conCura è un servizio ideato e gestito da Piccolo Principe, cooperativa sociale ONLUS nata nel 2005 dall’esperienza di alcune counsellor provenienti dalla scuola di Analisi Transazionale di Milano. La cooperativa promuove il benessere psicosociale individuale e collettivo, valorizzando le potenzialità e le risorse della persona e favorendo lo sviluppo di una cultura dell’integrazione.

Come avete avuto l’idea di dedicarvi ad un servizio di matching tra assistenti famigliari e anziani? Da dov’è partita la vostra intuizione?

Nel 2007 abbiamo ricevuto una sollecitazione da parte di un gruppo organizzato di amministratori di sostegno consapevoli di non essere in grado, per mancanza di competenze specifiche e di tempo, di monitorare la qualità del rapporto professionale tra l’assistente famigliare e l’assistito da loro “amministrato”. Da qui è nato un progetto, finanziato per una annualità dalla provincia di Milano in cui operatori appositamente formati si occupavano di monitorare e svolgere azioni di tutoring, con l’obiettivo di garantire un buono standard di qualità alla relazione di cura. Dalla valutazione di questa esperienza progettuale è emerso che per creare un rapporto di lavoro professionale e reciprocamente soddisfacente è indispensabile partire col “piede giusto”, cioè:

  • realizzare una buona analisi del bisogno di accudimento per l’assistito, per definire con precisione le prestazioni, gli orari, l’inquadramento, l’approccio relazionale più adeguati alle sue esigenze;
  • raccogliere i profili delle/dei candidate/i al ruolo di assistenti famigliari in modo da individuarne le competenze (specifiche e trasversali), comprenderne la professionalità, l’affidabilità e le modalità relazionali impiegate sul lavoro, oltre che conoscere disponibilità di orario, mansioni da svolgersi, spostamenti, etc.

Solo in questo modo è possibile realizzare un incontro non casuale tra bisogni e risorse, base essenziale per la creazione di un buon rapporto di lavoro.

Potete illustrarci brevemente la vostra esperienza e quali sono i servizi da voi offerti alle/ai assistenti famigliari e alle famiglie?

Il servizio conCura ha iniziato ad operare a giugno 2010 nel territorio di Milano e provincia. I capisaldi di conCura riguardano la realizzazione del bilancio delle competenze per le/i candidate/i al ruolo di assistenti famigliari, con inserimento dei profili in una database dedicato; un’approfondita analisi del bisogno di accudimento, effettuata tramite visita domiciliare; il supporto alle famiglie nella definizione degli aspetti contrattuali, orario di lavoro (non dando per scontato l’uso delle formule più conosciute, cioè convivente e full-time, ma proponendo, in base alle esigenze specifiche, part-time, spezzati, notturni, etc.), definizione delle prestazioni da erogare, del relativo mansionario e costo del lavoro; la preselezione delle/dei potenziali lavoratrici/tori da inserire; l’accompagnamento alla contrattualizzazione (preparazione lettera di assunzione, dichiarazioni, etc.); il tutoraggio post assunzione; le sostituzioni in caso di ferie, malattia o avvicendamento del/della assistenti famigliare.
La caratteristica fondamentale di conCura è che ogni famiglia e l’assistito sono seguiti da un operatore, che diventa il punto di riferimento nel tempo per quanto riguarda l’assistenza domiciliare, svolgendo quindi una funzione di case manager garantendo continuità relazionale anche in situazioni di cambiamento delle condizioni dell’assistito o dell’assistente famigliare. In altre parole conCura basa le sue azioni sulla figura di un “mediatore” che non cambia nel tempo e si interfaccia con assistito, assistente famigliare e caregiver.

Quali costi sostiene una famiglia che si rivolge al vostro servizio?

Il servizio comporta diverse fasi di presa in carico e differenti opzioni, sempre personalizzate.
Il costo del servizio varia, infatti, a seconda della tipologia di pacchetto più appropriata alle esigenze di assistito e care giver. Tale costo parte da una spesa una tantum per la sola selezione dell’assistente famigliare pari a 291 euro lordi totali, oppure può essere rateizzato con cadenza mensile a partire da un minimo di 70 euro al mese. Il rimanente costo viene costruito ad hoc.

Cosa “fa la differenza” per una famiglia e per un’assistente famigliare a rivolgersi ad un servizio come il vostro? Qual è il valore aggiunto?

L’accuratezza prima di tutto. Ciascuna delle attività svolte da conCura si basa su precise procedure e impiega strumenti validati. La finalità di conCura è superare l’approssimazione tipica di questo settore, tale per cui “una badante vale l’altra” e il fatto che spesso l’assistito non viene nemmeno interpellato rispetto alla sua visione della cura domiciliare (se e come è desiderata, quali precise esigenze, eventuali incompatibilità).
Un altro valore aggiunto è la legalità, che per troppo tempo non è stata messa in primo piano producendo enormi danni in termini di tutela dei diritti del malato e dei lavoratori, con gravi conseguenze anche economiche (il numero delle cause di lavoro in questo ambito è enormemente aumentato).

Quali elementi di criticità/difficoltà individuate nella vostra esperienza? Su quali pensate potrebbero esserci margini di sviluppo e miglioramento?

