Il contesto nazionale
L’esigenza di servizi dedicati alla prima infanzia è stata ampiamente riconosciuta a livello europeo, sia come elemento centrale per lo sviluppo dei futuri cittadini ma anche per favorire la partecipazione al mercato del lavoro, soprattutto femminile. L’effetto delle politiche di questi anni ha portato il nostro paese ad un incremento dell’offerta dei servizi di asili nido e dei servizi integrativi del +23,8% in 4 anni, passando da 230 mila a quasi 300 mila posti disponibili sull’intero territorio. L’offerta dei nidi di infanzia a livello nazionale oggi si compone quasi equamente di servizi pubblici (54,8%) e privati (45,2%), ma con qualche differenziazione territoriale: i servizi pubblici sono ancora nettamente prevalenti nel Nord Est (63,6%), mentre nelle regioni del Nord Ovest e Centro l’offerta privata ha già cominciato a superare quella pubblica. Il privato è invece ovunque nettamente superiore nella gestione dei servizi integrativi. Quanti sono i bambini che possono usufruire dei servizi prima infanzia, ovvero quale è il tasso di copertura della popolazione 0-2 anni? I dati forniti dall’Istat ci offrono anche un quadro sulla diffusione territoriale, ovvero sul numero dei Comuni oggi coperti da servizi per la prima infanzia[3]. A fianco del trend positivo della dotazione di posti e del tasso di copertura del bisogno potenziale, cresce complessivamente anche la spesa investita per quest’area di servizi. [1] Il Piano nidi ha come obiettivo l’incremento dell’offerta di servizi per bambini 0-3 anni e la promozione del superamento dello squilibrio tra Nord e Sud del paese. le risorse complessivamente investite sono circa 728 milioni (2007-2009), a cui si sono aggiunti altri 100 milioni nel 2010. Per maggiori informazioni http://www.politichefamiglia.it/documentazione/dossier/piano-straordinario-per-lo-sviluppo-dei-servizi-socio-educativi-per-la-prima-infanzia/il-piano-straordinario.aspx
Il nostro paese nel corso dell’ultimo decennio ha condiviso l’importanza di investire nel potenziamento delle politiche e dei servizi per la prima infanzia e ha assunto l’impegno a raggiungere gli obiettivi posti a livello europeo: fare in modo che, entro il 2010, almeno il 33% dei bambini avesse la possibilità di usufruire di un servizio educativo per la prima infanzia (asili nido o servizi integrativi).
Il quadro italiano è caratterizzato da alcuni elementi di criticità: lo storico divario tra Mezzogiorno e il resto del Paese; la difficoltà delle donne italiane a conciliare figli e lavoro, dovendo spesso scegliere tra avere un impiego o avere dei figli; il continuo e progressivo posticipo dei tempi della procreazione, spesso dettata da ragioni economiche e dalla ricerca di una posizione lavorativa più stabile; l’aumento delle famiglie monoparentali, più esposte al rischio di povertà e alle necessità di sostegno per la gestione dei figli.
Politiche e investimenti per sostenere il sistema dei servizi per la prima infanzia quindi è apparso, e appare tutt’ora, un tema centrale per l’agenda politica. In anni recenti il Piano Straordinario Nidi
Alcuni recenti studi – l’indagine Istat sull’offerta comunale di asili nido e altri servizi socio-educativi per la prima infanzia, l’ultimo Monitoraggio del Piano di sviluppo dei servizi socio-educativi per la prima infanzia a cura dell’Istituto degli Innocenti e i recenti dati di Cittadinanzattiva sui costi dei servizi – consentono di tratteggiare un quadro sulla situazione raggiunta e comparare la posizione lombarda a quella di altre realtà regionali.
Continua il trend di crescita dell’offerta
Anche l’offerta lombarda ha seguito questa linea di tendenza, +16,4, anche se con una velocità di crescita inferiore a quella della media nazionale e di altre regioni comparabili – cfr Tab.1 in allegato.Prevale l’offerta privata[2]
Pur in un trend di crescita generale, la Lombardia, se comparata le altre Regioni, si caratterizza per una netta prevalenza dell’offerta privata, arrivando nel 2011 al 56,1% di posti privati sul totale di quelli presenti. E’ infatti l’unica regione a presentare una crescita di queste proporzioni, tra le regioni comparabili solo il Veneto mostra una tendenza simile, ma comunque inferiore (52%). – cfr Tab.2 in allegato.Cresce la capacità di risposta al bisogno ma ancora sotto all’obiettivo UE
Su questo fronte, come detto, l’obiettivo europeo assunto dal nostro paese era di pervenire entro il 2010 a una copertura di almeno un terzo del target potenziale. Pur nello sforzo compiuto in questi anni, che ha più che raddoppiato la capacità di risposta al bisogno, i dati dell’ultimo monitoraggio fotografano a fine 2011 un tasso di copertura nazionale del 19,4%, dunque ancora considerevolmente inferiore allo standard europeo. Anche includendo, tra l’offerta possibile, gli anticipi alla scuola dell’infanzia – oggi scelta sempre più diffusa tra le famiglie a causa dell’impatto della crisi e delle considerevoli possibilità di risparmio che questa consente – il dato cresce al 23,9% ma rimane comunque al di sotto dell’obiettivo-target.
