La DGR  stanzia 6 milioni di euro  per “sostenere e potenziare le reti associative e familiari del mutuo aiuto, in particolare quelle che si occupano di sostegno alle famiglie con bambini affetti da gravi disabilità o autismo”.
Come negli ultimi anni, i progetti e le relative richieste di contributo possono essere presentati da soggetti che abbiano esperienza almeno triennale in attività di supporto alle famiglie e che siano inclusi tra i seguenti:

  • associazioni di solidarietà familiare iscritte nel registro regionale ex l.r. n.1/08;
  • organizzazioni di volontariato iscritte nelle sezioni regionali o provinciali del registro ex l.r. n.1/08;
  • associazioni senza scopo di lucro e associazioni di promozione sociale iscritte nei registri regionali e provinciali dell’associazionismo ex l.r. 1/08;
  • cooperative sociali iscritte nella sezione A dell’albo regionale ex l.r. n.1/08;
  • enti privati con personalità giuridica riconosciuta, iscritti al registro regionale delle Persone Giuridiche Private ex Regolamento Regionale n.2/01;
  • enti ecclesiastici con personalità giuridica ex Lege n.222/85;
  • associazioni femminili iscritte all’albo regionale delle associazioni, movimenti e organizzazioni delle donne ex l.r. n.16/92;
  • Centri di Aiuto alla Vita (CAV) iscritti all’elenco regionale di cui alla DGR 84/10;
  • altri soggetti pubblici o privati che promuovono interventi di auto muto aiuto, che il DDG 9025 precisa come “altri soggetti pubblici e privati che promuovono interventi di auto mutuo aiuto”.

Gli ambiti di intervento finanziabili sono:

  • realizzazione di piani personalizzati di sostegno alla famiglia nell’assolvimento dei compiti educativi e di cura, in particolare alla cura di bambini affetti da gravi disabilità o autismo;
  • creazione di reti di auto mutuo aiuto volte a sostenere la famiglia in situazione di difficoltà (vulnerabilità sociale e economica), con particolare riferimento alla cura di bambini affetti da gravi disabilità o autismo;
  • sostegno alle azioni delle associazioni finalizzate a creare una risposta appropriata ai bisogni della famiglia, con particolare riferimento al disagio di bambini e ragazzi;
  • sostegno alle azioni di realizzazione di reti tra istituzioni pubbliche e private finalizzate a migliorare e potenziare l’informazione, l’organizzazione e il funzionamento dei servizi di protezione e tutela dei minori in una logica di ricomposizione delle relazioni familiari e con particolare attenzione agli interventi rivolti alle vittime di violenza, maltrattamento, grave trascuratezza.

Il bando, che sarà predisposto dalle ASL entro il 15 ottobre 2013, rimarrà aperto per 45 giorni dall’emissione e prevede un contributo del 70% del costo complessivo del progetto, per un contributo massimo di 50.000 euro per progetto.

La legge 23

Con la legge regionale 23 del 1999 Regione Lombardia ha implementato negli anni un disegno di welfare family friendly, attuato  attraverso il finanziamento di progetti realizzati da diversi soggetti e in particolare dalle associazioni familiari. Attraverso l’emissione di bandi di cofinanziamento la Regione ha annualmente definito gli ambiti di intervento da finanziare, quasi sempre demandando alle Asl[1] la valutazione e la selezione dei progetti ammessi al cofinanziamento.
La legge 23 si è caratterizzata come un intervento normativo molto peculiare, nato con lo scopo di promuovere e favorire l’associazionismo familiare, individuato come il partner fondamentale per la creazione del welfare a misura di famiglia e realizzato con le famiglie[2]. La sua implementazione, e i progetti che conseguentemente sono stati finanziati,  sono stati caratterizzati per:

  • l’attenzione alla promozione dell’associazionismo familiare: rispetto a questo aspetto gli effetti della L.23 in Lombardia sono stati evidenti se pensiamo che le associazioni di solidarietà familiare iscritte all’apposito registro erano 366 nel 2000, 562 nel 2005, 658 nel 2009 e sono ad oggi  736[3];
  • la promozione dell’innovazione: i bandi sono stati volti, almeno per un certo tempo, a premiare progetti sperimentali e innovativi, dando seguito all’idea che così si potessero far emergere nuovi modi di rispondere ai bisogni sociali;
  • la spinta verso un welfare promozionale e di prossimità, grazie a interventi volti a rispondere non esclusivamente alle famiglie in situazioni di disagio, ma anche a tutte le famiglie che si trovano ad esprimere specifici bisogni connessi all’attraversamento di diverse  fasi del ciclo di vita (maternità, genitorialità ed educazione, etc).

Gli ambiti di intervento previsti e finanziabili dalla legge 23 sono:

  • Costituzione del nucleo familiare
  • Famiglie con figli piccoli
  • Famiglie con figli in età scolare
  • Genitorialità
  • Famiglie con un membro fragile
  • Famiglie in difficoltà economiche temporanee
  • Reti tra famiglie
  • Governance
  • Famiglie e donne in situazioni di violenza
  • Conciliazione famiglia e lavoro
  • Qualificazione degli operatori

Cosa c’è stato prima e dove siamo ora? La storia dei finanziamenti della legge 23

Per un’analisi dettagliata dei progetti finanziati attraverso il bando famiglia e una valutazione di quanto realizzato nel decennio 2000-2010 rimandiamo al lavoro realizzato da Roberta Bonini e pubblicato nel volume “Come cambia il welfare lombardo”.

