Il rapporto della Caritas Ambrosiana, accanto ai dati sulle caratteristiche dell’utenza che si è rivolta ai Centri di Ascolto e ai servizi Caritas del territorio, un approfondimento di quest’ultima pubblicazione è il ruolo che in questi anni di crisi stanno svolgendo le famiglie nell’attenuare gli effetti sociali della disoccupazione crescente, ovvero la famiglia come “motore di innovazione sociale”. Riproponiamo una sintesi dei principali risultati della ricerca condotta, rimandando al sito dell’Osservatorio per ulteriori approfondimenti.

Le caratteristiche dell’utenza

Il territorio di riferimento della Diocesi di Milano ha un’estensione che copre le province di Milano, Lecco e Varese e include sette zone pastorali (Milano, Rho, Sesto San Giovanni, Monza, Melegnano, Varese e Lecco).
Le persone incontrate nel corso del 2011 attraverso il lavoro svolto dai 59 Centri di Ascolto e dai tre servizi Caritas (SAI – Servizio Accoglienza Immigrati, SAM – Servizio Accoglienza Milanese e SILOE – Servizi Integrati Lavoro, Orientamento, Educazione) sono complessivamente 16.751, in forte prevalenza persone che hanno avuto accesso alla rete dei Centri di ascolto (13.138, pari al 78,4%).
Rispetto al dato raccolto nel 2010 si segnala una diminuzione di circa 5 punti percentuali del numero di persone incontrate, calo che viene attribuito al termine della prima fase del Fondo Famiglia Lavoro, fondo che a partire dal 2009 ha rappresentato un’importante risorsa messa a disposizione delle famiglie in difficoltà, oggi in fase di riprogettazione

[1]. Se, tuttavia, questo dato viene letto per il triennio 2008-2011, il numero totale di persone accolte risulta aumentato di circa 1.000 unità, ciò a conferma di una continua crescita del numero di richieste rispetto agli anni a ridosso della crisi economica.
La Tabella 1 riporta il dettaglio per zona pastorale e genere. Si può facilmente notare come nella sola zona di Milano graviti circa il 50% del numero di utenti, dato riconducibile sia al numero di centri di ascolto presenti (22 su 59) che al fatto che i servizi SAM, SILOE e SAI operano prevalentemente sul territorio cittadino.
Dal punto di vista del profilo socio-anagrafico, in continuità con quanto rilevato negli anni passati, le persone assistite sono principalmente: donne (il 65,2%), di origine straniera (per il 73,5% dei casi), giovani (il 34,7% ha meno di 35 anni) ed in età lavorativa (solo il 3,1% supera i 65 anni), dato che non vede significative differenze per zona pastorale (vedi Tabella 2 e Tabella 3).
Il dato relativo alla distribuzione degli utenti per condizione professionale mette ben in luce come sia la mancanza del lavoro il principale bisogno intercettato: a prevalere nel 40,1% dei casi sono infatti i disoccupati da breve tempo, seguiti con il 26,2% da coloro che sono privi di un’occupazione da un arco temporale più lungo (vedi Tabella 4). Va altresì considerato che vi è una fascia di utenza pari al 15,6% che, seppur in possesso di un’occupazione, si rivolge comunque alla rete di aiuti Caritas, ciò a conferma del fatto per cui la presenza di un lavoro non sempre rappresenta una garanzia di assenza di condizione di fragilità.

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Completiamo il quadro relativo all’utenza con la distribuzione per macrocategorie di bisogni espressi, proponendo in questo senso le prime cinque voci che emergono dal dato complessivo e il posizionamento all’interno di ciascuna zona pastorale (vedi Tabella 5[2]).
In stretta connessione con il quadro che emerge dalla condizione professionale dell’utenza, i principali bisogni espressi riguardano l’occupazione e il reddito.
A fronte di questi bisogni, viene segnalato come complessivamente, coerentemente con la loro mission, i centri di ascolto intercettati dall’indagine hanno nel 2011 offerto sostegno personale al 53,5% degli assistiti,  fornito beni materiali e servizi (per il 30,3% dei casi), offerto consulenza lavorativa (nel 25,1%).
Dal dettaglio evidenziato in Tabella 6, si evince come i principali interventi attivati sono la distribuzione di beni che soddisfano le richieste alimentari e l’ascolto: si sottolinea in questo senso  la permanenza di difficoltà da parte degli operatori e dei volontari Caritas nel fornire risposte adeguate alla richiesta crescente e multi-sfaccettata da parte delle famiglie. Si presenta sempre più l’esigenza di poter diversificare il ventaglio di risposte possibili, ampliando la conoscenza di esperienze locali e buone prassi da replicare adattandole al proprio territorio. E’ in questo scenario che si colloca l’approfondimento sulle esperienze che hanno visto protagoniste le famiglie all’interno delle comunità.

