La Regione Lombardia, in ritardo di anni, dopo la recente sperimentazione sembra abbia deciso di abbandonare il sistema SOSIA nelle RSA e introdurre l’utilizzo della scala VAOR. Come giudica questo passaggio?

Nel complesso giudico il passaggio in modo positivo, nel senso che si passa ad una scala di valutazione di valore internazionale che è stata largamente comprovata nella sua utilità e nella sua funzione. Restano due dubbi: il primo è che nonostante noi spingessimo per l’adozione del sistema VAOR già dieci anni fa, si è comunque scelto di utilizzare e diffondere la scala SOSIA che poi ha dimostrato tutti i suoi limiti. Invece si sarebbe potuti passare a questa nuova modalità senza passare per il SOSIA, evitando di perdere tanti anni.
Il secondo dubbio riguarda la preoccupazione di questo continuo cambiamento in un momento di difficoltà organizzativa ed economica delle RSA: il cambiamento è positivo, anzi sono estremamente favorevole, ma spero che nelle procedure di adozione delle nuove modalità si tenga conto di un adeguamento fatto in tempi non troppo rapidi, così da evitare un carico eccessivo dal punto di vista organizzativo ed economico sulle RSA, carico che in questo momento alcune, anzi molte, RSA potrebbero non sopportare.

Quali sono i principali punti di debolezza della VAOR emersi nel corso della sperimentazione?

La scala VAOR non ha punti di debolezza sostanziali. E’ valida perché è davvero multidimensionale, quindi tiene presente le diverse componenti che determinano il bisogno di servizi e quindi l’organizzazione degli stessi. Il dato più rilevante è che riesce a coniugare il bisogno e la risposta, e questo è un valore aggiunto a mio giudizio molto significativo.

Quali modalità dovrebbero prevedere le politiche regionali  per accompagnare il cambiamento ad un passaggio definitivo alla VAOR?

Dal mio punto di vista il primo passaggio necessario è la realizzazione di una formazione molto seria e approfondita e diffusa. Il passaggio deve essere preceduto da una formazione, perché la VAOR è validissima, ma non facile da adottare. Inoltre, alcuni centri l’hanno già sperimentata, altri la conoscono  ma altri ancora non ne hanno avuto alcuna esperienza. Quindi è essenziale una forte e seria formazione.
Poi sarebbe necessario lasciare un periodo di sperimentazione nel quale potessero convivere il vecchio e il nuovo e successivamente riconvocare le realtà e le RSA per discutere con i singoli operatori i problemi eventualmente sorti dall’adozione del VAOR. Il tutto richiede non voglio dire anni ma certamente un numero elevato di mesi.
Infine, è auspicabile che siano messi a disposizione i dati della sperimentazione, e quindi i giudizi che gli sperimentatori lombardi hanno portato riguardo alla sperimentazione,  perché possano essere di aiuto a quelli che entrano adesso e che non hanno alcuna esperienza.

Parlando invece del sistema SOSIA, quali sono le principali criticità, sulle quali secondo lei sarebbe comunque necessario intervenire con dei correttivi?

ln primo luogo il sistema SOSIA ha un limite di fondo storico, che consiste nel fatto che non è mai stato collegato realisticamente alla dimostrazione di un consumo di servizi e di risorse e agli aspetti organizzativi. C’è stato di fondo questo iato, questa mancanza di collegamento,  che non è da poco.
Inoltre, un secondo aspetto critico è che la copertura da parte del SOSIA riguardo alla patologia cognitiva è piuttosto precaria e quindi ha dato origine a molta confusione. Se noi teniamo conto che circa il 70% degli ospiti delle RSA della Regione Lombardia è affetto da demenza, avere uno strumento che non recepisce in maniera adeguata questo aspetto è una gravissima mancanza.

Ritiene che il sistema SOSIA abbia qualche responsabilità nel progressivo passaggio ad una riduzione dei minuti di assistenza effettivamente erogati – 1096 minuti settimanali di assistenza media per ospite?

Non ritengo che il sistema SOSIA abbia una responsabilità diretta, ma quello che osservo io dall’esterno è che un sistema di valutazione non preciso e non maturo ha permesso che la valutazione dei tempi dell’assistenza avvenisse in maniera autonoma, quindi sotto la pressione di indicazioni di tipo economico e organizzativo e non di indicazioni di tipo clinico, e questo è all’origine di molti dei problemi che sono sorti.
Il sistema SOSIA non è stato in grado di dare indicazioni forti in questo senso. Essendo poco forte il peso culturale e pratico del SOSIA si è lasciato spazio a qualsiasi iniziativa di carattere economico e organizzativo.

Quali suggerimenti offrirebbe ai decisori per transitare realisticamente dalla “teoria“ del cambiamento (sul  quale tutti concordano) alla dimensione concreta e attuativa (dove il quadro si fa più complicato) in un sistema  già “provato”? In sostanza, che proposte farebbe  per correggere questa situazione?

Con tutte le premesse già fatte sopra riguardo al passaggio a questo sistema, l’adozione del sistema VAOR dovrebbe poi gradualmente estendersi anche a tutte le aree dell’assistenza, non solo alla residenzialità e all’assistenza domiciliare ma anche ad altri ambiti. Si entrerebbe così in una logica di tipo internazionale, con la possibilità di confrontarsi anche a livello internazionale sia con il bisogno sia con i risultati che possono essere ottenuti dagli interventi nei servizi.