Complessivamente si può notare che nel corso di questi 15 anni, tra gli ambiti di intervento previsti, alcuni sovvenzionati inizialmente sono stati abbandonati e altri sono divenuti unità di offerta sociale (ad es. i nidi famiglia). Per quanto riguarda, invece i fondi dedicati, si è passati dai 12 milioni di euro del 2.000, ai 7 milioni 2009, ai 6 milioni per il 2011, rimasti tali anche per questa annualità.
Se complessivamente nel quinquennio 2005-2009 prevalentemente sono stati finanziati  progetti orientati  a realizzare servizi integrativi al nido, a contrastare la dispersione scolastica e a promuovere il mutuo aiuto, negli ultimi anni si sta registrando una, seppur lenta, inversione di rotta.
Ancora nel 2010 (DGR VIII/11140 del 3.02.2010)  le risorse (pari a un totale di 7 milioni per tutto il territorio regionale) sono state utilizzate sostanzialmente in un’ottica preventiva e promozionale, con l’obiettivo di  combattere il fenomeno della dispersione scolastica, di organizzare e attivare esperienze di associazionismo sociale per  favorire il mutuo aiuto nel lavoro domestico e di cura familiare e di formare e sensibilizzare le famiglie, in relazione ai loro compiti sociali ed educativi.

Nel 2011 (DGR IX/2055 del 28.07.2011) i fondi ex legge 23, diversamente dagli anni precedenti, sono stati gestiti centralmente a livello regionale, abbandonando la territorialità in un’ottica di integrazione e non sovrapposizione delle diverse risorse disponibili dedicate alle famiglie.  Per quanto riguarda le aree di intervento, insieme ad ambiti  “storici”, e sempre di tipo preventivo e promozionale, come il  sostegno alla famiglia nell’assolvimento dei compiti educativi e di cura dei minori e l’attivazione di reti di mutuo aiuto volte a sostenere la famiglia in situazioni di difficoltà (legate all’accudimento e cura di propri membri fragili o alla presenza di situazioni di conflittualità familiare o alla necessità di conciliare gli impegni professionali e lavorativi con quelli familiari), si è finanziata  un’area di intervento specifica connessa alla tutela della maternità, di tipo più riparativo e in sinergia con altre strategie regionali (in particolare quanto realizzato attraverso il bando Fare rete e il Fondo Nasko), attraverso la realizzazione di piani di intervento personalizzati rivolti alle donne in difficoltà economica e sociale, dalla gravidanza fino al compimento del primo anno di vita del bambino ad opera specifica ed esclusiva dei Centri di Aiuto alla Vita e di soggetti che gestiscono Consultori familiari accreditati.

Nel 2012 non è stato promulgato un bando famiglia come negli anni precedenti e sono stati erogati esclusivamente i contributi a persone con disabilità o alle loro famiglie per l’acquisto di strumenti tecnologicamente avanzati, previsti dalla stessa L.23. Per questo obiettivo sono stati stanziati 2, 4 milioni di euro.

Con questa DGR la Regione rilancia la L.23 per l’anno 2013, ritornando alle modalità di gestione precedenti al 2011, e dunque incaricando le Asl dell’emissione dei bandi e della selezione dei progetti.  Per quanto riguarda le aree di intervento, i quattro ambiti previsti sono, ancor più che negli scorsi anni, orientati a rispondere ai bisogni di famiglie che si trovano in situazioni di disagio o di difficoltà, connesse alla presenza di minori con gravi disabilità, di bambini e ragazzi con disagio e di minori vittime di violenza e maltrattamento.
Sembra quindi di trovare in questa DGR due orientamenti espliciti:

  • Da una parte la conferma dell’investimento regionale nell’area della disabilità grave e gravissima e dell’autismo, già emerso attraverso le delibere approvate quest’estate[4] e l’approvazione del programma operativo relativo al Fondo per la non autosufficienza.
  • Dall’altra il graduale, ma sempre più definito, scivolamento dell’utilizzo della Legge 23 per il sostegno di famiglie in situazioni di particolare difficoltà e criticità, lasciando alle spalle quell’ottica di sostegno e promozione alle “normali” funzioni familiari, genitoriali ed educative che l’hanno caratterizzata nello scorso decennio.

Resta quindi aperto un interrogativo, già sollevato da Bonini nel 2010, rispetto al carattere innovativo e sperimentale dei progetti L.23, che rischiano di essere utilizzati per finanziare interventi che non si riesce a sostenere attraverso canali più consolidati e di essere raccolti più da professionisti del settore che da piccole associazioni e reti di famiglie.
In merito a quest’ultimo aspetto il DDG 9025 specifica che nell’assegnazione dei fondi complessivi il 30% di essi dovrà essere destinato alle Associazioni familiari, anche se non è necessario che la riserva del 30% sia rispettata anche rispetto al singolo ambito di intervento.
Ci aspettiamo quindi che gli ambiti di intervento si differenzieranno molto quanto a tipologia di soggetti proponenti.
Ma per verificare questo è necessario aspettare i dettagli dei progetti finanziati.
Per ora si può iniziare a progettare.

 


[1] L’emissione dei bandi e la selezione dei progetti è sempre stata affidata alle Asl ad eccezione dell’anno 2011, in cui la raccolta delle proposte progettuali e la selezione è stata gestita centralmente dall’ente regionale.
[2] Merlini e Filippini in Gori, Politiche sociali di centro destra, 2005.
[3] Fonte: dati.lombardia.it
[4] Si vedano i commenti alle DGR X/329 , DGR X/590 , DGR X/740

 

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