I fondi nazionali

L’implementazione di misure regionali per la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro deriva, in prima istanza, dall’Intesa sancita dalla Conferenza unificata Stato, Regioni, Province autonome ed Enti locali[1] nel 2010 con cui le Regioni hanno siglato un accordo con il Dipartimento delle Pari Opportunità per la programmazione e realizzazione di interventi in favore della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. L’Intesa ha assegnato alle Regioni complessivamente 40.000.000 euro del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità per l’anno 2009.
Le Regioni hanno quindi proceduto alla programmazione e alla realizzazione di programmi attuativi#2, selezionando, tra le finalità di intervento definite a livello centrale, le priorità di intervento e di investimento delle risorse disponibili sulla base dei bisogni rilevati e delle priorità individuate.
Nell’ottobre 2012 la Conferenza unificata Stato, Regioni, Province autonome ed Enti locali ha approvato l’Intesa per la conciliazione 2012 (Intesa 2) finalizzata a rafforzare le azioni già avviate con l’edizione 2010 e a sperimentare nuovi e più efficaci servizi alla persona e alla collettività.
La sostanziale innovazione dell’Intesa 2, rispetto alla precedente edizione, consiste nella focalizzazione delle misure sull’obiettivo di aumento dell’occupazione femminile. Di conseguenza, nel definire le finalità degli interventi, insiste sulla necessità di una maggior flessibilità e modulabilità dei servizi di cura, sul maggior coinvolgimento del mondo del lavoro attraverso l’avvio di misure di welfare aziendale e sul rafforzamento del ruolo paterno nella suddivisione delle responsabilità familiari di cura.

Intesa 2010

Intesa 2012

Fondi disponibili (livello nazionale)

40.000.000

15.000.000

Obiettivi generali
  1. Rafforzare la disponibilità dei servizi e/o degli interventi di cura alla persona per favorire la conciliazione tra tempi di vita e di lavoro.
  2. Potenziare i supporti finalizzati a consentire alle donne la permanenza, o il rientro, nel Mercato del Lavoro.

 

Aumento dell’occupazione femminile.
Finalità e inee prioritarie di azione
  • Creazione o implementazione di nidi, nidi famiglia, servizi e interventi similari.
  • Facilitazione per il rientro al lavoro di lavoratrici che abbiano usufruito di congedo parentale.
  • Erogazione di incentivi all’acquisto di servizi di cura in forma di voucher/buono per i servizi offerti da strutture specializzate o in forma di “buono lavoro” per prestatori di servizio.
  • Sostegno a modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali facilitanti (o family friendly).
  • Altri eventuali interventi innovativi e sperimentali proposti dalle Regioni e dalle Province autonome.
  • Aumento e miglioramento dell’offerta di servizi/interventi di cura e di altri servizi alla persona, rendendoli maggiormente accessibili, flessibili e modulabili.
  • Sostegno a  modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali facilitanti e family friendly.
  • Promozione di misure di welfare aziendale rispondenti alle esigenze di famiglie e imprese.
  • Sviluppo di nuove opportunità di lavoro e di specifici profili professionali in grado di offrire risposte concrete alle esigenze di conciliazione delle aziende.
  • Interventi in grado di accrescere l’utilizzo dei congedi parentali da parte dei padri nonché la loro condivisione delle responsabilità familiari.
  • Azioni per promuovere le pari opportunità.
  • Iniziative sperimentali.

 

 

Quali strade per la conciliazione? I programmi attuativi regionali a seguito dell’intesa 1

Prima di monitorare, nei prossimi mesi, le scelte e gli interventi che le Regioni implementeranno nel prossimo anno  a seguito dell’Intesa 2, proponiamo in questa fase una rilettura dei principali indirizzi che hanno caratterizzato le politiche di conciliazione delle quattro Regioni a seguito della prima Intesa.
Che cosa l’Intesa ha generato in termini di politiche e interventi? Quali sono le priorità e gli interventi su cui le Regioni si sono maggiormente concentrate nel tentativo di migliorare le opportunità di conciliazione dei tempi di vita e lavoro delle proprie cittadine e dei propri cittadini? E come si sono differenziate le politiche conciliative tra le diverse Regioni?

Finalità A: creazione e implementazione di servizi per la prima infanzia (nidi, nidi famiglia e servizi similari)

Le tre Regioni che sono intervenute su questa linea di azione hanno definito le modalità dell’aumento dell’offerta di servizi secondo le loro peculiarità e specifiche aree di bisogno:

  •  Il Piemonte sembra aver concentrato (almeno a livello programmatorio) la propria attenzione su una distribuzione territoriale più equa dei servizi, orientandone la creazione nei Comuni privi di servizi per la prima infanzia comunali.
  • L’Emilia Romagna ha insistito in particolar modo sull’ampliamento della varietà delle tipologie dei servizi, favorendo la nascita di servizi modulabili e flessibili maggiormente coerenti e congruenti con le esigenze organizzative delle famiglie.
  • Il Veneto è intervenuto contemporaneamente sulla riduzione delle rette per le famiglie e sul rafforzamento dell’offerta dei servizi quali nido famiglia e “madri di giorno”, attraverso azioni di formazione finalizzate a creare competenze utili all’avvio di nuovi servizi.

