Misurare il cambiamento delle situazioni di vulnerabilità in Lombardia: i limiti dei dati
Nella ricostruzione del quadro delle famiglie in condizione di vulnerabilità una prima considerazione da fare è connessa all’evidente limite dei dati a disposizione. Nel parlare tuttavia di poveri in senso assoluto occorre prestare attenzione a non scivolare nel facile rischio di una “drammatizzazione mediatica”, bensì di esplorare con rigore metodologico qual è la reale portata del fenomeno al fine di individuare le opportune strategie di contenimento. Ai fini di un contenimento delle situazioni di fragilità presenti, destinare le risorse disponibili principalmente sul versante delle politiche attive, in continuità con quanto fatto finora in Regione, pare una scelta che continua ad essere corretta. Un’attenzione particolare va indirizzata alla connessione tra misure attive e passive, per proseguire nella costruzione di un “welfare delle responsabilità”. Pesenti sottolinea che in questo senso vada riconosciuto “il fatto che mettere in campo risorse educative e non economiche può rappresentare un argine alla creazione di bisogni che poi hanno bisogno di risorse economiche che lo Stato non ha”. Gli interventi previsti dal decreto vedono: [1] L’indicatore sintetico di deprivazione rappresenta la quota di famiglie che dichiarano almeno tre delle seguenti nove deprivazioni: 1) non riuscire a sostenere spese impreviste; 2) avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette, debiti diversi dal mutuo); 3) non potersi permettere una settimana di ferie in un anno lontano da casa, 4) un pasto adeguato (proteico) almeno ogni due giorni, 5) il riscaldamento adeguato dell’abitazione, 6) l’acquisto di una lavatrice, o 7) di un televisore a colori, o 8) di un telefono, o 9) di un’automobile. Fonte dati: Istat, Indagine sul reddito e condizioni di vita (Eu-Silc).
La crisi economica e le relative conseguenze stanno innanzitutto dimostrando come il principale problema a riguardo sia quello di avere a che fare con informazioni che non sempre riescono a cogliere adeguatamente il fenomeno.
A conferma di questa posizione si consideri come il dato sulla povertà relativa, per anni il principale indicatore per la misurazione della povertà, continui ad essere stabile in Italia, perfino in diminuzione nel caso della Lombardia, nonostante come è noto, una serie di fattori stiano influenzando negativamente la condizione economica delle famiglie, come ad esempio mettono ben in evidenza i dati sul tasso di occupazione e disoccupazione (Vedi Box 1 in allegato).
Se dunque il dato sulla povertà relativa fa fatica a cogliere le dinamiche in evoluzione, occorre orientare lo sguardo verso la povertà assoluta al fine di tratteggiare con maggiore precisione lo scenario in cui ci collochiamo.
In questo modo è possibile mettere in evidenza come anche in Lombardia, nonostante la condizione delle famiglie risulti sicuramente migliore rispetto al dato nazionale in termini di reddito netto disponibile, il numero di poveri in senso assoluto, così come il posizionamento rispetto all’indice di deprivazioneAttenzione ad una lettura del fenomeno nella sua complessità
Come precisa Pesenti: “Se tutto è povertà il rischio evidente è che passi l’idea che non c’è niente da fare, se invece la povertà è una fetta meglio riconoscibile e meno drammatizzata mediaticamente si può cominciare a parlarne in modo diverso”.
Nell’ambito degli approfondimenti tematici condotti dall’ORES è stata sottolineata la forte solitudine relazionale che caratterizza le persone e le famiglie in condizioni di vulnerabilità. L’attenzione specifica verso questa “sfaccettatura” è strettamente connessa alla sua “multidimensionalità”, povertà che “non è solo assenza di risorse economiche ma anche carenza di relazioni, esiguità di capitale sociale o fragilità delle condizioni di salute, ovvero una serie di fattori che unicamente a reddito e patrimonio influenzano pesantemente la qualità della vita”[2].
