Approcciarsi al tema della povertà, così espresso nella sua accezione più ampia, richiede necessariamente esplorarne le diverse sfaccettature in cui si manifesta. È questa la sfida non priva di ostacoli che abbiamo incontrato nell’offrire ai lettori di LombardiaSociale.it un quadro esaustivo e contestualizzato della realtà lombarda.
La delicata fase della congiuntura economica che abbiamo attraversato ha fatto sì che le parole “povertà”, “poveri”, “nuovi poveri” fossero molto evocate.
L’attenzione mediatica, giustificata dalla percezione diffusa di un acuirsi del fenomeno e di un progressivo incremento delle disuguaglianze e, parallelamente, l’interesse verso le ricadute della crisi economica sulla qualità di vita delle famiglie lombarde, ha indirizzato il nostro impegno innanzitutto verso l’accesso a dati che potessero fotografare questa evoluzione e la sua portata effettiva.
Ma quali dati andare a selezionare e quali fonti privilegiare? Nel lavoro di questo biennio abbiamo fatto riferimento a canali ufficiali, quali in primo luogo l’Istat con le sue rilevazioni annuali sui redditi e i consumi delle famiglie, scontrandoci tuttavia con un primo limite evidente dei dati offerti, ovvero il non essere mai aggiornati “in tempo reale”. Accanto al ricorso a queste fonti, che comunque ci hanno consentito una comparazione della situazione lombarda con le altre regioni italiane, abbiamo voluto “dare voce” anche ad altri canali, quali in particolar modo la Caritas e l’Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale, ciò al fine di valorizzare opportunamente quei dati riguardanti il bisogno delle famiglie osservati anche dal punto di vista della rete di interlocutori del no-profit con cui si interfacciano.
Coerentemente con la premessa di esplorare la povertà nelle sue diverse forme, abbiamo orientato l’attenzione altresì a quegli studi che consentissero un approfondimento relativamente ad alcune specifiche tipologie di famiglie maggiormente a rischio di esclusione sociale, quali ad esempio le famiglie di immigrati.
Accanto alla ricostruzione della domanda, ci siamo quindi rivolti alla ricognizione delle misure e degli interventi di contrasto alla povertà presenti in Regione. Sicuramente la parte più complessa del nostro lavoro, dal momento che, come è noto, non esiste un impianto organico di interventi a contrasto della povertà, bensì un’ampia frammentarietà trasversale ai vari livelli istituzionali.
I contributi inseriti in questo Vademecum costituiscono una selezione ragionata di tutti gli articoli pubblicati sul sito www.lombardiasociale.it e vogliono richiamare il percorso svolto che possiamo dividere in due parti: una prima dedicata a “I numeri e i volti della povertà in Lombardia” ed una seconda intitolata “A proposito di politiche ed interventi di contrasto”. Sul sito, nella sezione “povertà”, sono disponibili molti altri dati e materiali di approfondimento.
I numeri e i volti della povertà in Lombardia
Con il primo contributo che presentiamo dal titolo “Dieci cose da sapere sulla povertà in Regione Lombardia”, ci proponiamo di “fare sintesi” facendo dialogare le principali fonti informative presenti e mettendo in evidenza le principali forme che assume il fenomeno povertà in Lombardia, sia dal punto di vista della domanda potenziale che dell’offerta di servizi e interventi mirati, come poi verrà ripreso dai contributi successivi che abbiamo selezionato.
Nel contributo “Il reddito disponibile delle famiglie in Lombardia: gli ultimi dati ISTAT” richiamiamo quindi gli ultimi dati Istat sull’evoluzione del reddito disponibile delle famiglie per gli anni 2008-2011, numeri dai quali si mette in evidenza come anche la Lombardia, nonostante si collochi tra le prime regioni italiane per reddito disponibile pro-capite, abbia fortemente risentito della crisi economica che di fatto ha sancito nella nostra regione negli ultimi anni una vera e propria “crescita 0”.
A proposito delle tipologie di famiglie che si trovano in una posizione di maggiore rischio di fragilità e del bisogno che esprimono, in “Immigrati e crisi in Lombardia: l’altro volto dell’integrazione” ripercorriamo una sintesi di quanto Caritas e Migrantes e Fondazione Ismu mettono in evidenza nel 2012, sottolineando una condizione di maggior rischio di espulsione dal mercato del lavoro per questa fascia di popolazione nonché la crescita dei disagi e degli svantaggi specifici degli immigrati nell’accesso alla casa.
Chiudiamo la prima parte di questo Vademecum con un commento offerto da Luca Pesenti, dal 2008 al 2012 Direttore dell’Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale della Lombardia (ORES), commento che richiama ad una lettura del fenomeno nella sua complessità e alle strategie di contenimento finora attuate in Regione.
A proposito di politiche ed interventi di contrasto
Apriamo la parte seconda della nostra raccolta con “Il contrasto alla povertà nei Comuni lombardi secondo i dati ISTAT”, agganciandoci ancora una volta ai dati provenienti e disponibili da fonte Istat, dai quali risulta evidente una nota peculiarità del sistema di offerta lombardo: osservando, infatti, la spesa per buoni e voucher la Lombardia è la principale se non quasi esclusiva utilizzatrice dei titoli sociali anche per l’utenza afferente all’area povertà.
Proponiamo, quindi, gli esiti di una ricognizione da noi condotta su “Gli interventi di contrasto alla povertà nei Piano di zona lombardi” nel quale abbiamo voluto osservare più da vicino il “contraccolpo” della crisi per i servizi sociali territoriali, impegnati ad offrire risposte ad un’utenza “nuova” e per lo più portatrice di un bisogno specifico ma che esprime urgenza e richiede una risposta quanto mai tempestiva. L’analisi degli interventi promossi a livello territoriale ha messo in evidenza alcune azioni correttive ed integrative che si stanno adottando rispetto al passato, in particolare relativamente al tema “casa”.
È stato proprio questo richiamo che ci ha orientato in “Di che cosa parliamo quando parliamo di casa: verso una nuova qualità dell’abitare?” nel dedicare un apposito spazio di approfondimento alle principali linee strategiche che si configurano all’interno del percorso di riformulazione delle politiche abitative in Regione Lombardia, ciò a conferma peraltro della necessità di avviare una riflessione in termini di interventi di contrasto che abbracci molteplici sfere e aree di sapere.
In chiusura di questa raccolta richiamiamo l’attenzione sul contributo offerto da Luciano Gualzetti, vice-direttore della Caritas Ambrosiana, relativo alla proposta di un Reddito di autonomia in qualità di dispositivo strutturale di contrasto alla povertà in Regione Lombardia.
Lasciamo aperto pertanto il dibattito, con l’auspicio che la Regione Lombardia possa rispondere positivamente alla richiesta proveniente da diverse anime del panorama politico (si rimanda in questo senso ai diversi contributi pubblicati concernenti i temi emersi in occasione della campagna elettorale nei primi mesi del 2013) di avviare una riforma organica e strutturale del modo di pensare gli interventi di contrasto alla povertà.
[2] La Regione prevede la sperimentazione di “strutture di residenzialità leggera con caratteristiche di tipo alberghiero ma nel contempo in grado di garantire anche protezione sociale / sociosanitaria” nell’allegato 15 (Indirizzi di programmazione socio-sanitaria) al capitolo Progetti e sperimentazioni, area fragilità e non autosufficienza della delibera delle regole per il 2012 (DGR IX/2633 del 6.12.2011).