Come i programmatori locali si sono attivati a sostegno delle sempre più diffuse situazioni di vulnerabilità sociale presenti nei loro territori?
Proponiamo in questo contributo alcune considerazioni di sintesi che emergono da una lettura trasversale di una selezione dei documenti di programmazione zonale redatti dagli ambiti distrettuali lombardi per il triennio 2012-2014.
La ricognizione ha concentrato l’analisi su 57 Piani di zona, pari al 58% del totale, campione costruito prestando attenzione a garantire il più possibile una equa rappresentatività per Provincia, Asl e tipologia di ente gestore (Comune, Consorzio di Comuni, Azienda speciale).
Focus di approfondimento di questa nostra ricerca sono stati da un lato l’analisi della domanda, interessante al fine di cogliere la mutevolezza degli scenari che si trovano ad affrontare i programmatori locali, dall’altro le strategie di intervento delineate, frutto di una sfida che vede impegnati i territori nel ripensare le proprie politiche/i propri interventi in una forma sempre più integrata con altri soggetti/opportunità presenti nel territorio, anche alla luce della forte e nota contrazione di risorse finanziarie disponibili.
Anticipiamo che alcuni degli interventi citati in questo testo saranno oggetto di approfondimento nei prossimi mesi nella sezione del sito “Nel territorio”, mentre materiali di dettaglio sulle esperienze qui citate si trovano nei piani di zona allegati a questo contributo.

Uno scenario in progressivo cambiamento

E’ unanimemente riconosciuto dagli ambiti intercettati nella nostra rilevazione che i cambiamenti nello scenario economico intercorsi in questi ultimi anni hanno avuto ricadute significative anche per i servizi sociali territoriali.
Sul “banco degli imputati” la crescita della disoccupazione e della precarietà lavorativa, fattori che hanno, oltre che direttamente contribuito a modificare le scelte di consumo e gli stili di vita, anche indotto un crescente numero di famiglie ad attivarsi alla ricerca di un supporto da parte dei servizi sociali, spesso intercettandoli per la prima volta.
Accanto ad un’utenza “storica”, ovvero principalmente un’utenza caratterizzata dalla compresenza di molteplici fattori problematici cronici, che vedono impegnati i servizi in una presa in carico “globale” e continuativa nel tempo, la sfida in cui sono ora impegnati gli operatori è quella di un’utenza “nuova” e per lo più portatrice di un bisogno specifico ma che esprime urgenza e richiede una risposta quanto mai tempestiva.
Proviamo nello specifico ad esplorare questa seconda area di fragilità, richiamando i principali elementi emersi dalla nostra analisi.

Lavoro e casa, casa e lavoro

Sono queste le due sfere, strettamente intrecciate tra di loro, in cui si concentrano le richieste di supporto provenienti dalle famiglie, seppur con qualche evidente differenza rispetto a qualche anno fa.
Le difficoltà connesse alla sfera lavorativa non riguardano solamente le famiglie che devono affrontare una situazione di disoccupazione di uno o più dei suoi componenti, ma la stessa presenza di un lavoro non rappresenta più una garanzia di autonomia. Cresce, com’è noto, il fenomeno dei “working poor” e delle famiglie in cerca di un aiuto concreto per la gestione della quotidianità, a causa del crescente costo della vita.
Una lettura precisa del contesto in cui si trovano a lavorare i servizi sociali in questo particolare periodo è ben sintetizzata dal seguente estratto dal Piano di zona di Lecco, per cui “gli operatori sociali e le reti del terzo settore sono sempre più interessati da una crescente richiesta di aiuto da parte di categorie di persone che presentano carenza di risorse materiali a causa di redditi insufficienti rispetto all’attuale costo della vita e dei servizi, difficoltà che accentuano, ma a volte anche originano, problematiche e fragilità delle relazioni, senso di insicurezza, solitudine e conflitti”.
I servizi si trovano altresì di fronte a sempre più frequenti situazioni di famiglie in difficoltà non soltanto per l’accesso, quanto altresì per la permanenza nell’abitazione principale, ciò a causa dei costi onerosi dei canoni di locazione ma anche alla sostenibilità nel pagamento delle rate dei mutui. A registrare una situazione di emergenza segnaliamo, tra i diversi ambiti intercettati nella nostra lettura, il caso bresciano

[1]: nella provincia di Brescia nell’ultimo quinquennio gli sfratti per morosità sono infatti aumentati di oltre il 90% e tra le interpretazioni di questo dato si mette in evidenza ”l’impossibilità di molte famiglie a fronteggiare canoni a costo di mercato a fronte di un progressivo contrarsi del potere di acquisto degli stipendi o addirittura della perdita/riduzione del lavoro”.