Al confronto con queste Regioni la Lombardia, forse anche vista la buona copertura dei servizi per la prima infanzia sul territorio regionale (il grado di copertura lombardo è superiore sia alla media nazionale sia a quella del centro-nord), non ha utilizzato i fondi disponibili per intervenire direttamente sul sistema dei servizi per la prima infanzia, né nel senso di una crescita quantitativa e di tipologie delle unità di offerta, né per un miglioramento della qualità dei servizi offerti. Tuttavia, intervenendo sulla finalità C attrverso l’erogazione della dote conciliazione, ha comunque agito nella direzione di una facilitazione dell’accesso dell’utenza attraverso la temporanea riduzione delle rette a carico delle famiglie.

Finalità B: implementazione di strumenti  e interventi che facilitino il rientro al lavoro delle  lavoratrici al termine del congedo parentale (maternità facoltativa)

Su quest’area il Veneto non è intervenuto, mentre Piemonte, Lombardia ed Emilia Romagna hanno sperimentato interventi differenti:

  • Piemonte e Lombardia hanno guardato al mondo produttivo come primo attore del cambiamento in questa direzione e hanno attivato alcune sperimentazioni specifiche: voucher premianti per l’assunzione di madri escluse dal mercato del lavoro (Lombardia); erogazione di fondi alle aziende per definire piani di congedo che consentano di mantenere un collegamento con il posto di lavoro (Piemonte e Lombardia); supporto al rientro delle neomadri con percorsi di accompagnamento e formazione individuale (Piemonte).
  • Emilia Romagna ha spostato invece l’attenzione sulle donne escluse dal mercato del lavoro o con difficoltà connesse al rientro dal congedo, offrendo loro percorsi formativi di riqualificazione professionale.

In questa area di interventi, dunque, si vedono chiaramente due orientamenti molto diversi rispetto ai quali sarebbe interessante poter disporre di dati specifici per una valutazione dell’efficacia delle diverse misure: chi deve farsi carico dell’armonizzazione e della facilitazione del rientro lavorativo delle donne dopo la maternità? Il mondo produttivo, le donne stesse o entrambi?  Al di là degli aspetti etici e valoriali che questa distinzione porta con sé, su che cosa le politiche pubbliche hanno maggiori opportunità di impatto, a parità di risorse pubbliche investite? Si riesce a investire il mondo produttivo di questo ruolo semplicemente attraverso dei finanziamenti oppure è più efficace agire sull’altro fronte, quello del rafforzamento delle competenze e delle opportunità occupazionali delle donne?
Sarà interessante vedere come evolveranno col tempo queste due diverse posizioni cercando di capire anche a quali risultati stanno portando i diversi interventi realizzati.

Finalità C: erogazione di incentivi all’acquisto di servizi di cura in forma di voucher/buono per i servizi offerti da strutture specializzate o in forma di “buono lavoro” per prestatori di servizio

È questa la finalità su cui Regione Lombardia, al contrario delle altre Regioni qui considerate, ha puntato di più. La dote conciliazione è, infatti, una delle misure di spicco delle politiche conciliative regionali ed è proposta in modo specifico come misura capace di rafforzare le opportunità lavorative delle donne a conclusione del congedo parentale, anche se, come già abbiamo esposto in un precedente articolo, ancora poco si riesce a dire rispetto ai risultati raggiunti in questo senso.
A questa misura lombarda, si avvicina quella proposta da Regione Veneto con il “contributo-bambino”  che, a parità di procedimento (risorse date alle famiglie perché siano spese per l’acquisto di servizi per la prima infanzia) riconosce però come finalità complessiva quella della riduzione delle rette per l’utenza.
Piemonte ed Emilia Romagna non sono intervenuti su questa finalità.

Finalità D: sostegno a modalità di prestazione di lavoro e tipologie contrattuali family friendly

Su quest’area hanno insistito gli interventi di Piemonte e Veneto, sia tramite l’erogazione di fondi destinati alle imprese e ai soggetti pubblici per la realizzazione di formule organizzative del lavoro di tipo decentrato e family friendly (telelavoro, attivazione di part time con modalità flessibili, job sharing e job rotation), sia attraverso la destinazione di fondi al rafforzamento delle capacità conciliative del territorio: il Piemonte partecipando, anche se in misura limitata (perché già finanziate dalla L.53/2000) alla costituzione di banche del tempo e il Veneto stanziando fondi destinati ai Comuni per la realizzazione di piani territoriali dei tempi e degli orari.

