto all’allocazione del FNA si è scelto è di rimettere in campo tutte le misure che avevano maggiormente sofferto della riduzione dei finanziamenti secondo le disposizioni della dgr 740/13.
Pertanto il Fondo sarà destinato a:
- ripristinare l’assegno di cura a favore di anziani a disabili sospeso partire dal 2011 per una quota pari a oltre 200.000 euro;
- ripristinare i progetti per la vita indipendente – ex l.162 che, come detto, per il 2013 avevano subito una sospensione in relazione alla carenza di risorse con uno stanziamento di circa 160.000 euro;
- mantenere una quota residuale per il potenziamento del SAD.