Erosione dei risparmi e difficile accesso al credito

L’alternarsi di periodi di disoccupazione, la riduzione dell’orario di lavoro e il crescente ricorso delle aziende alla cassa integrazione, ha progressivamente portato ad un’erosione dei risparmi e alla difficoltà delle famiglie nell’affrontare spese ordinarie e soprattutto “straordinarie”.
Ad aggravare questa condizione, un ulteriore fattore di criticità che si presenta con maggiore frequenza nell’utenza intercettata dagli ambiti lombardi è rappresentato dall’accesso al credito, ostacolato dalla ridotta disponibilità da parte del sistema bancario nel concedere finanziamenti ritenuti “a rischio di insolvenza”.
La concatenazione tra questa e le variabili “casa” e “lavoro” mette i servizi di fronte ad una domanda in cui, quanto più si risponde con tempestività, quanto più si riesce ad evitare un progressivo peggioramento in cui l’intervento dei servizi non è più procrastinabile e sicuramente più oneroso.
Una “casistica-tipo” riportata in questo senso in un ampio numero di contesti è quella delle famiglie in cui, a causa della perdita del lavoro di uno o più dei suoi componenti, si sono accumulati arretrati di diversi mesi nel pagamento di affitto o mutuo, morosità di entità difficilmente colmabili senza un supporto esterno. Proprio per la situazione di precarietà lavorativa in cui si trovano, anche se transitoria, per molte di queste famiglie l’accesso ai canali di credito è spesso precluso ed il rischio di trovarsi in una situazione di sfratto esecutivo, come evidenziato ad esempio nel bresciano, è sempre più alto. Il poter dunque per i servizi intervenire in questa “area grigia” di fragilità, prima che si trasformi in vera e propria emergenza, , diventa quanto mai cruciale.

Alla ricerca di strategie alternative

In considerazione del mutato scenario relativo alla domanda intercettata dai servizi nonché della contrazione delle risorse a disposizione, le strategie di risposta identificate dagli ambiti trovano un filo conduttore comune nel potenziamento della cooperazione tra i diversi “portatori di interesse”.
A dimostrazione dell’aver introiettato l’indicazione delle linee guida regionali di sviluppare una nuova logica imprenditoriale di rete, si mette in evidenza in diversi ambiti l’attenzione a lavorare  nella prospettiva di creare un “network” sempre più ampio che metta insieme le molteplici (ma ancora frammentate) iniziative ed esperienze di contrasto alle situazioni di vulnerabilità presenti nei territori, in una commistione sempre più forte tra pubblico e privato.
L’analisi degli interventi promossi a livello territoriale mette così in evidenza alcune azioni correttive ed integrative che si stanno adottando rispetto al passato. Richiamiamo quelle che ci sono sembrate più significative, anche in relazione al contesto in cui si inseriscono.

Casa

Relativamente al tema “casa”, le azioni a cui i servizi sono ricorsi tradizionalmente, quali l’assegnazione di alloggi ERP, l’erogazione dei contributi stanziati a livello regionale a valere sul FSA piuttosto che l’intervento economico di sostegno alle spese (pagamento utenze, affitto, ecc.), si stanno progressivamente rivelando insufficienti a causa della crescente domanda da parte delle famiglie. Ciò ha spinto i territori verso la ricerca di soluzioni alternative, segnaliamo in questo senso:

  • la messa a disposizione di servizi di “housing temporaneo” nella prospettiva di offrire un supporto “tempestivo” ma anche “circoscritto nel tempo”, di modo da consentire il raggiungimento di un numero più ampio di beneficiari. Trattasi, nello specifico, di soluzioni che vedono l’accesso a strutture e servizi a prezzi calmierati, rivolti in particolare a chi non appartiene alle classi che hanno diritto all’accesso ad alloggi di edilizia residenziale pubblica, con la finalità di offrire un supporto per l’appunto “temporaneo” e agevolare le famiglie alla ricerca di un’abitazione adeguata alle proprie possibilità finanziarie;
  • l’attivazione di gruppi di lavoro/network sovra-comunali o sovra-distrettuali finalizzati all’individuazione di alloggi per i quali attivare “affitti concordati”, più sostenibili rispetto al mercato attuale. Citiamo a titolo esemplificativo l’esperienza  portata avanti dall’ambito di Garbagnate (Mi) ma anche dall’ambito della Valle Trompia (Bs) con  il progetto biennale “L’Abitare Sociale” promosso dal Terzo Settore e finanziato dalla Fondazione Cariplo (vedi allegato).

