La situazione

A livello nazionale il 2010 è stato un anno particolare per la spesa sociale dei comuni. Per la prima volta, in diverse regioni, la spesa è diminuita o rallentata rispetto alle dinamiche passate a livello nazionale

[1]. In Lombardia, al contrario, la spesa ha tenuto almeno in termini nominali. Nel 2010 raggiunge i 1.248.935.124 euro, contro i 1.226.420.668 euro del 2009, registrando così un aumento dell’ +1,8%, contro lo 0,7% della variazione di spesa sociale in Italia. Tuttavia, se l’aumento di spesa viene depurato dall’inflazione, anche in Lombardia la variazione a prezzi costanti è stata negativa (-0,4%), mantenendosi comunque migliore di quella italiana (-1,5%)[2].

La spesa sociale pro capite

Se ci si sofferma alla spesa per i servizi sociali pro capite, durante l’anno 2010 si nota un rallentamento generalizzato della crescita. La Lombardia con 126,5€, non eccelle come valore di spesa, mantenendosi sotto la media delle regioni di riferimento[3]. È però l’unica regione insieme a Liguria e Lazio ad avere una variazione positiva di spesa pro capite rispetto al 2009. L’Emilia-Romagna resta la regione con la spesa pro capite nettamente più alta (€ 173,30). Insieme all’Emilia-Romagna, Liguria (€ 142,30), Lazio (€ 146,60), Piemonte (143,60€) e Toscana (137,30€) superano la spesa media delle regioni del Centro Nord RSO pari a 135,70€. L’Umbria resta la regione con la spesa più bassa (95,90€). Si veda in proposito la Tabella 1.

Tab.1-  Spesa sociale pro-capite, biennio 2009-2010

2009 2010
Piemonte €        149,20 €            143,60
Lombardia €        125,30 €            126,50
Veneto €        113,90 €            113,50
Liguria €        138,50 €            142,30
Emilia-Romagna €        175,00 €            173,30
Toscana €        140,10 €            137,30
Umbria €          97,70 €              95,90
Marche €        109,60 €            107,70
Lazio €        142,50 €            146,60
Regioni  del Centro Nord RSO €        135,88 €            135,70

La composizione della spesa per tipologie di utenza

Per quanto riguarda la composizione della spesa  per tipologie di utenza, la Lombardia è allineata alla media delle regioni del Centro Nord. Appare evidente come le famiglie e i minori siano ancora i destinatari più importanti degli investimenti (41%), a seguire disabili (23%) ed anziani (20%). (Fig.1 e 2)
Significative sono le variazioni 2009-2010 in Lombardia della spesa per immigrati e nomadi, per le quali  si registra un +8,99%, contro una fortissima diminuzione per le regioni limitrofe (-89,92%). Per le dipendenze la spesa diminuisce del 18,79%, superando la contrazione media del Centro Nord (-14,42%), mentre nei servizi rivolti agli anziani, in Lombardia notiamo una crescita della spesa (6,64%) più sostenuta della media delle altre regioni (2,13%). (Fig.3)

 

Le diverse tipologie di intervento sociale

Analizziamo ora come si sono evoluti i diversi tipi di interventi sociali, secondo la classificazione adottata dall’Istat: interventi-servizi (servizio sociale professionale, servizi per l’integrazione, assistenza domiciliare); trasferimenti monetari[4]  e interventi per la gestione delle strutture (asili, centri diurni e residenziali).  Rispetto al precedente anno, in Lombardia si conferma la tendenza a potenziare i trasferimenti in denaro piuttosto che gli interventi in natura. A confronto con il 2009 i contributi monetari aumentano del 4,88% raggiungendo il 32,57% della spesa complessiva contro i 26,68% delle regioni del Centro Nord. (Fig.4 e Tab.2)

 

Tab.2 – Variazione della spesa sociale per tipologie di intervento 2009-2010

Interventi
e servizi

Trasferimenti
in denaro

Strutture

Totale

Piemonte

-3,93%

-4,07%

-2,06%

-3,48%

Liguria

19,19%

-2,41%

-8,71%

2,79%

Lombardia

2,34%

4,88%

-2,46%

1,84%

Veneto

-1,54%

2,66%

0,26%

0,20%

Emilia-Romagna

-0,17%

-2,09%

1,46%

0,26%

Toscana

-4,59%

-0,20%

0,66%

-1,44%

Umbria

-1,42%

-6,46%

2,81%

-1,21%

Marche

-3,48%

-2,99%

-0,61%

-2,44%

Lazio

-0,11%

-0,83%

8,48%

3,78%

Centro Nord RSO

-0,05%

0,51%

1,19%

0,53%

 

