A un anno dalla nuova triennalità, quale l’impatto delle linee guida su: imprenditorialità di rete, attivazione di risorse, promozione dell’innovazione?
Il lavoro intrapreso con il Piano di Zona 2012-2014 si è mosso a partire da una riflessione importante rispetto al metodo di lavoro utilizzato, nata anche dalla valutazione del precedente Piano di Zona, che ci consentisse di cambiare sguardo sui progetti e sugli interventi implementati: passare da un’attenzione concentrata sulle carenze a una ricerca di ciò che può costituire risorsa.
Questo processo è stato probabilmente accelerato dalla situazione di crisi e dalla graduale e continua contrazione delle risorse disponibili, che ci hanno richiamato a cambiare sguardo e hanno favorito una grande attivazione per la progettazione integrata e il lavoro di rete.
I mutamenti sociali, economici e dei bisogni in atto incidono fortemente sulle dimensioni relazionali e culturali e investono direttamente coloro che si occupano, a vario titolo, di servizi sociali, che devono essere pronti a attrezzarsi pensando riposizionamenti e ridefinizioni dei modelli organizzativi, che devono andare sempre più nella direzione di attivare interventi di promozione, integrazione e connessione.
Nel nostro territorio tutte le risorse disponibili, tra quelle dei Comuni e quelle assegnate al Piano di Zona, ammontano complessivamente a 28 milioni di euro, ma per farne un utilizzo efficace è sempre più necessaria la costruzione di una visione di insieme, che non sia soltanto di chi programma o amministra ma che diventi anche una visione di tutti gli operatori.
In questo senso le Linee Guida regionali hanno aiutato a trasmettere ai responsabili dei servizi e agli amministratori, ma anche agli operatori, l’importanza di lavorare per provare a trasformare i modelli operativi tradizionali e per costruire un sistema di welfare in grado di favorire il dialogo, costruire relazioni e interazioni e realizzare integrazione tra gli attori del territorio, riuscendo a vedere, cogliere e rafforzare sempre più le risorse di tutti gli attori coinvolti, tra cui le persone e le famiglie destinatarie degli interventi.
Secondo questa visione l’Ufficio di Piano e l’Ambito diventano sempre più non solo il luogo in cui si ripartiscono e si assegnano le risorse dei Fondi nazionali e regionali, ma il luogo dove si confrontano e trovano sintesi le istanze della programmazione di un territorio omogeneo. Dunque l’Ufficio di Piano come supporto all’attivazione dei processi di programmazione e integrazione delle politiche sociali con quelle socio-sanitarie, educative, abitative, e quindi come luogo di confronto dei diversi soggetti pubblici e privati dell’Ambito.
In questo senso sono significativi in particolare alcuni dei progetti che sono in corso, che hanno visto un importante lavoro di ampliamento e rafforzamento della rete, che hanno creato legami e alleanze e cooperazioni tra attori diversi e nuovi soggetti e in cui le persone e le famiglie sono state pensate non solo come portatrici di bisogni ma anche come soggetti attivi in grado di partecipare alla costruzione delle risposte.
In particolare, rispetto all’ampliamento e al rafforzamento della rete sono esemplificativi due progetti:
- il progetto “Al tuo fianco”, che interviene sul contrasto alla violenza domestica attraverso l’attivazione di uno sportello di ascolto ma soprattutto grazie a un significativo lavoro di rete tra i servizi sociali dei Comuni, l’ Azienda Ospedaliera Salvini e i Consultori della Asl, che ha consentito di lavorare sulla sensibilizzazione del territorio e degli operatori e di aumentare significativamente il numero di donne che si sono rivolte ai servizi.
- Il lavoro di ripensamento e riorganizzazione dell’intervento educativo domiciliare per i minori per e con le famiglie, già ampiamente descritto su questo sito.
Rispetto alla promozione dell’innovazione sono particolarmente significativi ed esemplificativi tre progetti:
- “Le riunioni di famiglia”, un progetto, realizzato con l’Università Cattolica, che è stato inserito tra le attività sperimentali ed innovative di interesse regionale che intende valutare l’efficacia delle family group conference, come strumento leggero e breve, nella prevenzione e cura precoce del disagio scolastico. E’ molto significativo il fatto che coinvolgerà per il prossimo anno scolastico tutte le scuole (19) secondarie di primo grado dell’Ambito.
- La creazione di uno sportello che si occupa di sensibilizzazione, promozione e formazione di facilitatori per l’avvio di nuovi gruppi di Auto Mutuo Aiuto ritenendo che possano costituire una opportunità.