In Lombardia sono 2 su 10 (20,7%) i bambini sotto i tre anni che hanno la possibilità di accedere ai servizi prima infanzia nel 2011, dato superiore alla media nazionale ma al di sotto di quanto raggiunto dalle altre regioni del Nord e anche del Centro (25,1% Nord Est e 21,9% Nord ovest e 22,2% Centro). In particolare la nostra regione non sembra aver puntato sull’offerta di servizi integrativi, che consentono oggi la copertura di meno dell1% del bisogno potenziale, scelta invece compiuta in altri contesti e che è stata una variabile chiave per raggiungere tassi di copertura superiori – cfr Tab.2 in allegato.
Se si osservano i dati Istat inoltre, torna una costante: la Lombardia cresce, ma cresce con intensità minore. Seppur la capacità di copertura del bisogno mostra un segno positivo nel quadriennio 2008-2011, la velocità di crescita è stata inferiore a quella delle altre realtà del Nord (+2,3% per la Lombardia contro il +4,4 medio del Nord ovest e +5,0 del Nord Est – cfr tab.4 in allegatoIn aumento la diffusione territoriale dei servizi
Il primo elemento che emerge è il permanere dello storico squilibrio tra nord e sud (86,5 dei comuni coperti nel Nord Est contro il 57% del Sud e il 26,7% delle Isole). Pur con gli sforzi condotti in questi ultimi anni, questo continua ad essere un tratto caratteristico del nostro paese.
La situazione generale tuttavia ha visto un complessivo miglioramento nel tempo, vedendo aumentare il numero dei comuni coperti dal servizio di oltre 6 punti percentuali in quattro anni, anche se si comincia a registrare un lieve arretramento nel corso del 2011. Questo dato, che segna per la prima volta un’inversione di tendenza, è forse il primo segnale dell’effetto della crisi e delle difficoltà economico-finanziarie che enti locali, servizi e famiglie stanno vivendo – cfr tab.5 in allegato.I costi: cresce la spesa dei Comuni, ma in aumento anche la spesa delle famiglie
La spesa che i Comuni hanno impegnato per sostenere nidi e servizi integrativi pubblici, o in convenzione, continua a vedere un trend positivo: +3,8 nel periodo 2009-2011. Anche in questo caso tuttavia il 2011, per la prima volta dopo anni, ha segnato l’inizio di un rallentamento “arrivando – dice il comunicato Istat – a livelli inferiori a quelli registrati nel 2005”. Nel 2010 la crescita infatti era stata del +5,7 e nel 2007 +6,9%. Anche questo è da leggere come un segnale di cambiamento nel trend di sviluppo e possiamo stimare che certamente subirà ulteriori frenate in relazione all’impatto dei tagli dei trasferimenti agli enti locali e alle politiche di rigore sulla spesa pubblica, che hanno già cominciato a mostrare le prime ricadute concrete sui bilanci comunali e che si stima si aggraveranno ulteriormente per il 2012.
In questo scenario la Lombardia, come già evidenziato da altre analisi sulla spesa sociale dei comuni (si veda articolo Laura Pelliccia), sembra anticipare i tempi, mostrando già un segno negativo nel trend di spesa dell’ultimo anno, pari a – 0,2%.
Parallelamente i dati Istat mostrano anche una crescita della spesa sostenuta dalle famiglie, che a livello nazionale ha visto un incremento + 5,1% (2010-2011). La nostra regione, insieme a Liguria e Veneto, mostra livelli di crescita ancora superiori (+6,7) – cfr Tab.6 in allegato.
L’analisi periodica dell’osservatorio di Cittadinanzattiva sulle rette applicate alle famiglie per l’accesso ai servizi comunali, basata su rilevazioni in alcuni comuni capoluogo di provincia, infine ci può offrire uno spaccato di quanto pagano mediamente le famiglie.
Per l’anno 2012, la retta media è risultata pari a 302 euro mensili, ma con una certa variabilità a seconda dell’area geografica di provenienza e soprattutto una grande differenziazione tra città a città – cfr tab.7 in allegato.
La Lombardia, seconda alla sola valle D’Aosta, risulta la regione con la retta media più alta (403 euro) e tra le 10 città “più care” segnalate nel rapporto si trovano ben 4 realtà lombarde: Lecco, Sondrio, Bergamo e Mantova. La variabilità tra le città è altissima: 315 euro di differenza tra Milano e Lecco.
Anche in questo studio emerge un trend di crescita delle rette applicate ai cittadini, particolarmente significative per le città di Cremona (+3,3%) e Como (+2,6%) – cfr tab.8 in allegato.
[2] Si intende l’offerta a titolarità privata, a cui fanno riferimento sia i posti immessi nel libero mercato che quelli eventualmente convenzionati con il servizio pubblico.
[3] E’ bene precisare che il dato si riferisce unicamente all’offerta comunale o convenzionata, pertanto potrebbe subire variazioni (in crescita) considerando l’offerta privata.