La riduzione dei posti letto ospedalieri  a seguito della spending review

La manovra che passa sotto il nome di “spending review”  era assolutamente necessaria , anche se sono certo che sarebbe bastata una gestione oculata  e rispettosa delle risorse a disposizione (sia economiche che umane)  per evitare tagli importanti che rischiano di essere deleteri.

Le indicazioni dalla Spending Review – L. n. 135 del 7 Agosto 2012

Riduzione del finanziamento del SSN complessivamente per 6,8 miliardi di euro nel quadriennio 2012-2015.
Attraverso risparmi su

  • le procedure di acquisto dei farmaci,
  • i contratti di appalto di beni e servizi in essere,
  • i tetti di spesa per i dispositivi medici e per i contratti stipulati con gli erogatori privati di prestazioni sanitarie,
  • la proroga al 2015 delle vigenti misure di riduzione della spesa sul personale
  • il taglio dei posti letto – 3,7 posti letto, compresi post-acuti, per mille abitanti.

Per la Lombardia

  • –  2.337 posti letto, di cui 1.426 acuti e 911 post-acuti

Lo sviluppo delle tecnologie, le nuove tecniche operatorie, i passi nella ricerca scientifica hanno consentito di accorciare i tempi di ricovero ospedaliero,  migliorando la qualità di vita degli utenti  e rendendo  più celere l’accesso all’ospedale, dove in precedenza alcuni  posti letto venivano occupati impropriamente per giorni e giorni.
Ciò consente di ottimizzare i tempi e l’impiego delle risorse, per cui la riduzione dei posti letto in ospedale mi trova assolutamente d’accordo.

I nuovi scenari possibili

La strada imboccata ha necessariamente aperto nuovi scenari a partire dai centri per subacuti, fase successiva al ricovero in ospedale e precedente ad un rientro in famiglia o al ricovero in RSA.
Da ciò che si capisce, tale operazione è a somma zero: tanti sono i posti letto ospedalieri tagliati, tanti sono i posti letto per  subacuti creati.  In questo modo, però, i costi a giornata per utente sono molto inferiori e vengono salvaguardati ( mi verrebbe da pensare) i posti di lavoro.
Di fatto è stata realizzata una nuova “maglia” nella rete dei servizi alla persona cercando di rendere il circuito più razionale e rispondente ai bisogni della persona.

I cambiamenti e le ricadute per i gestori

Le recenti delibere della Regione Lombardia,  ed in particolare la DGR 3540 del maggio scorso, in materia di esercizio e accreditamento, per alcuni gestori cambiano ben poco.  Per altri, invece, comportano  molte modifiche  dal punto di vista dell’attività burocratica e dell’incremento dei costi (si veda in proposito anche l’intervista a Valeria Negrini).
Questa Dgr di fatto  può essere considerata una sorta di “vademecum”  sui requisiti strutturali, gestionali e organizzativi di cui ogni Unità Operativa Socio-Sanitaria (RSA, CDI, CDD, Hospice, CSS, ecc.) deve essere in possesso ai fine dell’autorizzazione al funzionamento e dell’accreditamento. In grandissima parte tali requisiti erano previsti dalle DGR emanate per le diverse unità di offerta.
Sono state invece  introdotte  alcune novità mutuate anche da leggi nazionali: Codice Etico, Modello Organizzativo previsto dal D.Lgs. 231/2001.
Sono previste nuove modalità per documentare il possesso dei requisiti.
E’ previsto l’obbligo della personalità giuridica, del revisore, dell’organo di vigilanza per D.Lgs. 231/2001.
Per le realtà medio-piccole questo costituirà un incremento relativo importante della burocrazia e dei costi, a fronte di contributi regionali fermi e di rette di degenza sulle quali non si può continuamente fare leva.
In questa difficile situazione economica, infatti, utenti e famiglie fanno fatica a pagarle  e gli Enti Gestori  fanno “da banca” ai propri clienti.

I cambiamenti per gli ospiti

Per gli ospiti le cose non cambiano; anzi  la qualità del servizio viene maggiormente garantita.
Ritengo  infatti che il lato positivo della nuova DGR sia quello di rendere più chiaro ogni processo e ogni procedura, tracciando in maniera razionale tutti i percorsi  relativi all’assistenza a favore degli ospiti stessi.  Naturalmente c’è il rischio che,  a fronte dell’aumento dei costi e di ricavi pressoché fermi , si tenda ad appiattirsi su un minutaggio minimo settimanale di assistenza all’ospite (901 minuti ospite a settimana per le RSA accreditate) mentre prima si riusciva a garantire qualche minuto in più (ogni minuto ha un costo importante……).

Le nuove politiche alternative alla residenzialità tradizionale

In questo quadro di difficoltà –  economica e di sostenibilità –  del sistema RSA a contratto (con contributi a carico del SSR) causato dall’incremento costante della popolazione anziana, si stanno facendo avanti politiche rivolte alla semi-residenzialità e al domicilio (si veda in proposito l’intervista a G. Guerrini).
A mio parere si tratta di una partita molto difficile da giocare, perché significa per un gestore di residenzialità “classica” fare cose abbastanza diverse, che riguardano soprattutto la domiciliarità.  Tuttavia potrebbe avere aspetti positivi a patto che vi sia un ambito familiare in grado di reggere.
I lati positivi consistono:

  • innanzitutto, nel mantenimento dell’anziano a casa propria, evitando l’istituzionalizzazione o spostandola il più lontano possibile nel tempo
  •  nella possibilità di offrire interventi mirati con costi inferiori
  • nel la possibilità di riservare  i posti di ricovero alle persone più bisognose , garantendo la risposta giusta al giusto bisogno.