- La revisione del servizio di Amministrazione di Sostegno, che ha rivisto il grado di intervento dei Servizi in base alle differenti situazioni di capienza o incapienza delle persone assistite: in questo senso sarà costituito un albo di potenziali amministratori che i giudici possono incaricare per gestire situazioni di persone in grado di sostenere autonomamente con il proprio patrimonio l’amministrazione. Gli Amministratori di sostegno volontari lavoreranno in rete e sinergia con l’Ufficio zonale.
Per quanto riguarda l’attivazione di risorse il lavoro che si è realizzato in questa annualità è stato quello di far convergere risorse sul territorio, sia di tipo economico che di tipo professionale, attraverso progetti come quelli appena illustrati, dando all’Ufficio di Piano il ruolo di regia e di facilitatore delle connessioni tra le diverse aree di intervento.
Quale valutazione complessiva della prima annualità del Piano di Zona?
Durante il primo anno ci si è mossi, come si è visto, nella direzione auspicata dalla Regione.
La criticità maggiore che stiamo incontrando è quella della crescente carenza di uno “zoccolo duro” di risorse da programmare. Le risorse che arrivano sono sempre più estemporanee e non è possibile realizzare una vera e propria programmazione rendendo più difficile un utilizzo efficace delle stesse.
Nonostante si sia avviato un cambiamento e sia stato riconosciuto l’Ufficio di Piano come luogo del confronto e della condivisione attraverso la creazione di diversi gruppi di lavoro, le difficoltà e le fatiche sono tante e sono connesse soprattutto al fatto che questo ripensamento organizzativo e la continua attivazione di nuove risorse non possono essere in alcun modo sostitutivi del lavoro realizzato dai servizi.
Credo inoltre che si renda necessario, rispetto al sistema dei servizi sociali e sociosanitari che fanno capo al pubblico, anche un ripensamento verso una maggiore definizione delle funzioni attribuite ai diversi soggetti. In particolare rispetto al tema oggi molto attuale di riforma regionale dei consultori come porte di accesso al sistema dei servizi e di sostegno alla famiglia: come si integrano le attività oggi attribuite ai Consultori per la famiglia con quelle dei Comuni?
La sfida vera, in questo momento, è fare in modo che i servizi, e i servizi sociali in particolare, possano diventare luoghi utili e accessibili a tutti i cittadini, e non soltanto a quelli che soffrono di maggiore disagio. Ma per fare questo è necessario un lavoro di riorganizzazione, ripensamento del sistema e soprattutto di chiarificazione rispetto ai ruoli e alle funzioni di tutti i servizi coinvolti.
Risorse e sviluppo del Piano di Zona
Rispetto al tema delle risorse per il Piano di Zona noi, ancora per quest’anno, abbiamo utilizzato risorse residuali della triennalità precedente che, integrate dalle risorse reperite con progetti finanziati da altri soggetti (Fondazioni, Inps, …), hanno consentito di mantenere ancora per un anno, gran parte di quanto precedentemente finanziato con i Fondi nazionali.
Nel 2012, infatti, le risorse dei Comuni hanno sostanzialmente tenuto, il FNPS si è ridotto di circa un terzo, consentendo di mantenere attivi alcuni servizi, mentre la non assegnazione del Fondo Non Autosufficienza ha portato a una forte contrazione degli interventi destinati a soggetti molto fragili.
In particolare si sono sacrificate l’area della non autosufficienza e della grave disabilità e si è quasi dimezzato il Servizio di Assistenza Domiciliare e l’erogazione di buoni di cura per le assistenti familiari , particolarmente importanti per il sostegno al mantenimento al domicilio di persone fragili.
La strada imboccata nel nostro Ambito, quella della forte integrazione tra i Comuni e con l’Azienda consortile Comuni Insieme sia sul piano programmatorio che gestionale, ci sembra che abbia permesso, almeno in parte, di tenere rispetto alle difficoltà di questo periodo ma certamente restano aperte molte questioni:
- una di queste è se e come si possa continuare a mantenere un livello sufficientemente adeguato di servizi e dare una risposta efficace ai cittadini più fragili e vulnerabili pur a fronte del progressivo calo di risorse
- un’altra problematica è quella di capire come conciliare il sostegno alla domanda e alla capacità di accesso dei cittadini ai servizi (che la crisi economica sta mettendo a dura prova) e al contempo continuare a garantire servizi in grado di dare risposte efficaci, non frammentate e di qualità.