Attualmente il vostro Comune applica l’Isee per tutti i servizi previsti dalla sperimentazione? Quali riflessioni fate sul dispositivo Isee nazionale attuale?
Il nostro Comune applica l’Isee a tutti i servizi, eccetto per il CDD che è in gestione associata e per il quale si sta definendo in Consiglio Comunale la nuova tariffa.
Circa l’attuale applicazione dell’Isee, la valutazione che facciamo è che per come è calcolato allo stato attuale non dà una restituzione effettiva della situazione delle famiglie, alla luce anche del fatto che sempre più osserviamo uno scostamento, quasi sempre in negativo, tra il momento in cui le famiglie presentano la documentazione per il calcolo Isee per l’accesso ai servizi e la situazione della stessa famiglia l’anno precedente, anno cui fanno riferimento i documenti presentati: le famiglie da un anno all’altro si impoveriscono e si vedono applicare una tariffa che non è quella che dovrebbero pagare.
Altra criticità dell’Isee nazionale è che non tiene nel giusto conto gli effettivi compiti di cura delle famiglie: congela una situazione sui redditi e sui patrimoni, ma non riesce a valorizzare la presenza di due, tre o quattro figli e/o la presenza di un anziano o un disabile in famiglia.
Il pensiero complessivo sembra molto attento ai costi dei servizi, ma poca attenzione è verso chi quei costi deve coprirli, ovvero le famiglie: una famiglia con un anziano, un disabile o dei figli deve provvedere al pagamento di diverse tariffe, per il centro estivo, per la refezione o per il SAD, ma poco si pensa che chi concorre alla spesa è sempre la stessa famiglia. Forse bisognerebbe allargare un po’ lo sguardo e riuscire a fare delle valutazioni più complessive.
Altra cosa che sta sempre più emergendo è il problema del lavoro nero: il valore dell’indicatore Isee che emerge da numerose dichiarazioni è evidentemente incompatibile con la sopravvivenza e ci si chiede legittimamente come una famiglia con quel valore possa sopravvivere. Questo è un problema e non c’è nessuna leva per far emergere questa criticità. La cosa che alcuni Comuni fanno è aggirare il problema, in particolare sugli asili nido, andando non tanto ad alzare le soglie minime di contribuzione, ma alzando le rette.
Altra questione secondo noi di forte criticità è che nell’Isee attuale non sono calcolati i redditi esenti o non imponibili Irpef e questo crea una forte disequità.
Complessivamente, se l’Isee è stato pensato come strumento per stabilire un criterio rispetto alla compartecipazione di cittadini e famiglie, resta un criterio utile, ma ad oggi prevalgono le dimensioni di criticità e di inadeguatezza dello strumento. In questa direzione, la proposta del FFL ci sembra possa dare una restituzione più equa della situazione delle famiglie.
A che punto siete della sperimentazione? Quali azioni hanno caratterizzato in modo specifico l’attuazione della sperimentazione nel vostro Comune?
Certamente, siamo tutti un po’ in ritardo a causa del ritardo di Regione Lombardia a dare alcune indicazioni necessarie per l’avvio delle sperimentazioni. Il tutto è stata una evidente conseguenza della tornata elettorale.
Abbiamo scelto due strategie per cercare di garantire massima efficacia alla sperimentazione.
Da un lato, per evitare di far tornare tutte le persone due volte e per praticità nostra, abbiamo cercato di collegare questa partita del FFL a tutti gli Isee che rilasciamo per asili nido, refezione, centri estivi e quindi abbiamo dovuto aspettare le domande delle famiglie che stanno arrivando proprio in queste settimane. Ad oggi, abbiamo dei numeri irrisori: circa circa 160 domande sugli asili nido e circa 1000 Isee/FFL per la refezione scolastica. Credo che, complessivamente, si potrebbe raggiungere il 50% dei numeri previsti dalla sperimentazione, ma a costo di prevedere una proroga perché le famiglie presentano le domande Isee prevalentemente tra giugno e luglio. Basti pensare che nel mese di giugno, in soli tre giorni, abbiamo raccolto 10 FFL.
Con una proroga si potrebbe raggiungere una base numerica interessante per la sperimentazione.
Altra strategia sulla quale abbiamo investito molto è stata la campagna comunicativa e informativa che ci sembra stia dando buoni esiti perché due su tre dei cittadini che incontriamo stanno aderendo alla sperimentazione, nello specifico soprattutto le famiglie con figli, più che gli anziani. Le persone che si rivolgono a noi per SAD e RSA sono famiglie maggiormente in difficoltà e meno disponibili a partecipare alla sperimentazione. La sperimentazione aggancia di più nell’area dei servizi socio educativi, con famiglie con figli piccoli che si rivolgono prevalentemente a noi per servizi educativi e socio educativi.
Il lavoro di comunicazione e informazione è avvenuto attraverso più canali: sul sito del Comune, nel notiziario comunale che è arrivato in tutte le famiglie residenti e il contatto diretto man mano che le famiglie telefonano per prendere appuntamento per l’Isee.
