Lo scorso 5 luglio Istat ha diffuso l’annuale comunicato stampa su “I consumi delle famiglie” a cui è seguito in data 17 luglio quello sulla povertà relativa ed assoluta, entrambi basati sull’anno 2011.
I consumi delle famiglie lombarde
Il dato a livello nazionale vede per il 2011 a livello nazionale una spesa media mensile pari, in valori correnti a € 2.488. Spesa che, nonostante la dinamica inflazionistica (+2,8% rispetto all’anno precedente) risulta stabile in termini reali.
La Lombardia si conferma la regione con la spesa media mensile più elevata: nel 2011 pari a € 3.033, in evidente crescita rispetto al dato del 2010 (+4,8%) quando risultava pari a € 2.896, dato che si discosta dalle rilevazioni degli anni precedenti nelle quali la variazione annuale nella spesa media mensile ha superato l’1% solo tra il 2007 e il 2008.
La Tabella 1 riporta questi dati integrati con una comparazione a partire dal 2006 con il dato nazionale e per area geografica.
Il dato relativo alla composizione della spesa vede a livello nazionale, anche per effetto dell’aumento dei prezzi, la crescita delle quote di spesa destinate all’abitazione (+0,5%) e ai trasporti (+0,4%): le prime sono trainate dai marcati aumenti per le spese di affitto, per condominio e per i lavori di ristrutturazione, le seconde dalle spese per carburanti, assicurazioni veicoli, biglietti e abbonamenti ferroviari o per altri collegamenti extraurbani.
Analizzando le voci dei singoli capitoli, per la Lombardia troviamo conferma di questo trend: è in particolare la spesa per i trasporti a crescere rispetto al 2010 (+1,2%), sostanzialmente stabili gli altri capitoli anche se si può notare da una lettura longitudinale un +2,6% delle spese connesse all’abitazione rispetto al 2006. Inoltre, in linea con quanto riscontrato anche per lo scorso anno, ritroviamo la diminuzione della spesa per “Altri beni e servizi” (-0,3%), spesa solitamente associata alle famiglie con un più alto tenore di vita e che conferma una certa difficoltà delle famiglie nel migliorare lo standard di vita conquistato negli anni passati.
I dati sulla povertà relativa
A premessa, pare utile precisare, accogliendo la critica avanzata da Raffaele Tangorra e recentemente pubblicata su lavoce.info, un evidente limite di questi dati nel riflettere la “reale portata” del fenomeno. Nonostante queste riserve, dal momento che comunque i dati Istat rappresentano l’unica fonte ufficiale in grado di offrire una lettura sia a livello regionale che comparato, riportiamo in questo paragrafo una sintesi degli elementi che, a nostro parere, si mettono in luce come maggiormente significativi.
Il dato a livello nazionale diffuso dall’Istat mette in evidenza per il 2011 come l’11,1% delle famiglie sia relativamente povero (ovvero oltre 8 milioni di persone) e il 5,2% lo sia in termini assoluti (oltre i 3 milioni)[1]. E’ un dato che, l’Istat evidenzia, si mantiene stabile nel corso dell’ultimo quinquennio e che per la Regione Lombardia registra un + 0,2% rispetto al 2010, seppur con una complessiva riduzione in termini percentuali rispetto al 4,7% del 2006 (vedi Tabella 3).
Entrando nel merito delle tipologie familiari che versano maggiormente in condizione di fragilità, il dato nazionale mette in evidenza come l’incidenza della povertà relativa aumenta dal 40,2% al 50,7% per le famiglie senza occupati né ritirati dal lavoro e dall’8,3 al 9,6 per le famiglie con tutti i componenti ritirati dal lavoro, essenzialmente anziani soli e in coppia. Tra queste ultime aumenta anche l’incidenza della povertà assoluta.
La Regione Lombardia con il 4,2% è tra le aree territoriali dove si registra l’incidenza più bassa di povertà, in valore assoluto, stiamo parlando di poco più di 175.000 famiglie, pari a circa 385.000 persone[2].
Qualche contraddizione di rilievo
Il Terzo Rapporto ORES relativo al 2010 ha stimato che attraverso il lavoro degli enti no- profit da loro censiti, attivi sul versante dell’offerta di interventi di contrasto alla povertà, è stato possibile raggiungere un numero stimato di circa 397.000 persone, con un evidente trend di crescita rispetto ai due anni precedenti.
Come possiamo connettere tra di loro questi dati?
Gli enti no-profit capillarmente diffusi sul territorio lombardo riescono ad intercettare ed offrire una risposta a tutte le situazioni di vulnerabilità presenti? Oppure possiamo interpretare l’anomalia di questo dato come una contro-prova delle difficoltà da parte delle fonti ufficiali disponibili nell’offrire una precisa quantificazione del fenomeno?
[1] Per la precisione la soglia di povertà relativa per il 2011, per una famiglia di due componenti, è pari a € 1.011,03, i dati diffusi sono 8.173.000 persone povere in termini relativi e 3.415.000 povere in termini assoluti.
[2] Dato ottenuto considerato il dato medio sul numero dei componenti delle famiglie lombarde pari a 2,2.