La prima annualità di questo quarto triennio di programmazione zonale è risultata alquanto faticosa a fronte delle riduzioni delle risorse trasferite e delle difficoltà dei Comuni ad integrare i bilanci zonali. È stato al contempo un anno di riflessioni condivise con il territorio rispetto a bisogni emergenti e a nuovi modelli di welfare. Una difficoltà su tutte è data dalle continue pressioni rispetto alla gestione associata del piano di zona in capo per il nostro ambito al Consorzio, condividendo in pieno quanto recentemente pubblicato su Lombardiasociale.it  nell’intervista ai direttori dell’azienda sociale di Desio e Brianza e di Bollate sulla necessità di proseguire nell’esperienza a fronte delle sempre maggiori esigenze di connessione territoriale, non posso non sottolineare la continua fatica nel mantenere alta una visione comune distrettuale sulle politiche sociali sia da un punto di vista programmatorio che gestionale. La diminuzione dei trasferimenti non è l’unica causa di questa disaffezione che stiamo registrando verso la gestione associata: fare un lavoro di rete e di comunità comporta necessariamente un’attenzione costante sia di presidio tecnico che di condivisione politica. Non sempre nell’ultimo anno è stato possibile agire questa costanza.

1. A un anno dalla nuova triennalità, quale l’impatto delle linee guida su: imprenditorialità di rete, attivazione di risorse, promozione dell’innovazione?

Imprenditorialità di rete: un rinnovato dialogo con il volontariato e l’associazionismo

In questo anno si è cercato di sviluppare maggiormente il lavoro con il territorio soprattutto con le realtà associative (il lavoro con la cooperazione sociale è già da anni ben sviluppato) con l’idea  di condividere una strategia che permettesse una crescita della partecipazione al confronto sul welfare e una crescita interna all’organizzazione in chiave propositiva per il territorio. Si è condivisa quindi, in questi mesi, l’opportunità di costituire un Forum distrettuale del terzo settore, partecipando ai lavori preparatori che hanno portato a fine 2012 alla costituzione del Forum stesso.
Anche grazie alla collaborazione con il Centro servizi per il volontariato abbiamo agito un ruolo di stimolo alla progettazione sociale per l’accesso a determinati bandi di finanziamento che hanno prodotto una maggiore sinergia fra pubblico e privato. In questo modo si stanno creando buone opportunità di sperimentazioni soprattutto a sostegno della famiglia con minori, che si prevede possano avere una ricaduta anche in altre aree d’intervento. Si è quindi lavorato per recuperare un dialogo con il volontariato e l’associazionismo che negli scorsi anni non era stato presidiato con la dovuta cura, e l’elemento sicuramente positivo è l’aver agito questo ruolo cercando di connettere risorse e realtà già presenti nel territorio.
Il lavoro di rete è, inoltre, proseguito in connessione con le istituzioni presenti sul territorio provinciale, nello specifico con gli altri due distretti, l’ASL, l’Amm.ne Provinciale e l’Azienda Ospedaliera. Diverse le piste di lavoro sulle quali siamo impegnati: il tema della conciliazione, la salute mentale e nello specifico la residenzialità leggera, l’integrazione dell’alunno disabile e le progettualità più in generale a sostegno della disabilità e della domiciliarità, il tema dell’affido familiare e della tutela dei minori, e nei prossimi mesi dovrà realizzarsi il piano locale giovani a livello provinciale che intercetta un’amplia platea di partner .

Attivazione di risorse: l’investimento è stato prevalentemente dei Comuni

Lo sforzo per la prima annualità di questo quarto piano di zona è stato sostenuto in primis dalle singole amministrazioni comunali che hanno aumentato la quota procapite destinata al Consorzio/piano di zona e che ha consentito il mantenimento di alcune azioni a carattere distrettuale che altrimenti, stanti i tagli del FNPS e del FNA, non sarebbero state riproposte. Questo ha consentito ad esempio la prosecuzione dei buoni sociali mirati gestiti a livello distrettuale che consentono un lavoro sui casi mirato attraverso progettualità individualizzate. Difficile immaginare per gli anni successivi che lo sforzo possa ricadere solo sui bilanci comunali.
Molto più spinosa è la riflessione sul tema della compartecipazione al costo dei servizi da parte dell’utenza, in quanto la mancata approvazione del nuovo decreto ISEE e la sperimentazione in corso del fattore famiglia lombardo lasciano sostanzialmente in difficoltà i Comuni nel regolamentare correttamente la questione. I Comuni si trovano, infatti, a gestire la compartecipazione dei cittadini in un clima di confusione riguardo al futuro, senza che sia possibile, in questo momento, procedere verso la creazione di un regolamento unico a livello di distretto, in attesa che venga definito un nuovo strumento.
Questa questione infatti tocca sostanzialmente due temi:

  • il tema dell’equità in quanto i cittadini del nostro ambito, a parità di reddito, compartecipano in modo molto differente al costo dei servizi;
  • la continua crescita della spesa dei comuni per servizi e prestazioni sociosanitarie.

Da rimarcare inoltre che il lavoro di co-progettazione che si sta svolgendo con le realtà del privato sociale “muove” risorse economiche su questo territorio in un’ottica di potenziamento dell’offerta di cui però non beneficia direttamente il piano di zona.

