La situazione attuale in termini di assegnazione del FSR per l’ambito territoriale in comparazione con lo scorso anno

AREA

Tipologia di servizi

Riparto FSR 2011

%

Previsioni riparto 2012

PRIMA INFANZIA/MINORI  Asili Nido, Micronido, CAG, CRD

46.266,80

8

27.500

TUTELA MINORI Affidi

202.417,30

45,5

65.417

Adm

60.725,20

48.000

DOMICILIARITÀ ANZIANI Sad

116.281,00

20,1

140.000

DISABILITÀ SIL – inserimento lavorativo

75.183,60

50.000

Sadh

48.544,50

26,4

0*

Cse

28.916,70

0*

* in attesa di assegnazione

 

La tabella evidenzia come la distribuzione del fondo cadesse maggiormente sulle unità d’offerta rivolte ai minori.
Mentre oggi, le nuove disposizioni regionali impattano complessivamente sulla programmazione riducendo di quasi la metà le risorse destinate alle aree famiglia-minori, che passano da oltre 300 mila euro del 2011 a 140 mila del 2012.

Quali effetti sono oggi stimabili sull’area disabilità e sulle specifiche unità d’offerta?

Oggi ci aspettiamo che la dgr porti ad un saldo positivo di circa 110mila euro, quindi rispetto al FSR dello scorso anno, pur facendo un conto ancora approssimativo, il nostro ambito percepirà circa 700mila euro. L’area che ne trae beneficio è quella della disabilità: infatti l’aumento è da correlare al numero degli utenti inseriti in strutture e/o in servizi semiresidenziali.
Con le modalità previste dalla dgr, in cui si definiva che la c.d. circolare 4 sarebbe stata destinata a quota capitaria e non sul peso dei servizi, il nostro ambito sarebbe stato sicuramente penalizzato poiché è un territorio con una popolazione relativamente bassa (circa 73.000 abitanti) contro un numero molto alto di unità d’offerta. Tuttavia questa soluzione (risorse sulla base dell’utenza dei servizi, ndr) ha permesso di abbattere notevolmente i costi dei nostri servizi, rispetto ad aree come quella della disabilità, nella quale finanziamo appunto parecchi interventi (SADH, CSE, …). Le maggiori entrate che ci aspettiamo sulla disabilità da questa dgr consentiranno ai comuni di abbattere alcuni costi. Infatti oggi nel nostro territorio i costi sono sostenuti dai comuni che, per scelta politica e di fattibilità, hanno richiesto alle famiglie quote di compartecipazione molto basse.
Rispetto al SIL registriamo che la Dgr non ha previsto una voce per la rendicontazione: questo è un problema assai serio se consideriamo che cade in un periodo di evidente difficoltà nel mercato del lavoro e può essere letto come un’incongruenza da parte della Regione e distogliere l’attenzione da un servizio che concretamente offre opportunità di accompagnamento e inserimento nel mondo del lavoro a cittadini con importanti fragilità, non necessariamente disabili.
In realtà si percepisce una sorta di sfasamento temporale generalizzato tra le progettazioni degli enti terzi, o sovra territoriali, e la realtà territoriale. Se da un lato possiamo capire che questa mancanza di corrispondenza sia dovuta a bisogni che cambiano in fretta, non si coglie il significato di un depotenziamento d’intervento sulle politiche dell’integrazione lavorativa: nel medio termine questo  disincentiverà tutte le politiche sull’inserimento lavorativo (sia rispetto al FSR, sia rispetto alle doti lavoro che sono in netto calo), quando invece il momento richiederebbe un’inversione di tendenza nel potenziamento di questa tipologia di servizi.
Una nota positiva è, invece, il riconoscimento che ha la famiglia in quei casi, sconosciuti al servizio sociale, in cui è la famiglia a prendersi totalmente carico del disabile, assumendosene in toto anche l’onere del pagamento del servizio. Oggi queste famiglie, con il contributo previsto dalla dgr, potranno trovare un po’ di respiro e soprattutto questo consentirà di “farle venire a galla”.

Potete stimare effetti di riflesso anche sulle altre aree (SAD, nidi, comunità educativa, …)?

Come vedevano sopra la riduzione di quasi un terzo delle risorse impattano sulla programmazione complessivamente, riducendo le risorse destinate alle aree famiglia-minori e anziani (-28%). Il risultato è: minori entrate, uguali spese e un piccolissimo aiuto dal FSR.
Per fare un esempio: sulle comunità educative vi sono comuni che sono in ritardo con i pagamenti delle rette alle comunità perché non hanno disponibilità finanziaria di cassa e sono tenuti al rispetto del patto di stabilità.
Anche per l’area anziani ci troviamo in una situazione di ulteriori spese a carico dei comuni.
L’effetto che si può stimare sull’evoluzione dei bilanci dei comuni per l’anno 2013 è di una maggior spesa a cui, anche a fronte delle disposizione emanate recentemente dal Governo (spending review, patto di stabilità, etc.), non si potrà dare adeguata copertura: questo determinerà una riduzione dei servizi anche se potranno essere messi in  atto meccanismi di compensazione che consentono di recuperare fondi dalle aree finanziate dalla dgr (disabilità) a favore di altre in sofferenza (es. minori). Mi chiedo che senso abbiano le disposizioni regionali impartite dalla dgr se poi i Comuni sono costretti a strane alchimie per rispondere ai bisogni del proprio territorio!