Lavoro

Sul fronte lavorativo l’impegno messo in campo dagli ambiti intercettati nella nostra rilevazione viene fortemente orientato anche in questo caso alla messa in rete delle risorse presenti nonché verso azioni di accompagnamento sociale e supporto alla riqualificazione delle competenze. E’ interessante citare in questa direzione (vedi allegato):

  • l’esperienza del Piano di zona di Lecco del Fondo Famiglia Lavoro, avviata nel 2011 per iniziativa di Caritas e delle Parrocchie di Lecco, Fondazione Comunitaria, Comune di Lecco, Consorzio Consolida e che ha visto la messa in rete di risorse per l’avvio di assunzioni temporanee di persone in grave difficoltà economica e sociale;
  • l’ipotesi di intervento prevista dal Piano di zona di Busto Arsizio (Va) denominata “Voucher per il re-inserimento lavorativo”, finalizzato ad “incentivare il reimpiego della persona adulta nel mercato del lavoro, con particolare riferimento a coloro che restano esclusi dagli ammortizzatori sociali”, ritenuto un valido strumento per attuare interventi formativi o di orientamento ed accompagnamento all’inserimento lavorativo;
  • l’esperienza del Progetto “Reddito di Promozione Sociale” del distretto di Cernusco sul Naviglio (Mi), il cui obiettivo primario dichiarato consiste nel favorire l’inserimento lavorativo di persone in situazione di emarginazione attraverso molteplici forme di accompagnamento sociale.

Trasferimenti monetari

Di fronte alle evidenti difficoltà delle famiglie dal punto di vista economico e alle ridotte possibilità di accedere ai canali di finanziamento tradizionali, permane un frequente ricorso degli ambiti all’erogazione di trasferimenti monetari, seppur con qualche variazione rispetto agli anni passati, riassumibile in:

  • diffusione di fondi economici integrativi “ad hoc”. Citiamo in questa direzione ad esempio il Fondo per le famiglie colpite dalla crisi attivato dalla Provincia di Bergamo (vedi allegato) con la finalità di integrare le politiche e gli interventi già attuati dagli attori istituzionali, ovvero Comuni e Comunità montane, e non, nello specifico la Caritas. Attraverso questo fondo è previsto che siano finanziati “interventi finalizzati a rispondere ai bisogni di famiglie in difficoltà economica per la perdita di lavoro di uno o più componenti e che evidenziano uno stato di multi problematicità”. Tra queste tipologie di interventi: riduzione di tariffe e rette, erogazione di aiuti e sussidi quali ad esempio buoni spesa, prestiti d’onore, contributi per fronteggiare scadenze come mutui, affitti, esigenze di cura.
  • crescita del ricorso al microcredito, in particolare per quelle situazioni di difficoltà “straordinaria” (ad esempio tra le più diffuse la richiesta di aiuto nei pagamenti del mutuo dell’abitazione connessi ad una situazione transitoria di disoccupazione) ma comunque laddove ci sono i presupposti per una solvibilità del credito. Citiamo ad esempio il caso del Piano di zona di Castano Primo (Mi) e l’accordo stipulato con la Fondazione Comunitaria Ticino Olona per l’erogazione del microcredito a persone in condizioni di disagio (vedi allegato);
  • azioni di supporto e accompagnamento ad un consumo consapevole, orientate a meglio veicolare le spese dell’utenza contenendo il talvolta improprio uso dei contributi economici ed altresì ad offrire una guida per una gestione più “oculata” della gestione del budget familiare. Citiamo ad esempio la “Smart card” promossa nell’ambito di Castano Primo (Mi) ma anche per l’ambito di Treviglio – Bg (vedi allegato) i corsi di economia domestica, corsi finalizzati a facilitare la gestione dell’economia familiare a nuclei in difficoltà prevedendo l’affiancamento di un “tutor” informale che monitora l’utilizzo dei contributi erogati e incentivando la nascita di gruppi di acquisto familiari che “possano ridurre i costi di acquisto dei prodotti alimentari e sviluppare relazioni positive e di solidarietà interfamiliare”.

 

Contrasto alle situazioni di emergenza e accompagnamento all’autonomia, valorizzazione delle risorse esistenti e rete: possiamo indicare come queste le parole chiave che ricorrono nelle esperienze incontrate nella nostra analisi. Ciò a conferma di una consapevolezza diffusa nei programmatori locali del valore aggiunto di prassi di intervento che le comprendono e altresì di un continuo interesse alla ricerca di soluzioni che possano con efficacia rispondere al bisogno dei propri cittadini.

 


[1] Si richiama nello specifico a quanto riportato all’interno del Piano di zona Brescia Ovest.