Una questione di definizione e di “modelli ispiratori”

Nonostante l’esperienza circoscritta a livello nazionale della prima e seconda sperimentazione del Reddito Minimo di Inserimento1 il dibattito sull’introduzione di forme integrate di sostegno al reddito come misure di contrasto alla povertà non è per nulla esaurito, come del resto ne è viva testimonianza in Lombardia la proposta avanzata dalle Caritas lombarde del “Reddito di autonomia”
La recente campagna elettorale ha richiamato l’attenzione su questo tema, sebbene, da un’analisi trasversale delle proposte avanzate dai candidati governatori della Regione Lombardia, risulta quanto mai evidente come dietro all’idea dell’introduzione di un reddito “minimo” o “di cittadinanza” vi siano diverse accezioni sui “modelli ispiratori” e, di conseguenza, modalità di attuazione.
Escludendo dal nostro campo di osservazione il richiamo a forme di sostegno al reddito “tout court”, come troviamo ad esempio nelle dichiarazioni della Lega sul sostegno ai padri divorziati, sono stati Ambrosoli, Carcano per il “Movimento 5 stelle” e Pinardi per “ Fare per fermare il declino” ad esprimere proposte che andassero in questa direzione, sebbene non in tutti i casi con lo stesso grado di dettaglio.
Trattasi, infatti, è opportuno precisarlo, principalmente di dichiarazioni ancora allo stato embrionale nella loro formulazione, nelle quali in qualche ipotesi troviamo un esplicito rimando al modello di riferimento ma comunque, in nessun caso, rappresentanti una versione ufficiale.
Ci sembra interessante, tuttavia, dedicarvi uno spazio in quanto riteniamo che questo tema possa rappresentare un importante “banco di prova” per il prossimo governo della Regione.
Possiamo così segnalare come:

  • nel programma di Ambrosoli  l’esplicito riferimento è al Reddito minimo di autonomia, rispondente alla “necessità di interventi più strutturali consistenti non solo in trasferimenti monetari, ma anche in interventi di attivazione prodotti dall’integrazione di diverse politiche complementari sulle situazioni di fragilità e di bisogno” e altresì con l’obiettivo dichiarato di “realizzare una misura di reddito minimo di inserimento sociale, che integra i redditi carenti ma responsabilizza i beneficiari a impegnarsi per emergere dalla situazione di bisogno, misura universalmente adottata dai paesi europei e insistentemente raccomandata dagli organi comunitari”. Modello ispiratore a cui ci si richiama è l’esperienza francese.
  • nel programma della candidata del “Movimento 5 stelle”  la proposta è di introdurre un “Reddito di cittadinanza”, in linea con quanto espresso dal movimento a livello nazionale. Il disegno complessivo a cui ci si richiama, reperibile in una serie di dichiarazioni, a quotidiani e online, ma non disponibile in una versione ufficiale, è quello dell’erogazione di un contributo economico, stimato dai 900 ai 1.000 euro, a carattere universalistico, ovvero rivolto a qualsiasi cittadino che non risulta inserito nel mondo del lavoro. La durata ipotizzata per la permanenza nella misura è di circa tre anni ed è vincolata all’accettazione di un’offerta di lavoro corrispondente alle proprie competenze, per cui di fronte al terzo rifiuto da parte del beneficiario il contributo viene tolto.
  • da “Fare per fermare il declino” raccogliamo una proposta in direzione della formula di un “Reddito minimo garantito” che potremmo associare all’esperienza condotta in Regione Lazio (vedi Tabella 1) sebbene anche in questo caso trattasi di dichiarazioni allo stato attuale non accompagnate da indicazioni più precise rispetto alla sua formulazione e modalità di attuazione.

Ad integrazione di questo quadro va segnalata anche la proposta di un Reddito Minimo Garantito, con un esplicito riferimento all’esperienza della Regione Lazio, formulata da “Etico”, lista a supporto della candidatura di Ambrosoli guidata da Andrea Di Stefano. Nel raggiungimento degli obiettivi dichiarati di ridurre la povertà relativa e di promuovere il reinserimento lavorativo di determinati soggetti definiti “deboli”, la misura che si va a tratteggiare, in sintesi:

  • si rivolge a disoccupati, inoccupati e lavoratori precari in età 18-65 anni, residenti in Regione e con determinati requisiti di reddito che siano disponibili ad un inserimento occupazionale (condizione per la permanenza nella misura la presa in carico dell’individuo da parte dei Centri per l’impiego);
  • prevede un reddito individuale mensile stimato in 416 euro, con un tempo di erogazione determinato;
  • l’erogazione avviene sulla base di una graduatoria fino ad esaurimento delle risorse (stimate inizialmente in 80 milioni di euro);
  • prevede un ruolo attivo delle imprese sociali e dei soggetti imprenditoriali a cui viene chiesto di collaborare attivamente alla definizione dei criteri di selezione delle domande, alla presentazione dei progetti di formazione e riqualificazione professionale, offrendo alle stesse imprese sociali la possibilità di coinvolgere i titolari della misura in attività lavorative e formative.

Da una lettura trasversale ci sembra di poter individuare una stretta connessione tra l’erogazione economica e l’impegno del beneficiario a partecipare attivamente ad un programma di inserimento lavorativo. Rimangono aperti, tuttavia, un’ampia serie di interrogativi, tra i quali i più evidenti possono essere sintetizzati nelle seguenti questioni:

  • parliamo di beneficiari singoli o di nuclei familiari?
  • quale “peso” viene attribuito alla condizione reddituale di partenza?
  • quali sono i criteri e gli eventuali vincoli per la permanenza nella misura?