In termini più complessivi la dgr quali cambiamenti significativi sembra comportare?

Sicuramente per i comuni prevediamo un aumento di lavoro di back office, vale a dire tempi di lavoro dedicati alla rendicontazione richiesta in via preventiva, ma anche a quella successiva.
Se qualche tempo fa le amministrazioni potevano pensare di dismettere parzialmente l’ufficio di piano, oggi dobbiamo invece prevedere di avere a disposizione una persona che si faccia carico completamente del lavoro di rendicontazione, a discapito di un investimento in progettazione. Chiaro che ciò crea un aggravio di costi e limita la possibilità di investire tempo/lavoro in progetti.
Riguardo l’utenza c’è l’aspetto di cui abbiamo parlato dell’emersione di utenza sconosciuta.
Altro problema che possiamo prevedere è relativo alla spesa per gli affidi che al momento è incontrollata in quanto governata oggi da due parti: quello che diamo noi comuni e quello che, con questa dgr, una tantum, viene dato dalla Regione.
Anche per i gestori la situazione si prospetta difficile: al contrario di quanto previsto precedentemente le risorse del FSR non sono più direttamente destinate a loro, con il risultato che molti enti gestori dovranno trovare altri modi per sopravvivere.  Stiamo parlando di un Terzo Settore penalizzato perché, chiaramente, gli ambiti/comuni dovranno pensare prima di tutto a far quadrare i propri bilanci.
Il rapporto con il nostro Terzo Settore è da sempre buono e, oggi, siamo in attesa di un confronto, che già ci è stato richiesto, proprio per capire come gestire la situazione. Questo confronto è importante anche per noi dato che sappiamo già che quest’anno dovremo ridurre alcuni servizi, e sarà per me la prima volta da quando lavoro in questo settore, circa 14 anni.
Un altro problema è quello dei vincoli posti dalla dgr. È evidente che esiste un problema di fondo: se l’ambito deve avere la responsabilità della governabilità del proprio territorio è chiaro che non può sottostare a lacci e lacciuoli. Faremo quello che ci verrà chiesto ma non potremo avallare fino in fondo questa politica regionale. Siamo in difficoltà per quell’agilità che ci viene chiesta nel momento di rendere operativi i servizi, costretti a lavorare in un contesto di regole su regole.
Le difficoltà sono quelle che abbiamo elencato sinora: burocratiche, di gestione dei rapporti, di salvaguardia dell’utenza, ma anche di mancanza di tempo per  implementare la qualità dei servizi.

Quali particolari strategie state adottando per governare gli effetti della dgr?

Un mese fa avrei risposto con più pessimismo, ma infine noi abbiamo “recuperato” oltre 100 mila euro, proprio perché abbiamo molti servizi, pur con ulteriori “carichi” di lavoro a cui accennavamo poco sopra.
Le strategie che possiamo ipotizzare sono comunque vincolate al dover stare alle regole per non penalizzare ulteriormente il territorio. In tutto ciò stiamo cercando di lavorare su tutte le unità d’offerta, su tutti i fondi stanziati per cercare di ricomporre il quadro nel suo complesso. Ma considerando che il FNPS e il FNA sono a zero, vi è la necessità (di tutti) di rivedere il tema fondi in un unico contenitore, nel quale verranno operate scelte ulteriori.
Probabilmente salteranno anche quelle piccole economie messe da parte per alcune sperimentazioni, perché probabilmente ci verrà chiesto di andare a coprire i costi delle  gestioni associate. Ecco quindi che anche le sperimentazioni portate avanti in questi ultimi anni con tanto sacrificio, si chiuderanno.
Le strategie che possiamo pensare vanno a coinvolgere anche altri fondi, come ad esempio quello dell’istruzione: per andare a coprire alcune iniziative, che si ritiene abbiano la priorità su altre, si vedranno inevitabilmente decurtare le risorse per le attività creative per i bambini a favore di interventi di facilitazione linguistica e mediazione culturale per il mantenimento delle quali le risorse provenienti dal Fondo Nazionale Politiche Sociali sono oggi esaurite e senza possibilità di poter essere recuperate.
Anche i fondi della legge 162/98 sono all’ultimo anno, dopo di che gli utenti non percepiranno più nulla nonostante gli alti carichi a cui saranno esposti, perché i comuni non avranno risorse senza altri fondi esterni.
La strategia sui SAD è di garantirli con una riduzione sull’apertura. Abbiamo avuto un SAD d’eccellenza, attivo fino alle 22  anche il sabato e la domenica, ma i fine settimana verranno tagliati. Ridurre è una possibile strategia ma è un peccato dopo anni di servizi veramente forti perché viene eliminata “l’eccellenza” per garantire l’essenziale.