Parlare di misure per la conciliazione in Lombardia in questo triennio ha significato parlare di tre elementi: dote conciliazione (per le persone e per le imprese), reti territoriali e welfare aziendale.
Oggi il nuovo programma attuativo, approvato con la convenzione sottoscritta il 16 luglio 2013 con la Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento Pari Opportunità, sembra portare alcuni sostanziali cambiamenti a quanto realizzato dal precedente esecutivo regionale.
La Giunta precedente, infatti, aveva già approvato un precedente programma attuativo a valere sull’Intesa 2012, che di fatto dava continuità a quanto realizzato in recepimento dell’Intesa 2010, riproponendo come misure di punta tanto la dote conciliazione quanto lo sviluppo delle reti territoriali (in merito si veda un articolo di analisi delle scelte regionali in materia di conciliazione).
Oggi, con la DGR X/1081 del 12 dicembre 2013, vengono approvati il nuovo programma attuativo e le Linee Guida per la valorizzazione delle politiche territoriali, aprendo il nuovo piano di azioni e misure nell’ambito della conciliazione tra vita e lavoro.

I principali cambiamenti

La misura dotale

Il nuovo programma attuativo prevede 8 azioni distribuite su 4 linee prioritarie di azione, linee che restano le medesime rispetto alla precedente versione del dicembre 2012.
Tuttavia è evidente una grande assenza rispetto a quanto abbiamo conosciuto nel passato triennio: la dote conciliazione non è più richiamata come misura di punta del sistema  e non vengono assegnate ulteriori risorse al suo proseguimento, rimanendo valide quelle stanziate in precedenza (DGR 4221/2012).
Se la versione precedente del programma attuativo stanziava risorse ad hoc, finalizzate a incrementare questa misura, ad oggi le scelte regionali sembrano andare dunque in un’altra direzione, con un mantenimento della dote servizi alla persona  all’interno delle misure di welfare aziendale già previste e senza risorse aggiuntive, abbandonando di fatto la dote servizi all’impresa e la riserva della dote conciliazione a favore di neo madri dipendenti o imprenditrici di imprese start up.
In un precedente articolo, già al momento dell’estensione della dote servizi alla persona a tutto il territorio regionale, avevamo espresso alcuni dubbi  non tanto in merito al suo utilizzo che – dopo un avvio a rilento – aveva avuto un buon raggiungimento dei risultati attesi, quanto alla sua reale efficacia come strumento per favorire realmente una maggiore conciliazione tra vita e lavoro. Oggi ci chiediamo se la scelta di non integrare quanto già stanziato con nuove risorse, dedicando di fatto tutte le risorse derivanti dall’Intesa (complessivamente 2.122.500 euro) ad altre azioni, possa significare in qualche modo un cambio di sguardo e di attenzione da parte regionale.

Le reti territoriali per la conciliazione

La misura che, invece, viene consolidata e rilanciata in modo massiccio, sia nel Programma attuativo, sia attraverso la pubblicazione delle nuove Linee Guida, è quella relativa allo sviluppo delle reti territoriali per la conciliazione, già presenti e attive su tutto il territorio regionale, per la quale vengono stanziati complessivamente 3.639.500 euro, quasi completamente dedicati alla realizzazione dei Piani territoriali che saranno proposti dalle reti.
I principali cambiamenti che si evincono dalle linee guida, rispetto a quanto avvenuto fin’ora sono:

Sul fronte delle risorse

–  Uno stanziamento di risorse che sembra evidenziare un movimento interessante rispetto al precedente triennio, in cui le risorse erano per la maggior parte vincolate a specifiche modalità di utilizzo (in particolare le doti), verso una maggiore delega ai territori per la programmazione delle stesse in un’ottica di coerenza e rispondenza con i bisogni e le caratteristiche del contesto locale.