Le caratteristiche principali delle esperienze condotte in altre regioni 2

In riferimento alle sollecitazioni raccolte, proponiamo quindi in Tabella 1 un sintetico richiamo alle caratteristiche principali delle esperienze condotte nelle altre regioni che sono state direttamente (e indirettamente) evocate, vuoi anche solo per la definizione che si è deciso di adottare, ovvero:

  • il Reddito di Promozione della Cittadinanza Solidale (Regione Basilicata);
  • il Reddito di cittadinanza (Regione Campania);
  • il Reddito di Base per la cittadinanza (Regione Friuli Venezia Giulia);
  • il Reddito minimo garantito (Regione Lazio).

Tabella 1. Quadro sinottico di una selezione di esperienze regionali

Denominazione misura Destinatari Requisiti di reddito Entità contributo economico Interventi integrativi
Programma di Promozione della Cittadinanza Solidale (Regione Basilicata) Persone appartenenti a nuclei familiari in particolare stato di difficoltà ed esposti al rischio di marginalità economica e sociale residenti da almeno 24 mesi in Basilicata. L’indicatore ISEE utile alla presentazione della domanda varia da € 3.961 per un nucleo familiare di un componente a € 12.675 per un nucleo familiare di 6 componenti. Il contributo mensile di integrazione del reddito è il risultato della differenza tra la soglia di povertà indicata dall’ISTAT ed il reddito dichiarato dal cittadino nel corso dell’anno precedente. Sulla base di un “contratto di inserimento” al  beneficiario viene richiesto l’impegno a seguire un piano di interventi di inserimento sociale scolastico, formativo ed occupazionale
Reddito di cittadinanza (Regione Campania) Nuclei familiari residenti da almeno 60 mesi in Campania. Reddito annuo inferiore a € 5.725. Erogazione monetaria fino a € 350 mensili. Sono previsti specifici interventi mirati all’inserimento scolastico, formativo e lavorativo dei singoli componenti.
Reddito di base per la cittadinanza (Regione Friuli Venezia Giulia) Nuclei familiari residenti  da almeno 12 mesi in Friuli Venezia Giulia. Indicatore CEE fino a € 5.000. Erogazione monetaria variabile fino al raggiungimento del reddito familiare equivalente stabilito. Vengono stipulati con i beneficiari progetti personalizzati tra le seguenti tipologie: occupazionali, lavori di pubblica utilità, scolastici/istruzione/ scolarizzazione, riabilitazione, cura e sostegno familiare, integrazione socio-relazionale.
Reddito Minimo Garantito (Regione Lazio) Disoccupati, inoccupati o lavoratori precariamente occupati residenti da almeno 24 mesi in Lazio. Reddito annuo inferiore a € 8.000. Erogazione monetaria fino a € 7.000 annui. La permanenza all’interno della misura è vincolata all’accettazione di una proposta di impiego offerta dal Centro per l’impiego territorialmente competente.

 

Già da queste prime informazioni possiamo evincere importanti similarità e differenze, ovvero:

  • i beneficiari individuati possono essere sia nuclei familiari che singoli individui con determinate caratteristiche (come il caso della Regione Lazio);
  • l’accesso alla misura è riservato a singoli o nuclei familiari al di sotto di una determinata soglia di reddito, sebbene in qualche caso senza stabilire delle opportune scale di equivalenza (come ad esempio il caso della Regione Campania);
  • l’erogazione economica mensile può essere calcolata a priori (come per il caso di Campania e Lazio) che come differenza per il raggiungimento di una determinata soglia di reddito equivalente (come in Basilicata e Friuli Venezia Giulia);
  • la permanenza nella misura è in genere vincolata all’accettazione da parte dei beneficiari di una serie di interventi integrativi.

Trattasi, ad eccezione della Regione Basilicata, di esperienze allo stato attuale concluse, in qualche caso potremmo dire prematuramente, per le quali sono state condotte valutazioni “ad hoc”  e si rimanda alla documentazione disponibile per gli approfondimenti sugli esiti.
Ci sembra tuttavia utile richiamare l’attenzione su questo tema in quanto ci troviamo in un momento “fertile” in cui lo scenario delle famiglie in condizioni di fragilità in Regione è in continuo mutamento stakeholder  capillarmente diffusi sul territorio stanno invitando la Regione Lombardia a prendere una posizione.
Se la nuova amministrazione regionale vuole muoversi in questa direzione può essere prezioso che si misuri con le esperienze sviluppate negli altri contesti, acquisendone le caratteristiche più vicine al proprio “modello ispiratore” ed apprendendo dai limiti e dalle criticità che si potrebbero prefigurare.

 


1. Vedi D. Mesini, E. Ranci Ortigosa, “Il Reddito Minimo di inserimento” in C. Gori (a cura di), La riforma dei servizi sociali in Italia. L’attuazione della legge 328 e le sfide future, Carocci, Roma, 2004; E. Ranci Ortigosa, “Il reddito minimo di inserimento dal Rapporto Onofri a oggi” in Prospettive sociali e sanitarie, n. 18, 2009.
2. Vedi D. Mesini, C. Dessi “Le politiche e gli interventi di contrasto alla povertà”, in C. Gori (a cura di) Come cambia il welfare lombardo. Una valutazione delle politiche regionali, Maggioli Editore, 2010.