Innovazione: nuove contaminazioni con aree “diverse” e il tema della sostenibilità

Parlare di innovazione per noi quest’anno significa riportare l’esperienza progettuale condotta insieme all’ambito cremasco e finanziato dal Ministero dell’Interno a valere sui fondi UNRRA denominata “Gli orti sociali nei distretti cremasco e casalasco”. Il progetto ci ha visto sperimentare un nuovo modello di lavoro sociale nell’ambito degli inserimenti lavorativi di persone svantaggiate che ha saputo integrare competenze tecniche agronomiche con competenze educative, che ha saputo sviluppare percorsi personalizzati nei quali la componente del gruppo ha consentito spazi di crescita difficili da ottenere in percorsi di inserimento lavorativo individualizzato, che ha coniugato l’incontro fra diverse tipologie di fragilità (disabilità, problematiche psichiatriche, svantaggio) facendolo diventare una risorsa per il singolo e per il gruppo (vedi il video del progetto orti sociali).
Altre sperimentazioni significative hanno riguardato anche altre aree di lavoro. Ad esempio si è implementata una funzione distrettuale a sostegno dell’amministratore di sostegno e a sostegno dei minori disabili nell’ottica di promuovere una maggiore attenzione e regia a livello distrettuale su questi temi. In connessione con il piano di zona di Cremona si è promosso un percorso di sensibilizzazione sull’affido familiare attraverso un lavoro sinergico con le scuole e le comunità locali.
Connesso però al tema dell’innovazione abbiamo la questione della sostenibilità dei progetti che in questo periodo, anche se valutati positivamente, riescono difficilmente a proseguire in mancanza di finanziamenti esterni. La spinta propulsiva dell’innovazione rischia quindi di divenire un boomerang quando, nonostante gli sforzi, bisogna ridefinire le linee d’azione perché mancano le risorse finanziarie per portarle avanti.

 

2. Quale valutazione complessiva della prima annualità?

Il processo di tenuta complessiva sulla prima annualità del piano di zona, come si diceva in premessa, è risultato alquanto faticoso. Ci sono stati alcuni passaggi critici che hanno comportato una revisione del modello già sperimentato da questo territorio. In primis le modalità di riparto del Fondo sociale regionale http://www.lombardiasociale.it/2012/09/24/lo-sviluppo-del-sistema-sociale-regionale-passa-attraverso-il-depotenziamento-del-ruolo-programmatorio-dei-comuni-e-degli-ambiti/     hanno comportato per il distretto casalasco un ri-orientamento delle modalità di sostegno ai servizi per disabili. Questo ha causato a mio avviso una significativa perdita nel ruolo dei Comuni di definire, a fronte di analisi, la programmazione sociale del territorio e un rinnovato centralismo regionale. Ed è inoltre una partita ad oggi non ancora conclusa in quanto le risorse non sono state ancora trasferite né alle famiglie né agli enti locali.
Inoltre, a causa di problemi interni all’organizzazione, abbiamo dovuto procedere ad una ri-allocazione delle risorse umane, assistenti sociali, nei servizi del territorio che ha comportato ad inizio 2013 sia l’interruzione della collaborazione di una nostra assistente sociale all’interno dei CEAD, sia l’indebolimento dell’ufficio di piano con una forte riduzione delle ore di un operatore sociale dedicato. Le esigenze di contenimento dei costi sono state la principale causa di questo nuovo assetto organizzativo che ha importanti ricadute sul sistema di governance territoriale.
I contenuti progettuali che hanno maggiormente risentito dei tagli delle risorse trasferite sono quelli ascrivibili al lavoro per progetti, nello specifico quello connesso alle progettualità di settore che a fatica abbiamo mantenuto in essere fino al 2011. I bandi per il finanziamento di progetti a valere sulla l. 285 e sulla l. 162 erano oltre che uno strumento per concorrere al finanziamento di progettualità mirate per i nostri 20 Comuni, uno strumento di governo e regia del territorio che ad oggi non è possibile proseguire.
Grazie a accordi territoriali con l’amministrazione provinciale si è proseguito nel sostegno di progettualità individualizzate a sostegno dei minori e a fronte di una convenzione con l’ASL abbiamo potuto ri- bilanciare un’attenzione sul sostegno a progettualità a favore di minori disabili sostenendo specifici percorsi sul supporto domiciliare e sul sostegno estivo. La prosecuzione di queste convenzioni è però in discussione sul 2013 in mancanza di risorse finanziarie dedicate.
A conclusione di questa analisi di sintesi sulla prima annualità emergono quindi alcune valutazioni generali sul ruolo del piano di zona e sulla sostenibilità del sistema che rappresentano per certi versi anche delle direttrici di lavoro per le prossime due annualità.
Nel nostro contesto la funzione di motore di sviluppo del piano di zona necessita di essere rinforzata e di essere resa anche maggiormente visibile. Stimolare il territorio alla progettazione sociale per accedere a fondi spesso preclusi al pubblico e al lavoro di rete, necessita di tempo e attenzione e non può essere una funzione vista di minor valore rispetto alla gestione di servizi. Il Consorzio, quale ente capofila del piano di zona, deve quindi preservare anche questa sua specificità.

In termini di sostenibilità del sistema oggi emergono grosse difficoltà. A mio avviso questo però non può comportare un arretramento del lavoro fin qui svolto ma deve aprire ad una riflessione rispetto alle opportunità di  rendere maggiormente efficiente ed efficace il lavoro sociale. La gestione associata delle funzioni sociali dei comuni, obbligo che intercorre per 19 delle nostre 20 amministrazioni comunali entro la fine del 2013, può essere la strada opportuna da percorrere. Oggi in forma associata i Comuni del nostro distretto gestiscono il 12% della spesa sociale (dati riferiti all’anno 2011), le famiglie concorrono nella misura del 20%, la restante quota, 68%, è in capo ai Comuni. Serve quindi una riflessione aperta a partire da questi dati che sappia tener conto delle necessità di regolare il sistema e di rendere maggiormente efficiente la gestione dei servizi attraverso un ampliamento del ruolo gestionale del Consorzio.