Il contesto
L’esperienza descritta in questo articolo è stata avviata nella primavera del 2012 nell’ambito dei periodici incontri di aggiornamento e verifica degli interventi educativi domiciliari in favore di famiglie in carico al Servizio Minori dell’Azienda Consortile Comuni Insieme promossi dall’Ufficio di Piano di Garbagnate A seguito dell’approvazione del nuovo Piano di Zona 2012-2014, abbiamo concordato di programmare un percorso formativo e di lavoro, realizzato nel primo semestre del 2012, per mettere a fuoco modalità di confronto tra operatori coinvolti nei progetti educativi e per condividere strategie e strumenti che concretamente possano coinvolgere le famiglie nella progettazione e attuazione degli interventi, a partire dalla definizione dei problemi e delle risorse. Il tavolo di coordinamento che ha organizzato il percorso è composto dalla referente del Servizio di Sostegno Educativo Domiciliare dell’Azienda Comuni Insieme, dalla coordinatrice del Servizio Minori dell’Azienda, dalla coordinatrice della gestione Associata Paderno/Novate, da tre assistenti sociali referenti dei tre poli dei Servizi Minori e dai coordinatori delle cooperative accreditate che svolgono gli interventi educativi. La progettazione del percorso ha preso avvio dalla riflessione condivisa secondo cui anche la crisi socio-economica che sta attraversando il nostro Paese ci sollecita a ripensare i nostri interventi di sostegno alle famiglie, nell’ottica di favorire sempre di più una loro concreta attivazione nell’affrontare e superare le difficoltà, permettendo loro di esprimere potenzialità e risorse accanto alle fragilità, nonché a promuovere forme di collaborazione che intercettino e valorizzino le realtà informali. Abbiamo valutato anche l’opportunità, per poter avviare questo cambiamento, di adottare e condividere un approccio di tipo dialogico relazionale[2]. Per individuare e mettere quindi, in comune nuove modalità di intervento, siamo partiti dalla rilettura delle esperienze lavorative per esplorare punti di forza e criticità relativamente a tre aspetti che riteniamo cruciali negli interventi di sostegno alla famiglia: In fase di progettazione si è anche sottolineata l’importanza di coinvolgere attori diversi: tutti gli educatori delle cooperative che realizzano gli interventi, gli operatori (assistenti sociali e psicologi) dei Servizi Minori e Tutela, gli assistenti sociali della UONPIA che sono coinvolti attualmente nei progetti educativi. Si è anche condivisa l’importanza di partecipare al 4° Convegno Internazionale sulla qualità del Welfare: ”La tutela dei Minori. Buone pratiche e innovazioni” (Riva del Garda, TN, novembre 2012) e di poter condividere questa sperimentazione confrontandola con altre esperienze in corso. Criticità Punti di forza Questioni da approfondire Nel corso di quest’anno, il Servizio Minori ha realizzato, in collaborazione con l’Università Cattolica, una formazione specifica per i propri operatori sull’utilizzo della “Riunione di Famiglia”, attraverso un progetto sull’Affido finanziato con il contributo di Fondazione Cariplo. Verrà realizzata, inoltre, grazie a un Progetto finanziato da Regione Lombardia, una formazione sulla funzione della figura del facilitatore che permette di strutturare e accompagnare le Riunioni di Famiglia. Questa formazione coinvolgerà anche alcuni educatori delle cooperative accreditate che gestiscono gli interventi educativi domiciliari. [1] L’Azienda consortile Comuni Insieme per lo Sviluppo Sociale è un’Azienda Speciale Consortile, costituita dai Comuni di Baranzate, Bollate, Cesate, Garbagnate Milanese, Senago e Solaro.
Le cooperative concretamente coinvolte nella realizzazione degli interventi educativi sono: la cooperativa Il Grafo, la cooperativa Koiné, la cooperativa DuePuntiaCapo, la cooperativa la Grande Casa e la cooperativa Comin.
Gli interventi educativi domiciliari sono gestiti dal 2009 in regime di accreditamento con l’utilizzo dei voucher.
Insieme all’Ufficio di Piano di Garbagnate abbiamo condiviso l’intenzione di cominciare a declinare in termini operativi gli obiettivi definiti nel nuovo Piano di Zona 2012 – 2014 nel quale si afferma: “Le pressioni cui sono sottoposti oggi i Servizi Sociali, il quadro generale di incertezza e la contrazione delle risorse rendono evidente che i servizi stessi non possono fronteggiare da soli questo cambiamento; la complessità della situazione richiede un ampio coinvolgimento di più attori. Riconoscere e individuare nel territorio soggetti diversi, formali e informali, con cui confrontarsi, negoziare e definire le priorità per attivare i processi necessari per sviluppare nuovi modelli di intervento sociale sarà un investimento del prossimo triennio. Spetta al soggetto pubblico, infatti, porsi sempre più come attivatore di processi sociali volti a costruire convergenze sui problemi, sulle ipotesi di intervento e sulle risorse da reperire e utilizzare“. Nel capitolo dedicato alle Politiche per la famiglia e la coesione sociale, in particolare, si sottolinea: “…sarà pertanto necessario intensificare il ruolo del livello interistituzionale a presidio e a garanzia sia del modello di integrazione socio-sanitaria già avviato, sia per lo sviluppo di una nuova cultura professionale che promuova il protagonismo delle famiglie. In tale ottica dovranno essere previsti dei momenti formativi e di auto-formazione per gli operatori dei servizi dell’Ambito…con l’obiettivo di favorire una cultura condivisa che riconosce la centralità del ruolo della famiglia nel superamento delle proprie fragilità e la comunità locale come luogo che contiene risorse utilizzabili a favore dei cittadini“.
Finalità del percorso
Soggetti coinvolti
Il percorso realizzato
Alla luce della eterogeneità professionale e di ruoli del gruppo, si è scelto di partire dalla ri-condivisione dei significati e delle dimensioni caratterizzanti il lavoro di progettazione e attuazione del sostegno alle famiglie, spesso dati per scontati e di conseguenza poco esplorati sia tra operatori appartenenti ai diversi servizi e realtà coinvolte, che nel lavoro con le famiglie.
Agli assistenti sociali e agli educatori è stata anche proposta una scheda, elaborata dal tavolo di coordinamento, per “raccogliere” gli elementi di criticità e i punti di forza rilevati nella propria esperienza quotidiana di intervento educativo a favore delle famiglie, chiedendo loro anche di segnalare gli aspetti professionali da approfondire.
Queste stesse schede, compilate dai Servizi Sociali e dalle équipe educative, sono state raccolte e analizzate in vista della definizione dei temi da proporre in un seminario conclusivo finalizzato a:
Alcuni esiti
Le piste di sviluppo
Attualmente il tavolo di coordinamento sta proseguendo nel confronto rispetto alla valorizzazione del protagonismo delle famiglie, individuando i progetti educativi già attivati che richiedono di essere attraversati utilizzando questa nuova metodologia.
[2] Per un approfondimento dell’approccio dialogico relazione si rimanda all’articolo di T. E. Arnkil “Favorire le interconnessioni nelle situazioni di incertezza. Metodi dialogici relazionali”, articolo che lo stesso tavolo di lavoro ha utilizzato come riferimento metodologico.