Famiglie in rete: le reti di solidarietà attivate dalle famiglie

La ricerca qualitativa condotta dall’Osservatorio ha portato alla selezione di sette esperienze in cui le famiglie si sono messe in gioco personalmente, con modalità e gradi coinvolgimento diversi, per sostenere altre famiglie in difficoltà, scelte sulla base dei contatti stabiliti nel tempo con Caritas Ambrosiana:

  • l’esperienza “Una casa per Pollicino” di San Vittore Olona (Zona 4- Rho);
  • l’esperienza “Famiglie solidali” dell’oratorio della parrocchia San Nicolao della Flue di Forlanini (Zona 1- Milano);
  • il “Fondo Famiglia Rogoredo”, iniziativa promossa dal gruppo familiare della Parrocchia Sacra Famiglia di Rogoredo (Zona 1- Milano);
  • il progetto “Se chiedo sto meglio, se dono ricevo” del Centro di ascolto SS. Pietro e Paolo di Turate (Zona 4- Rho);
  • l’iniziativa “Famiglie che si prendono cura” della Caritas parrocchiale di Erba (Zona 3- Lecco);
  • il progetto “Adotta una famiglia” di Bresso (Zona 5- Monza);
  • l’iniziativa “L’avete fatto a me” di Paderno Dugnano (Zona 7- Sesto San Giovanni).

Beneficiari principali delle esperienze segnalate sono famiglie in difficoltà economiche, supportate attraverso un sostegno personalizzato e, laddove disponibili, aiuti economici finalizzati.
Nel rimandare alla lettura del testo per informazioni più dettagliate e le schede monografiche di sintesi, proponiamo alcune considerazioni trasversali, ovvero:

  • sono le famiglie stesse che hanno deciso di attivarsi in supporto ad altre famiglie in difficoltà: si richiama ad esempio come l’Associazione Casa di Pollicino nasce nel 2000 su iniziativa di un gruppo di giovani famiglie che sperimenta forme di reciproco aiuto nella gestione dei compiti di cura quotidiani, così come il Fondo Famiglia di Rogoredo, il cui “motore del progetto” è stato la perdita del lavoro di un membro del gruppo familiare della parrocchia;
  • sono esperienze che esprimono un’intenzionalità educativa: quale che sia la forma di aiuto che viene attivata, si sottolinea la finalità educativa nei confronti delle persone che si intendono aiutare.L’idea di aiuto che viene promossa è quella di un “processo che si costruisce nella relazione in una logica di reciprocità dove chi aiuta e chi viene aiutato collaborano con ruoli diversi alla definizione di un progetto comune”. E’ in questa direzione che possiamo collocare la scelta di proporre il sostegno economico secondo la formula del micro-credito, in linea con gli interventi attivati anche da attori istituzionali e nella prospettiva di promuovere una responsabilizzazione delle famiglie a cui viene indirizzato l’aiuto. E’ sicuramente una ricaduta interessante di questo approccio quanto richiamato dall’esperienza dell’Associazione Casa di Pollicino per cui molte delle famiglie aiutate partecipano successivamente alle attività ordinarie dell’associazione e alla vita della comunità;
  • sono esperienze con una buona dose di flessibilità, intesa come capacità di leggere la realtà locale e di adattare i propri interventi all’evoluzione delle situazioni intercettate. L’esperienza dell’Associazione Casa di Pollicino, sebbene non sia nata con l’obiettivo di offrire aiuti di tipo economico, di fatto ha incontrato il bisogno di tipo economico provocato dalla crisi proponendo vari interventi di risposta quali micro-credito, gruppi di acquisto, forme di scambi di beni tra famiglie;
  • sono esperienze che tuttavia sono ancora in cerca di un loro equilibrio tra la prevalente informalità che le caratterizza e la rete dei servizi presente nei rispettivi territori. L’informalità delle modalità di intervento attivate viene vista come un limite nel momento in cui si fanno fatica a vedere dei risultati tangibili in breve tempo o alcune famiglie a cui viene indirizzato il proprio aiuto non riescono ad uscire dalla situazione di fragilità in cui si trovano. E’ principalmente in questi casi che si manifesta l’esigenza di poter accedere a canali di aiuto più strutturati attivando collaborazioni con vari altri soggetti della rete (ad esempio servizi sociali, cooperative sociali e associazionismo, altre parrocchie). In particolare in alcune delle esperienze intercettate dalla ricerca si mettono in evidenza  collaborazioni di successo, ciò a testimonianza di una crescente “maturità” da parte delle famiglie promotrici nel posizionarsi all’interno della rete dei servizi e nell’attivare le risorse presenti nel territorio.


[1] Si precisa in questo senso che sono stati definite le condizioni per la seconda fase del Fondo, i cui beneficiari saranno persone disoccupate e con almeno un figlio a carico. Tre i percorsi che potranno essere attivati, ovvero: percorsi di orientamento e formazione professionale, interventi di microcredito, erogazione di contributi economici a fondo perduto. Si veda http://www.caritasambrosiana.it/fondo-famiglia-lavoro/come-funziona-il-ffl.
[2] Nella lettura della Tabella 5 si consideri che le percentuali sono state calcolate sul numero di utenti e che, ciascun assistito ha espresso agli operatori Caritas con cui si è interfacciato più di un bisogno (il dato medio è pari a 1,7).