Sempre in Lombardia, gli Interventi e servizi aumentano del 2,34%. Al contrario si riducono ulteriormente gli investimenti in strutture (-2,46%), spesa che nelle regioni vicine aumenta dell’ 1,19% rispetto al 2009.
Il  fenomeno  della preferenza lombarda per i trasferimenti in denaro era stato registrato anche nelle precedenti indagini.[5] Questa tendenza dipende probabilmente dal fatto che i comuni lombardi nel biennio 2009-2010, hanno ricevuto alcune risorse nazionali aggiuntive rispetto al passato (la riduzione del Fnps è stata compensata da alcune partite come il Fondo Nazionale per la Non Autosufficienza e il Fondo Famiglia di fatto erogati in quegli anni). La politica della regione è stata quella di incentivare  l’impiego delle risorse da parte di comuni per erogare buoni e voucher, questo plausibilmente giustifica l’espansione registrata per i trasferimenti monetari;  potrebbe essere peraltro uno dei motivi per cui  in questa regione rispetto alle altre appaiono meno marcati i freni alla spesa sociale.[6]

Composizione della spesa sociale per ente gestore

La variazione di spesa sociale per ente gestore fornisce una chiara panoramica del cambio di ruoli nell’erogazione della spesa pubblica.  (Tab.3)

Tab.3 Composizione % della spesa lombarda 2009 e 2010 per ente gestore

Lombardia

2009

2010

Comuni

85,37%

84,55%

Distretti/Ambiti/Unioni di comuni/Altra associazione

7,82%

7,93%

Comunità montana

0,97%

1,44%

Consorzio

5,74%

6,01%

Azienda Sanitaria

0,09%

0,06%

100,00%

100,00%

 

In Lombardia, i Comuni considerati singolarmente restano i gestori principali gestori di servizi sociali  ( 84,55% della spesa, una quota in leggera riduzione rispetto al 2009). Distretti, ambiti, unioni di comuni ed altre associazioni[7] aumentano di poco il proprio peso: le forme di aggregazione sovra comunale si stanno diffondendo, sebbene con un ritmo particolarmente lento.
Come già emerso negli anni precedenti la percentuale di spesa gestita dalle Aziende Sanitarie si riduce ulteriormente: si va completando il processo di ritiro delle deleghe, ossia scompaiono i casi di affidamento di attività delegate dai comuni alle Asl.
Raffrontando la composizione per ente gestore con le altre regioni referenti risultano varie specificità. Si passa da situazioni in cui comuni hanno un ruolo importante ma non “totalizzante” come in Piemonte ( 59,51%) a situazioni come le Marche nelle quali la percentuale raggiunge il 94,91%. Le comunità montane in regioni come Piemonte e Marche superano il 3%, mentre nelle rimanenti raggiungono al massimo 1% (Toscana e Lazio). I Consorzi hanno rilievo in Piemonte (36,24%), Liguria (17,40%) e Toscana (12,63%) e non sono presenti in Veneto, Umbria e Marche. L’azienda Sanitaria ha un ruolo affermato in Veneto (31,99%), Toscana (15,27%) e Umbria (9,29%), mentre in Liguria, Marche e Lazio non c’è un coinvolgimento di tali enti nella gestione dei servizi sociali.(Tab.4)

Tab. 4 Composizione % della spesa 2009 e 2010 delle regioni Centro Nord RSO per ente gestore

Piemonte Liguria Veneto Emilia-Romagna Toscana Umbria Marche Lazio
Comuni 59,51% 73,95% 66,93% 80,02% 63,39% 70,06% 94,91% 77,88%
Ambiti/Unioni di comuni/Altra associazione 0,15% 8,65% 0,87% 11,92% 7,71% 20,65% 1,27% 6,33%
Comunità montana 3,05% – 0,21% 0,29% 1,00% – 3,82% 1,05%
Consorzio 36,24% 17,40% – 3,66% 12,63% – – 8,72%
Azienda Sanitaria 1,06% – 31,99% 4,11% 15,27% 9,29% – 6,03%
100% 100% 100% 100% 100% 100% 100% 100%

Il finanziamento della spesa

Da dove provengono le risorse per la spesa sociale? Dai dati Istat 2010 sulla spesa  sociale è lampante come la tendenza massima delle RSO del Centro Nord sia finanziare il sociale per una buona percentuale con risorse proprie dei comuni, anziché da quanto deriva da trasferimenti di fondi esterni (fondi regionali, statali o dell’UE). I comuni lombardi finanziano con risorse a carico dei propri bilanci la spesa sociale per il 78,6%, superati solo da quelli emiliani con una percentuale dell’81,2%. La rilevanza di questo dato deriva plausibilmente dall’ingente spesa che i comuni dell’Emilia-Romagna sostengono per lo sviluppo del settore sociale. Il Piemonte è all’ultimo posto con il 58,2%. (Fig. 5)

 

Tra le fonti di finanziamento della spesa sociale va menzionata anche la quota di compartecipazione versata dagli utenti, che negli ultimi anni in questa regione è aumentata in modo significativo (+ 5,22%) molto più che nel resto del Centro Nord (1,41%). Le caratteristiche principali della regione Lombardia sono quindi un’importante partecipazione alle spese  da parte dei comuni e un’accelerazione del livello di compartecipazione degli utenti molto più marcata rispetto alle altre regioni.

