Reti di aziende per la conciliazione: dove eravamo rimasti
La sperimentazione regionale sul tema della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro è costituita da tre azioni strategiche fondamentali: la costituzione di 13 reti territoriali per la conciliazione, che hanno realizzato diverse azioni sul territorio lombardo, l’erogazione di doti per la conciliazione (dote servizi all’impresa e dote servizi alla persona) e la promozione di reti e associazioni di imprese per l’implementazione di progetti di conciliazione o di misure conciliative.
Avendo già ripreso in un precedente contributo le principali questioni aperte rispetto alle reti e alle doti, approfondiamo con questo articolo lo stato dell’arte dell’implementazione di reti interaziendale per la conciliazione, così da poter proseguire nei prossimi mesi con l’analisi delle ricadute già avviata su tutte e tre le misure.
La spinta verso la creazione di reti aziendali per la conciliazione, in cui più imprese possono aggregare la loro domanda per individuare possibili soluzioni a favore del proprio personale dipendente, con la collaborazione dei soggetti già presenti sul proprio territorio, è avvenuta, infatti, da due direzioni:
- Da una parte le reti territoriali per la conciliazione hanno lavorato, in questi anni, per coinvolgere e promuovere la partecipazione delle imprese locali, sia nell’ottica di attivare relazioni e partnership con gli altri soggetti attivi sul territorio (enti locali, associazionismo, etc), sia per favorire la nascita di associazioni di imprese, soprattutto in quei contesti (molto diffusi in Lombardia) in cui il mondo produttivo è rappresentato sostanzialmente da piccole e medie imprese.
- Dall’altra lo stanziamento a luglio 2011 di 5 milioni di euro gestiti direttamente dalla DG Famiglia, rivolti a aziende e imprese per l’implementazione di progetti di conciliazione, anche in collaborazione con altri soggetti del territorio o con altre imprese o aziende (DGR 2055/2011), a cui è seguito un ulteriore stanziameno di 5 milioni a dicembre 2012 con le medesime finalità (d.d.u.o.n 12138/2012)
La regione dunque, attraverso la sperimentazione sulla conciliazione, ha promosso un’importante apertura verso imprese e aziende, obiettivo innovativo e molto sperimentale per tutti quei soggetti pubblici e privati che a vari livelli si occupano di servizi e politiche di welfare e che hanno una scarsa abitudine a relazionarsi con i soggetti del mondo produttivo.
Quali risultati e quali rilanci dalla regione
Secondo il rapporto finale di valutazione dei risultati della sperimentazione a livello regionale delle reti territoriali di conciliazione sono state attivate 13 reti di imprese, per un totale complessivo di 39 imprese coinvolte che stanno sperimentando servizi interaziendali di conciliazione su tutti i territori lombardi (al di là del distretto Val Camonica Sebino).
Tra le azioni progettuali previste dai singoli piani territoriali per la conciliazione 23 azioni sono rivolte a imprese e reti di imprese, e riguardano in particolare
- La promozione di associazioni o reti di imprese per lo sviluppo di servizi interaziendali di conciliazione famiglia –lavoro;
- Azioni complementari di orientamento e consulenza aziendale.
Sempre il report riporta la presenza di due sostanziali tipologie di associazione tra imprese:
- Imprese medio piccole che si associano tra loro e affidano a un soggetto del terzo settore la gestione del servizio di conciliazione;
- Una media grande azienda che attiva un progetto di conciliazione ed è disponibile ad estenderlo oltre i confini aziendali.
Le aree progettuali implementate sono:
- Nuovi modelli organizzativi: flessibilità oraria, telelavoro, gestione online di incombenze familiari, piani di congedo e progetti di rientro dalla maternità;
- Servizi di cura per i familiari e servizi salva tempo;
- Contrattazione decentrata e sperimentazione di accordi contrattuali di secondo livello con il coinvolgimento delle parti sociali.
