La DGR, a chiusura della IX legislatura, vuole “dare atto dello stato di avanzamento di azioni prioritarie in ambito sociosanitario avviate e realizzate in attuazione del Programma regionale di Sviluppo.”
Per farlo affronta quattro temi, allegando la rispettiva documentazione:

  • Gli strumenti cardine  della riforma del welfare lombardo;
  • La definizione di metodologie e indicatori per la programmazione socio sanitaria in adempimento alla DGR IX/4334;
  • Metodologia e primi risultati per la definizione del costo medio e del servizio di base delle RSA;
  • Potenziamento dell’iniziativa di sostegno all’alimentazione di neonati e delle loro madri in condizione di povertà.

Poiché le ultime tre tematiche sono già presentate in altri contributi su questo sito, perché superate da successivi provvedimenti (DGR 4879, DGR 4561), questa sintesi si concentra esclusivamente sulla presentazione degli strumenti cardine della riforma del welfare lombardo.
A seguito delle consultazioni pubbliche  era stato redatto un documento (presentato nella DGR 4296) che riassumeva le linee portanti di una possibile riforma del welfare.
Con questo provvedimento la Regione avvia la traduzione del documento in legge con specifica attenzione , in particolare, al sistema di governance.

Principi e obiettivi

  • Centralità della famiglia come primo nucleo sociale in cui la persona vive e si esprime
  • Valutazione multidimensionale del bisogno della persona
  • Appropriatezza delle prestazioni
  • Personalizzazione dei percorsi di assistenza
  • Integrazione delle politiche regionali.
  • Valutazione efficace dell’efficienza della spesa pubblica

Elementi cardine:

  • Valutazione equa e solidale del sistema di accesso
  • Creazione di luoghi di raccolta delle istanze di assistenza e cura dei cittadini oer l’ascolto e la presa in carico

Il modello di governance

Il sistema di governance delineato vede la Regione tracciare  le linee di indirizzo e gli enti locali assicurare la realizzazione della rete. Gli enti locali sono i soggetti responsabili dell’attuazione del buon governo,  con una promozione delle gestioni associate dei comuni e delle comunità montane.  Si ipotizza, inoltre, la definizione di nuovi distretti del welfare in continuità con la revisione dell’organizzazione territoriale in atto a livello nazionale (ad esempio relative all’accorpamento delle province).

Ruolo regionale: pur mantenendo quanto detto nella L.R. 3/2008 la riforma dovrebbe prevedere la dismissione delle funzioni dirette di controllo e uno spostamento regionale verso lo svolgimento di funzioni di indirizzo, anche introducendo la definizione di costi standard per le prestazioni sociosanitarie.

Ruolo delle Asl:  la riforma dovrebbe prevedere il ridimensionamento territoriale delle Asl in corrispondenza delle future aggregazioni provinciali e l’istituzione delle aree welfare  che avrebbero tra i loro compiti prioritari l’integrazione e il coordinamento dei servizi territoriali sociosanitari .

Ruolo della conferenza dei sindaci e delle assemblee di distretto: confermate le funzioni previste dalla L.3/2008.

Ruoli degli altri soggetti che partecipano al sistema di welfare:

  • Famiglia come soggetto da sostenere fin dalla sua nascita anche attraverso la valorizzazione delle reti di prossimità familiare;
  • Terzo settore come attore fondamentale per la realizzazione della sussidiarietà attraverso la  gestione di servizi, l’investimento di risorse nella realizzazione dei servizi e la progettazione di risposte;
  • Codifica della figura del volontario individuale attraverso la costituzione di albi di volontari per consentire di prestare attività di volontariato senza costituire necessariamente un’organizzazione ad hoc in relazione ad avvenimenti critici o emergenze.

In relazione a questi soggetti la riforma dovrebbe prevedere la messa a regime del sistema di iscrizione degli enti che godono (secondo la normativa nazionale e regionale) di benefici fiscali e che accedono ai finanziamenti attraverso  registri  e l’istituzione di un Comitato di indirizzo, vigilanza e controllo per il terzo settore con il fine di emanare linee guida e realizzare controlli sui requisiti, che potrebbe essere gestito da un ente come l’ARPA.

La risposta al bisogno della persona e della famiglia

Con la riforma la regione intende individuare una modalità di rapporto con il cittadino e la famiglia che consenta di affinare la capacità di risposta attraverso una valutazione effettiva del bisogno della persona, tenendo in considerazione il maggior numero possibile di elementi di contesto e soggettivi e integrando strumenti economici con servizi strutturati presso centri specializzati.
Si prevede, inoltre la messa a regime di linee guida per definire i criteri di appropriatezza della presa in carico e della risposta ai bisogni dei cittadini.

Programmazione: rafforzamento dell’integrazione delle politiche attraverso la programmazione integrata, regionale e locale e utilizzo del Piano per il welfare come principale strumento di programmazione.

Politiche per la persona e la famiglia: promozione delle politiche di conciliazione tra lavoro e famiglia e di sostegno alla natalità, maternità e paternità, attraverso un riordino e l’integrazione e il raccordo degli strumenti esistenti.
Trasformazione dei Consultori in centri per la famiglia con funzioni di prevenzione, orientamento, presa in carico e assistenza per le famiglie.

Assistenza economica e finanziamento: garantire livelli ulteriori di assistenza ai minori nati da famiglie residenti almeno da 5 anni in Lombardia, per sostenere la crescita demografica; fondo per aiutare le giovani coppie in difficoltà economica; tutela delle famiglie numerose.

Fondo per le non autosufficienze: normare e regolare il Fondo con lo scopo di convogliare e ricomporre tutte le risorse pubbliche e private destinate alla non autosufficienza.

Modalità di finanziamento La riforma dovrà individuare quali risorse utilizzare per assicurare il sistema integrato di risposta, prevedendo anche la partecipazione del privato sociale e imprenditoriale.