Il tema critico è l’integrazione tra i diversi sistemi di cura e assistenza, il superamento dei compartimenti stagni tra sanitario e sociale, pubblico e no profit. Un esempio può essere dato dalla questione delle dimissioni ospedaliere protette. Oggi la maggior parte degli ospedali decide unilateralmente le dimissioni del paziente, a volte comunicandolo all’ultimo momento, a prescindere dalle condizioni di autonomia dello stesso.
Si prevede che nei prossimi anni la domiciliarità tenderà ad aumentare, di conseguenza sarebbe auspicabile creare modalità assistenziali basate sulla collaborazione e l’integrazione dei diversi servizi, per armonizzarne i passaggi, evitare sovrapposizioni e offrire servizi di maggiore qualità e di più semplice comprensione (perché tra loro interconnessi) per anziani, persone non autosufficienti e caregiver.
Un aspetto importante da non sottovalutare e che, dall’esperienza maturata sinora sembra essere molto presente, è che spesso l’anziano fa resistenza alla prospettiva di essere assistito da una persona non della famiglia. Per due motivi fondamentali: da un lato il dover accettare il proprio decadimento fisico, dall’altro il percepire la perdita di autonomie e libertà d’azione a causa della presenza dell’assistente famigliare. Anche i caregiver vanno accompagnati in questo percorso poiché, seppur abbiano un grado di consapevolezza diverso dall’anziano, hanno bisogno di essere supportati, introducendo “l’aiuto” in modo graduale e adeguato al contesto e alla persona da accudire.

Alla luce della crisi economica e del taglio delle risorse quale scenario prevedete, nei prossimi anni, per un servizio come il vostro? Da quando avete avviato l’esperienza ci sono già segnali si cambiamento in atto?

La previsione è che i posti letto nelle RSA rimarranno stabili e, a fronte dell’incremento della popolazione anziana, ciò comporterà che la richiesta di cure a domicilio aumenterà. Nello stesso tempo le ore a disposizione per i servizi voucherizzati di ASL e Comuni (SAD e ADI) diminuiranno. Da qui l’ipotesi di crescita dell’assistenza domiciliare fornita da personale retribuito o da famigliari.
Quello che abbiamo potuto osservare nel corso del 2012 è che le famiglie, i cui membri hanno subito licenziamenti o tagli dell’orario di lavoro, hanno rinunciato all’impiego di assistenti famigliari, preferendo accudire direttamente i propri cari. Inoltre è aumentata l’offerta di lavoro come assistente famigliare da parte di cittadini italiani.
Lo scenario descritto indicherebbe come ripercussioni sul nostro servizio un aumento del suo utilizzo, il condizionale è dovuto al fatto che, perché ciò avvenga, deve prevalere una cultura della legalità (per cui il lavoro di cura è regolare e non in nero o grigio) e una sensibilità rispetto alla valorizzazione delle competenze richieste per svolgerlo.

Ulteriori piste di sviluppo?

Sicuramente può essere interessante segnalare gli accordi che stiamo avviando con alcune realtà del territorio che evidenziano un cambiamento nell’approccio a questa tematica. Le forme sono diverse. Da qualche tempo abbiamo iniziato ad accogliere le richieste di collaborazione provenienti da Enti privati e pubblici (soprattutto Comuni), organizzazioni come i CRAL aziendali o aziende che hanno sviluppato un sistema di welfare, associazioni, ospedali.
L’offerta del nostro servizio passa attraverso i loro canali comunicativi e informativi che ci mettono in contatto con le famiglie interessate con le quali, poi, gestiamo direttamente il rapporto. Abbiamo un accordo per esempio con una clinica privata convenzionata: alle famiglie dei pazienti offriamo prezzi agevolati e canali ancora più semplificati per accedere al nostro servizio.
Nel caso delle aziende siamo generalmente noi a proporci in quanto probabilmente non c’è ancora nei confronti dell’anziano o della persona non autosufficiente la stessa attenzione che invece si è sviluppata maggiormente intorno alle problematiche di accudimento della prima infanzia (ad esempio i nidi). Le aziende interessate fanno da veicolo informativo per i dipendenti, facendo anche da garante per la qualità del nostro servizio. Stiamo pensando però di sviluppare diversamente in futuro il canale informativo ai dipendenti coordinandolo insieme alle aziende stesse.
I comuni, facenti parte della nostra rete, orientano a noi le richieste di inserimento nel settore del lavoro di cura che arrivano ai loro Informagiovani. In questo caso noi offriamo un servizio di selezione/valutazione del personale.
Nel 2012 abbiamo gestito per conto della Provincia di Milano una consulenza online per i caregiver e oggi, con le competenze e l’esperienza acquisite, pensiamo di avviare autonomamente un servizio di questo tipo sul nostro sito. I nostri consulenti possono coprire svariati aspetti: da quello legale al counselling, dalla consulenza organizzativa alla formazione e supervisione, etc.
È importante uscire dallo schema classico della “badante”. Questa non è l’unica possibilità di collaborazione esistente, ma ne esistono di svariate. Sicuramente un inserimento dolce garantisce sia la salvaguardia dell’aspetto economico, sia il rispetto della persona da accudire.