La valutazione regionale definisce la costruzione del dialogo con le aziende del territorio come un punto decisivo ma allo stesso tempo ancora critico, individuandolo come l’obiettivo di lavoro maggiormente impegnativo per le reti, sia a causa della generale crisi economica in cui ci si trova ad operare, sia per una cultura della conciliazione ancora molto debole. Si tratta, tuttavia, anche di un processo lungo che è stato avviato e che può potenzialmente portare a risultati ulteriori in una seconda fase di proseguimento di quanto sperimentato.
Per quanto riguarda, invece, i 5 milioni di euro stanziati per progetti sperimentali di welfare aziendale e interaziendale, la relazione di fine legislatura dell’area sociale indica l’avvio di 33 progetti di durata biennale, che coinvolgono oltre 6.300 lavoratori dipendenti, di cui 3.198 hanno figli minori a carico e 703 hanno carichi di cura di persone anziane o non autosufficienti.
Gli interventi sono stati in diversi casi attivati in raccordo con i piani territoriali per la conciliazione e quasi tutti i progetti hanno coinvolto fin dalla fase di progettazione altre imprese e soggetti attivi sul territorio, per un totale complessivo di 377 organizzazioni coinvolte.
Le azioni avviate sono sperimentazioni di accordi contrattuali di secondo livello, adesione a fondi di assistenza sanitaria integrativa, sperimentazione di forme di flessibilità nell’orario di lavoro, promozione di tecnologie per gestire online le incombenze familiari, interventi flessibili di tipo socio educativo per i figli minori dei dipendenti, organizzazione di servizi flessibili di trasporto, mensa, spesa, lavori domestici.
Il rilancio della Regione, che a dicembre 2012, ancora prima di avere a disposizione gli esiti dei 33 progetti, ha stanziato ulteriori 5 milioni di euro su questa partita, indica una forte attenzione al tema e rende ancora più attuale e necessario interrogarsi su esiti, opportunità e nodi critici della sperimentazione in corso.
Le questioni aperte
In un momento in cui il tema della conciliazione tra tempi di vita e di lavoro sta diventando sempre più diffuso e trattato da diversi soggetti e secondo diversi punti di vista e con la prospettiva dell’anno 2014 come anno europeo della conciliazione, sembra particolarmente rilevante interrogarsi sul ruolo del mondo produttivo e sulle relazioni tra questo e le politiche e i servizi promossi da enti pubblici (Regione, Asl, Province, Comuni) nel promuovere nuove forme di supporto alle persone e alle famiglie.
Se da una parte, infatti, sta crescendo sempre più la visione del mondo produttivo come portatore di un secondo welfare (per approfondimento vedi il sito Percorsi di secondo welfare), dall’altra è interessante interrogarsi sulle connessioni tra primo e secondo welfare, e in questo senso la sperimentazione regionale costituisce un’ottima occasione per sondare relazioni, legami, opportunità e vicendevoli rappresentazioni tra il mondo profit e i soggetti del welfare sociale.
- Quanto si è riusciti a mettere in relazione le imprese con gli altri soggetti attivi sui territori e quanto le imprese sono interessate a questo tipo di coinvolgimento?
- Quanto la sperimentazione regionale è riuscita nel suo intento principale, cioè quello di avviare ragionamenti e relazioni comuni a più soggetti di tipo diverso su un tema finora poco toccato, come quello della conciliazione dei tempi di vita?
- Quanto incide la presenza di fondi regionali ad hoc sulla possibilità di avviare queste misure e quali sono le opportunità effettive di proseguire quanto avviato oltre la biennalità dei fondi per progetti?
- Quanto, infine, questi progetti abbiano effettivamente la possibilità di incidere sulla qualità della vita dei dipendenti e, indirettamente, sulla valorizzazione dell’azienda in termini di qualità delle relazioni lavorative e di aumento o miglioramento della produttività?