–  Il riparto delle risorse, che prevede due ordini di novità:

  • La quantità di risorse assegnate ai diversi territori è definita sulla base del “bisogno di conciliazione” stimato attraverso una serie di indicatori ponderati (popolazione femminile in età fertile, popolazione 0-6 anni, forza lavoro femminile, numerosità delle piccole e medie imprese, popolazione anziana >75 anni). Questa scelta sembra quindi dare rilevanza alle differenze e peculiarità che caratterizzano i diversi territori all’interno della Regione, con un abbandono della logica della quota capitaria.
  • Le risorse sono assegnate per una quota fissa e per una quota variabile (20%) come premialità rispetto al raggiungimento dei risultati previsti da parte delle reti (si veda in merito agli indicatori di risultato l’allegato C del provvedimento). Si tratta di un dato interessante rispetto all’attuazione futura di un accurato processo valutativo che, se realizzato, porterebbe a ricadute sostanziali.

–   La previsione di una quota, seppure limitata, di risorse (300.000 per tutta la Regione, in quote uguali per tutti i territori paria 20.000 euro) da dedicare alla realizzazione di azioni formative e di accompagnamento alle reti.

Sul fronte della governance delle reti

  • La  struttura di governance richiesta alle reti  diviene più complessa: si inserisce un livello ulteriore, le alleanze locali di conciliazione, nell’ottica di favorire un coinvolgimento maggiore dei soggetti del territorio  e l’instaurarsi di “sotto- reti” di dimensioni più ridotte, e dunque forse più efficaci. Inoltre, si introduce la presenza in ogni rete di un comitato di valutazione locale con il compito di valutare e monitorare  la  coerenza e l’adeguatezza delle azioni progettuali in rispondenza ai bisogni del contesto locale.
    Le Linee Guida richiamano in più parti la necessità di una maggiore integrazione  e armonizzazione delle azioni promosse dalle reti con la programmazione territoriale e di un maggiore coinvolgimento dei Piani di Zona. La sperimentazione del triennio precedente aveva, in effetti, evidenziato un rischio di scollamento tra le misure di conciliazione e la programmazione locale, dettato da una parte dall’estensione territoriale sovra-ambito delle reti e dall’altra dall’assegnazione del ruolo di capofila assegnato alle Asl. Oggi le alleanze locali costituiscono un nuovo livello di governance, all’interno del quale gli Uffici di Piano dovranno, come da Linee Guida, “rappresentare un elemento fondamentale di trasversalità e integrazione”.
  • Per la realizzazione delle azioni progettuali si spingono le reti ad operare sì in considerazione del contesto locale, ma anche ad agire sulla dimensione sovralocale , provinciale e interprovinciale ma anche macroregionale con regioni limitrofe.

Un nuovo modo di programmare?

Complessivamente la modalità progammatoria che si evince da queste Delibera, e in particolare dalle Linee Guida , sembra evidenziare un interessante cambio di passo rispetto al passato:

  • la definizione delle nuove linee guida sembra derivare da un attento lavoro di monitoraggio dello stato di avanzamento dei progetti già precedentemente finanziati e dall’analisi di punti di forza e di debolezza relativi alla fase di sperimentazione delle reti, con un interessante approccio di acquisizione degli apprendimenti e di ricerca di innovazione.
  • Su diversi fronti sembra acquistare importanza la dimensione valutativa rispetto alle azioni e ai progetti implementati, sia attraverso la richiesta di un attento processo valutativo interno alle reti, sia rispetto alla scelta di vincolare una parte delle risorse al raggiungimento di obiettivi prefissati misurabili.
  • La dimensione territoriale e locale acquisisce fondamentale rilevanza, sia nella lettura delle diverse caratteristiche dei contesti locali, che definisce uno stanziamento differenziato delle risorse, sia nella programmazione dell’utilizzo delle stesse, meno vincolate rispetto al passato in un’ottica di definizione territoriale di priorità e progettualità.
  • Si ricerca la connessione sempre più stretta delle misure di conciliazione con la programmazione locale, come elemento fondamentale per dare coerenza e sostenibilità agli interventi.