In conclusione

I risultati dell’indagine  ISTAT riferita alla spesa sociale nel 2010 ci permettono di descrivere il quadro della spesa sociale alla fine dello scorso decennio in Lombardia: il lento cammino di crescita tipico del quinquennio precedente tende ad esaurirsi. Si indeboliscono gli interventi in natura dei comuni e, il solo traino espansivo è quello dei trasferimenti alle famiglie, insomma un welfare fatto sempre più di aiuti monetari piuttosto che servizi. Si tratta di una situazione oltretutto poco rappresentativa di quella odierna: per l’ultimo biennio ci si aspetta che le risorse dei comuni per i servizi sociali abbiano subito ulteriori forti restrizioni soprattutto a causa dei tagli ai fondi sociali nazionali. Alcune prime anticipazioni relative al 2011  – che approfondiremo nei prossimi numeri – lasciano intendere come nella fase attuale i comuni lombardi stiano sperimentando un importante rallentamento nelle risorse per la funzione sociale[8].

 


[1] la variazione della spesa sociale è stata mediamente del +6% tra il 2003 e il 2009
[2] La variazione di spesa a prezzi costanti è stata calcolata con il deflatore utilizzato dall’Istat, ossia l’indice utilizzato per deflazionare i costi dei servizi generali dell’Amministrazione pubblica.
[3] La situazione della Lombardia viene raffrontata alla situazione delle Regioni del Centro Nord Italia, considerando solo le regioni a statuto ordinario (RSO). Questo perché sono le principali regioni referenti, per le quali è più facile e possibile la comparazione. Le regioni prese in esame sono: Lombardia, Piemonte, Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria, Marche e Lazio.
[4] Nei trasferimenti monetari rientrano sia i contributi economici erogati direttamente agli utenti, sia i contributi erogati ad altri soggetti perché forniscano servizi con agevolazioni sui ticket, sulle tariffe o sulle rette a particolari categorie di utenti. Rientra anche l’integrazione (o il pagamento per intero) delle rette per prestazioni residenziali o semiresidenziali in strutture di cui il comune non sia titolare. Le spese per le strutture gestite direttamente dal comune o affidate in convenzione a soggetti esterni (gestite indirettamente) vanno indicati invece nella sezione “Strutture”, unitamente ai relativi utenti. Da Glossario –  indagine ISTAT sugli interventi e i servizi sociali dei comuni singoli o associati. anno 2010
[5] Si veda: http://www.lombardiasociale.it/2012/06/21/spesa-sociale-dei-comuni-lombardi-cosa-c%E2%80%99e%E2%80%99-di-nuovo-rispetto-al-resto-del-paese/
[6] Nelle altre regioni ha prevalso la tendenza a trasferire il fondo per la non autosufficienza ai distretti delle Asl. Potrebbe essere che in queste altre regioni le partite gestite dalla sanità siano sfuggite alla rilevazione censuaria dell’Istat , mentre dove i comuni sono stati i soggetti gestori, le stesse sono state incluse.  E’ difficile attribuire questa situazione di minore sofferenza della Lombardia rispetto alle altre regioni a particolari politiche di sostegno della regione per questo settore. È giusto ricordare che negli anni di riferimento dell’indagine (2010) le scelte sono state quelle di ridurre progressivamente il Fondo Sociale Regionale.
[7] Distretto/ambito/zona sociale: struttura a carattere territoriale, ovvero che opera su uno specifico territorio di appartenenza del cittadino, nella quale sono gestiti ed erogati i servizi e gli interventi socio-assistenziali previsti dal Piano di zona regionale (rif. legge quadro n. 328/2000). Unione di comuni: ente territoriale di secondo grado costituito da due o più comuni contigui che si uniscono e delegano all’unione una pluralità di funzioni di loro competenza.  Altra associazione di comuni: a questa categoria appartengono altre strutture organizzative territoriali temporanee, destinate alla gestione ed erogazione di determinati servizi sociali. (da www.istat.it)
[8] I risultati Istat sulla spesa per la funzione sociale dei comuni tratti dai bilanci consuntivi 2011 si trovano in: http://www.istat.it/it/files/2013/05/statisticareport_bilanci_comuni_11_def_1.pdf?title=Bilanci+consuntivi+amministrazioni+comunali+-+29%2Fmag%2F2013+-+Testo+integrale.pdf.