Quale principale dato a testimonianza del progressivo infragilimento dei legami familiari si consideri l’incremento delle separazioni e dei divorzi. Da ricordare poi come l’incidenza del rischio di povertà in relazione allo stato civile evidenzia che separati e divorziati presentano valori più elevati rispetto alle altre condizioni familiari (vedi Box 3 in allegato).Strategie di contenimento del fenomeno
E’ opportuno sottolineare, tuttavia, che le possibili soluzioni vanno diversificate a seconda della tipologia di domanda intercettata. In questo senso possono riconoscersi tre principali filoni di intervento, ovvero:
Relativamente alle modalità di attuazione l’auspicio è che il Terzo Settore possa diventare un partner vero del pubblico e che nei casi presi in carico possa introdurre elementi di capitale sociale e relazionale o in alternativa valorizzare quelli presenti, assumendo la consapevolezza che soggetti di natura privata sono in grado di generare servizi e generare beni relazionali che il pubblico fa fatica a produrre.
I più recenti provvedimenti adottati in Regione Lombardia[3] paiono confermare questa visione. Citiamo in particolare:
Con deliberazione n. IX/4561 del 19 dicembre 2012 avente come oggetto ulteriori determinazioni per l’anno 2013 in ordine alla sperimentazione di interventi a tutela della maternità afferenti al Fondo Nasko (DGR. n. 4226/2012), la Giunta regionale ha stanziato 2 milioni di euro a sostegno dei neonati e delle loro madri in condizione di forte disagio economico.
Trattasi di un contributo di 75 euro mensili (900 euro all’anno) vincolato all’acquisto di beni alimentari. Il contributo viene erogato alle neomamme con bambino di età inferiore ai 12 mesi di vita e nato a partire dal 1° gennaio 2013. Dal mese di febbraio 2013 le neo mamme possono rivolgersi ai Consultori pubblici e privati accreditati per attivare il loro progetto di sostegno.
Per ottenere il contributo, le mamme devono essere residenti in Lombardia da almeno un anno alla data di presentazione della richiesta di accesso al contributo, essere in possesso di attestazione Isee, dall’attestazione della condizione di difficoltà economica e dal certificato di nascita del figlio. Con successivo provvedimento saranno definite le modalità di attestazione della condizione di difficoltà economica.
Per potenziare ulteriormente l’iniziativa Regione Lombardia intende ricercare e sviluppare partnership con soggetti del settore privato e del terzo settore, sia attraverso lo strumento della manifestazione di interesse, sia attraverso specifici accordi di filiera finalizzato da un lato ad incrementare il fondo disponibile, dall’altro a sostenere i bambini anche oltre l’anno di vita attraverso l’erogazione di coupon spendibili in prodotti alimentari specifici.
La misura sperimentale si inserisce nella cornice di Expo 2015 “Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita”, in cui è messa in evidenza la necessità di assicurare un’alimentazione sana e di qualità a tutti gli esseri umani, nonché educare a una corretta alimentazione per favorire nuovi stili di vita in particolare per i bambini, donne in gravidanza e gli anziani.
Con decreto n. 12.606 del 27 dicembre 2012, in riferimento al riscontrato aggravamento, a causa dell’attuale situazione del mercato del lavoro, di alcune tipologie di soggetti relativamente alla loro capacità di reinserimento lavorativo a seguito di perdita del posto di lavoro (in particolare per le persone disoccupate da lungo periodo) sono stati stanziati 5 milioni di € a valere sul POR 2007-2013 Asse III – Inclusione sociale rivolti all’avvio, in via sperimentale, di interventi rivolti alle seguenti tipologie di destinatari:
[2] Vedi ORES, L’esclusione sociale in Lombardia. Terzo Rapporto – 2010, Guerini e Associati, Milano, 2011, E. Chiappero Martinetti, “La multidimensionalità del fenomeno: alcune analisi settoriali” in IReR, L’esclusione sociale in Lombardia. Caratteristiche, risposte, politiche, Guerini e Associati, Milano, 2007.
[3] Vedi http://www.regione.lombardia.it.