Tra l’altro, abbiamo deciso che se una famiglia ci contatta per chiedere l’Isee per la refezione scolastica del figlio, gli proponiamo comunque di aderire alla sperimentazione simulando un FFL per il Centro estivo, servizio per il quale la famiglie è comunque una potenziale utente. Proponiamo il FFL a tappeto anche a quelle famiglie che sebbene non facciano l’Isee per i servizi previsti dalla sperimentazione, sono comunque un campione potenzialmente utilizzatore dei servizi previsti dalla sperimentazione.
Quali soggetti sono stati coinvolti nelle sperimentazioni?
Per la sperimentazione, nel nostro caso, non abbiamo interagito con i CAF perché abbiamo un Ufficio Isee interno. Avendo noi anche un Isee comunale e applicando, molti dei nostri servizi questo Isee comunale, il CAF non può farlo.
Abbiamo invece attivato una collaborazione con i Sindacati dei Pensionati che, volontariamente, ci aiutano a fare assistenza alla compilazione sia per l’Isee che per la compilazione del FFL.
Quali difficoltà avete incontrato nell’attuazione della sperimentazione?
Una cosa certamente importante che è stata modificata in corso d’opera e che inizialmente ha creato parecchi problemi, è stata la possibilità di presentare le domanda su dei moduli cartacei che potessero essere inseriti successivamente. La prima ipotesi è che dovesse avvenire tutto esclusivamente on line, ma spesso, in presenza del cittadino, questa cosa è impossibile. Tutti i Comuni hanno insistito ed è stata concessa anche questa possibilità.
Una cosa che sarebbe invece molto utile riguarda la possibilità di avere nell’applicativo dato a ogni Comune una pagina personalizzata dove il Comune possa inserire il proprio calcolo delle tariffe. In questo modo si sarebbero potuti travasare direttamente i dati, mentre al momento dobbiamo ogni volta elaborare il FFL, calcolare le differenti tariffe per i vari servizi con gli altri sistemi applicativi e riportare il dato della tariffa nell’applicativo messo a disposizione da Regione Lombardia. Questo lavoro è molto ingente e potrebbe costituire certamente un’area di miglioramento.
Rispetto all’obiettivo di sperimentare uno strumento più equo per la definizione della compartecipazione alla spesa sociale, socioeducativa e sociosanitaria dei cittadini, quali riflessioni emergono dalla sperimentazione?
La nostra preoccupazione è che, al di là della sperimentazione della Regione e all’interesse dei Comuni a capire gli esiti della sperimentazione per fare una analisi delle politiche tariffarie, il problema sia anche trovare delle risposte e degli interventi che sappiano rispondere.
Personalmente, ho fatto la sperimentazione sulla mia dichiarazione Isee (per tanto tempo non abbiamo potuto fare simulazioni e questo è stato un problema). Da quanto emerge con il FFL, io avrei avuto un abbattimento della retta sul centro estivo del 20%, dato che non è irrilevante. Il problema vero è che quell’abbattimento della retta va certamente a favore del cittadino, ma qualcuno lo deve coprire.
Il problema che si pone è come andare a coprire la riduzione delle quote di partecipazione dei cittadini ai costi dei servizi?
È un discorso che apre mille riflessioni, è un gatto che si morde la coda.
Se da un lato ci sono dei tagli delle risorse e dall’altro si riduce la compartecipazione dei cittadini alla spesa, di fatto quello che succede è un aumento dei costi per i Comuni. Il rischio è che un costo ulteriore ricada sui Comuni. O la Regione rivede gli standard dei servizi, per esempio per gli asili nidi che richiedono alcune caratteristiche che impongono un costo di gestione molto alto per riuscire a mantenere gli standard previsti, o il rischio è che si chiudano i servizi perché i Comuni non ce la fanno a sostenere certi costi.
Di fatto, quello che il FFL sta evidenziando è che nei servizi sociali o socio educativi si agevola la famiglia e si ricarica la quota sui Comuni, nei servizi socio sanitari idem, mentre nelle RSA, il FFL prevede il coinvolgimento della famiglia, cosa che invece la normativa nazionale non prevede. In questo caso, il FFL dovrebbe venire più incontro anche al Comune perché la famiglia di origine si deve far carico di una parte, ma è un’eccezione.
Il FFL oggi può diventare una misura efficace e sostenibile se apre e si accompagna a una riflessione sulle tariffe, sui costi e sulla pianificazione dei servizi. Il FFL sarebbe sicuramente più equo ma deve aprire a una rimessa in discussione di tutto il sistema d’offerta.
Diventa necessario determinare quali sono le effettive voci di costo dei servizi, rivedendo di pari passi le differenti fonti di finanziamento degli stessi e comprendendo in queste anche la partecipazione da parte dei cittadini fruitori. Il FFl può rispondere a una scelta di ridefinire in modo più equo la quota di partecipazione dei cittadini al costo dei servizi, ma non è pensabile non porsi il problema di come vadano finanziati i servizi nella loro complessità visti i tagli in atto al sistema di welfare. Il vero rischio di tutta questa partita è che i Comuni, dovendo far fronte al taglio delle risorse e anche all’eventuale riduzione delle quote di partecipazione da parte dei cittadini, da un lato alzino le tariffe e dall’altro riducano a monte il costo dei servizi laddove sono realizzati mediante affidamenti esterni, riducendo il costo delle prestazioni a scapito della qualità e spostando il problema della sostenibilità sui soggetti erogatori. Ma quest’ultima considerazione apre a una riflessione molto più ampia.