I dati provenienti dalle 220 Caritas diocesane mostrano le principali tendenze di mutamento, i percorsi di presa in carico delle persone, i progetti anti-crisi economica delle diocesi, la mappa dei servizi socio-assistenziali delle chiese locali e i dati sul “Prestito della Speranza”.
Riportiamo in questo contributo una sintesi dei principali dati resi disponibili in merito al contesto nazionale e lombardo.

Aumentano gli utenti italiani, in particolare se anziani

La fotografia del rapporto mostra un’utenza del 2011 composta in prevalenza da donne (53,4%), da soggetti coniugati (49,9%) e persone con domicilio (83,2%). Rispetto al 2009 si osserva un forte incremento della componente demografica in età avanzata, anziani e persone in età matura: +51,3% di anziani; +177,8% di casalinghe; +65,6% di pensionati. Cresce la multi-problematicità delle persone, con storie di vita complesse, di non facile risoluzione, che coinvolgono tutta la famiglia. La fragilità occupazionale è molto evidente e diffusa. Si impoveriscono le famiglie immigrate e peggiorano le condizioni di vita degli emarginati gravi, esclusi da un welfare pubblico sempre più residuale. Risulta inoltre aumentato anche il numero di utenti con figli minori conviventi (+52,9%).

I servizi di contrasto alla povertà economica

Nel 2010 si è conclusa la rilevazione nazionale dei servizi ecclesiali di tipo socio-assistenziale e sanitario. Il rapporto Caritas offre un approfondimento specifico relativamente ad alcuni servizi che, sebbene non sempre classificabili esattamente come tali, possono comunque essere considerati come orientati al contrasto alla povertà, ovvero: i centri di erogazione beni primari, le mense, i servizi dedicati ai senza dimora, le strutture residenziali per gli immigrati, le iniziative antiusura.
Nel complesso le attività di contrasto alla povertà censite in Italia risultano essere 4.991 delle quali il più alto numero si concentra nel Nord (39,3%), a seguire nel Mezzogiorno (33,7%) ed infine al Centro (27,0). La principale richiesta inoltrata dall’utenza riguarda beni e servizi materiali (ad esempio alimenti e prodotti per neonati, vestiario, viveri, ecc.). Alla seconda voce figura l’Ascolto, richiesta dal 16,4% degli utenti e inteso come ascolto approfondito e reiterato nel tempo. Anche la richiesta di un lavoro ha una certa rilevanza e corrisponde al 13,9% degli utenti (il valore è più elevato tra gli stranieri: 16,8%). Per quanto riguarda la richiesta di sussidi economici questa risulta molto più diffusa tra gli italiani (20,4%) rispetto agli stranieri (7,4%).
La Lombardia con l’8,6% è la seconda regione del Nord Italia, dopo l’Emilia Romagna, per la presenza di attività di contrasto alla povertà svolte dai servizi ecclesiali in Italia, superata da Regioni più attive come la Sicilia (9,2%), la Puglia (9,6%), la Toscana (9,8%), il Lazio (11,4%), l’Emilia Romagna (10,4%) e il Lazio (11,4%).

I progetti 8 per mille

Un ulteriore dato diffuso dalla Caritas all’interno del rapporto riguarda, la presentazione da parte delle diocesi italiane di progetti finanziabili attraverso l’8 per mille. La tabella qui riportata, delle Regioni aggregate per area, mostra alcune evidenze: i progetti per la famiglia hanno quasi identico peso su tutto il territorio nazionale; al Sud sembra aver avuto maggior peso l’attenzione ai minori e ai giovani; al Nord l’attenzione per le persone senza fissa dimora; al Nord e al Centro vi è poi un maggior numero di progetti rispetto al Sud per le persone inoccupate. Il dato specifico relativo alla Lombardia ha visto la partecipazione di 7 Caritas su 10, Caritas che hanno complessivamente presentato 19 progetti a valere per un importo complessivo di € 2.532.776[1]. La Regione Lombardia sembra nel complesso allineata con la tendenza generale delle aree aggregate, avendo come principali destinatari dei progetti persone inoccupate, nuclei familiari in difficoltà e persone senza fissa dimora[2].


I nuovi progetti delle diocesi italiane

Nel mese di agosto 2012 si è concluso l’ultimo monitoraggio delle attività anticrisi economica promosse dalle diocesi, dalle Caritas o da quelle che possono dirsi espressione diretta della Chiesa locale. Si conferma il trend di crescita dell’anno precedente: rispetto al 2011 il numero di progetti è aumentato del 22,2%, nel biennio 2010-2012 la crescita registrata è stata del 70,7%. Nel dettaglio della localizzazione territoriale il più alto numero di attività è segnalato nel Mezzogiorno (41,5%), seguono poi il Nord (33%) e il Centro (25,5%).
Negli ultimi tre anni il rapporto evidenzia un incremento di tre delle quattro principali categorie considerate: il sostegno economico a fondo perduto, gli sportelli di consulenza e di orientamento per il lavoro e per la casa e del settore innovativo delle carte acquisti e delle botteghe di vendita solidale.

Prospettive e proposte per il welfare e le politiche pubbliche

Nell’ultima parte il Rapporto offre un approfondimento sulle tendenze degli attuali assetti di welfare, mettendo in evidenza quali potrebbero esse le possibili proposte di miglioramento, sia in riferimento al sistema pubblico sia al possibile ruolo del terzo settore, del volontariato organizzato, della società civile, in un’ottica di rete complessiva basata anche sulla decennale esperienza e quotidiana prossimità di Caritas ai fenomeni di povertà e di disagio sociale.
Viene indicato come ineludibile un ripensamento del sistema di welfare inclusivo e universalistico, orientato alla famiglia come soggetto esposto ai rischi dell’esclusione, ma anche essa stessa come agente.

 


[1] Vedi Tab. 1 – Quadro dei progetti otto per mille per regione ecclesiastica, pag. 26 del rapporto.
[2] Vedi Tab. 3 – Destinatari dei progetti otto per mille, pag. 27 del rapporto.