Finalità E: sperimentazioni innovative

Questa finalità è quella su cui Regione Lombardia ha molto investito in questi anni, attraverso lo sviluppo del  “percorso conciliazione” che ha visto la costituzione di 13 reti territoriali per la conciliazione che hanno redatto altrettanti accordi per la realizzazione di azioni e interventi sui territori.
Anche l’Emilia Romagna ha dedicato fondi allo sviluppo di progetti territoriali, non facendo nascere però, come è successo in Lombardia, nuovi soggetti deputati alle politiche di conciliazione, ma utilizzando la normale prassi di trasferimento di risorse al livello locale per la progettazione e l’implementazione degli interventi.
Le altre sperimentazioni hanno riguardato il progetto Audit famiglia lavoro (Veneto) e una specifica forma di parziale integrazione al reddito rispetto al 30%  previsto dalla normativa vigente,  per i padri lavoratori dipendenti  di imprese private che fruiscono del congedo parentale in tutto o in parte al posto della madre lavoratrice dipendente (Piemonte).

In conclusione

Rispetto alle Regioni considerate, la Lombardia sembra essersi differenziata sostanzialmente per lo sviluppo delle reti territoriali per la conciliazione e dei relativi accordi territoriali e per la diffusione massiccia della misura dotale (che tuttavia, anche se con altre linee di finanziamento, è implementata anche in Emilia Romagna).
Viceversa, è mancato, rispetto alle altre Regioni, un intervento diretto sull’ampliamento e rafforzamento della rete dei servizi  che nelle altre Regioni è stato invece orientato all’ampliamento dell’offerta attraverso la creazione di nuovi servizi.
Infine, si è scelto di non intervenire, come invece è avvenuto in Piemonte e Veneto, su azioni di sostegno a tipologie contrattuali family friendly.
Tuttavia, nel nuovo programma attuativo relativo all’Intesa 2012, la Lombardia apre a nuovi temi e nuovi interventi rispetto a quelli appena citati, tra cui in particolare quello della messa a sistema delle iniziative di welfare aziendale già finanziate dalla Regione, quello della diffusione di politiche contrattuali family friendly e lo sviluppo di nuove opportunità di lavoro e di specifici profili professionali in grado di offrire risposte concrete alle esigenze di conciliazione delle imprese. Parallelamente però, Regione Lombardia non abbandona i suoi due “cavalli di battaglia” dell’annualità precedente, ricomprendendo tanto lo sviluppo delle reti territoriali quanto la dote conciliazione all’interno delle misure di miglioramento e accrescimento dell’offerta di servizi di cura e di altri servizi alla persona.
Per quanto riguarda le altre Regioni il rilancio degli interventi di conciliazione attraverso l’Intesa 2012 si è sviluppato in queste direzioni:

  • L’Emilia Romagna ha focalizzato l’utilizzo delle risorse sull’accrescimento e il miglioramento dei servizi per la prima infanzia e altri servizi di cura per favorirne l’accesso e la flessibilità, distribuendo i fondi disponibili ai Distretti per la realizzazione degli  interventi. Secondariamente ha individuato come finalità prioritaria l’aumento dell’utilizzo dei congedi parentali da parte dei padri, anche qui distribuendo i fondi ai Distretti per la realizzazione degli interventi più adeguati alle esigenze del territorio e mantenendo in capo alla Regione un’azione di comunicazione e sensibilizzazione.
  • Il Piemonte ha deciso di muoversi in continuità con quanto già realizzato, intervenendo sulla finalità di accrescimento e miglioramento dell’offerta dei servizi riproponendo la creazione di nidi e micronidi territoriali e aziendali, sulla diffusione dei modelli organizzativi del lavoro family friendly e sull’aumento dell’utilizzo dei congedi parentali da parte dei padri attraverso l’erogazione di contributi per incentivare l’utilizzo del congedo e la realizzazione nelle Asl di percorsi di sensibilizzazione e accompagnamento al ruolo paterno.
  • Il Veneto, differenziando in parte i nuovi interventi con quanto già realizzato fino ad ora, intende intervenire sulla promozione di misure di welfare aziendale, sullo sviluppo di specifici profili professionali in grado di intervenire e promuovere interventi di conciliazione e su eventuali azioni sperimentali proposti dal Dipartimento.

 


[1] L’Intesa si iscrive nel più ampio quadro di interventi denominato “Italia 2020. Programma di azioni per l’inclusione delle donne nel mercato del lavoro”, sottoscritto dal Ministro per le Pari Opportunità e dal Ministro del Lavoro a dicembre 2009.[2] Tutti i programmi attuativi regionali sono disponibili sul sito del Dipartimento per le Pari Opportunità