Il Consultorio Familiare e Centro Famiglia Zelinda (Fondazione Angelo Custode Onlus) di Trescore Balneario è uno dei consultori coinvolti nella sperimentazione regionale.
È un servizio accreditato dal 2010 che aderisce alla FeLCeAF.

Quali sono i bisogni emergenti che incontra il vostro consultorio?

Certamente uno dei fenomeni che ci riguarda più da vicino è quello della rarefazione delle relazioni tra famiglie, congiunto a quello di una pervasiva difficoltà nelle relazioni interne delle famiglie stesse. Stiamo parlando dell’indebolimento dei legami familiari che, inevitabilmente, porta a un maggiore carico per i servizi socio-assistenziali ed educativi. Non sempre tuttavia le famiglie (ma anche le singole persone) riescono a trovare e intrecciare relazioni significative e durature coi servizi del territorio. Ecco allora che emerge il bisogno d’incontro, di confronto e anche di protagonismo. In questa direzione il nostro centro da valore all’esigenza di allargare il ventaglio delle risposte/servizi sperimentando anche metodologie e stili comunicativi maggiormente confacenti e rispondenti alle nuove problematiche delle famiglie.
Va detto, infatti, che anche se nel tempo le famiglie hanno trovato nuove forme adattive alle crescenti criticità, stanno manifestando nuove necessità: per esempio il bisogno di cura dei figli o degli anziani non autosufficienti. Di solito sono le famiglie ad assumersi il carico di cura ma anche le famiglie hanno bisogno di aiuto, poiché non sono una fonte inesauribile. Bisogna piuttosto valorizzarle e sostenerle concretamente in questo loro compito. Il Centro Famiglia Zelinda ha al suo interno il consultorio familiare accreditato che si offre proprio come punto di raccordo delle diverse sinergie del territorio a sostegno di questi nuovi bisogni.

Quali sono le aree e/o riorganizzazioni del servizio che la sperimentazione sta promuovendo?

Le macro aree sulle quali stiamo lavorando in modo integrato sono:

  • sostegno integrato e di vicinanza alle famiglie attraverso le agenzie educative;
  • formazione alla coppia e alle relazioni di coppia;
  • attenzione particolare alla neogenitorialità;
  • sperimentazione integrazione Tutela Minori, Segretariato Sociale e Consultori;
  • prossimità e disabilità;
  • anzianità e demenze;
  • forme di socialità e protagonismo delle famiglie.

Noi partiamo con il definire questo spazio come un “Consultorio di comunità”, uscendo dalla logica di ambulatorio sanitario ma valorizzando il lavoro di rete e le collaborazioni con territorio.
La strutturazione del personale presente oggi ci permette di offrire servizi che includono un’utenza formata da singole persone e famiglie per affrontare insieme problemi di relazione all’interno della coppia, di educazione dei figli, di disagio sociale, familiare e personale avvalendosi di équipe interdisciplinari di professionisti: psicosociale, sanitaria, formativa.
I servizi sono erogati da diversi operatori articolati nelle seguenti professionalità: assistente sociale, avvocato, consulente legale, consulente canonico, consulente etico, formatore, ginecologa, infermiera professionale, insegnante dei metodi naturali di regolazione della fertilità, insegnante massaggio infantile, mediatore familiare, ostetrica, psicologo, psico-pedagogista, sociologo.
Tra gli obiettivi principali dell’intervento vi è quello di offrire un modello differente di relazione con le famiglie, modificando radicalmente quel modello che fa centro sui servizi e che vede le famiglie doversi mobilitare per rientrare nei criteri di accesso ai servizi stessi. Quello che ci proponiamo è invece che siano i servizi a ri-orientarsi mettendo al centro la famiglia, già a partire dalla logistica (sede sul territorio) proseguendo poi sul piano dell’informazione, della sensibilizzazione, della prevenzione nei luoghi dove le famiglie vivono il loro quotidiano, nelle proprie comunità e attraverso le agenzie educative.
Tutte le iniziative attivate richiedono appunto sia impegno progettuale, sia un consistente investimento in alcune precise direzioni:

  • riqualificazione/aggiornamento del personale addetto all’accoglienza;
  • estensione ed ampliamento delle fasce orarie di accesso diretto dell’utenza;
  • garanzia all’accesso appropriato alla rete delle U.O. e attivazione delle reti di sostegno del territorio;
  • predisposizione di protocolli operativi con la rete territoriale.

Per quanto ci riguarda un importante punto di riferimento della sperimentazione è la Cabina di Regia che si è costituita per rafforzare le proposte del consultorio in modo integrato con il Consultorio Familiare ASL. È in atto una convenzione con l’Ambito territoriale della Val Cavallina.
La nostra progettualità è quindi in stretta relazione e regia condivisa con l’Ambito territoriale, e ne rafforza ulteriormente il raccordo e l’integrazione dell’azione dei diversi soggetti offrendo interessanti opportunità e vantaggi per ciascun soggetto e l’intera comunità in termini di una migliore e più competente capacità di comprensione e conoscenza.
Una solida progettualità è sicuramente una sfida per proporsi come modello nuovo di relazione con le famiglie. Infatti, dopo la prima fase di sperimentazione è stato presentato un nuovo progetto, oggi attivo, per il periodo giugno 2012 – aprile 2013 dal titolo Famiglie efficaci e comunità accoglienti. Sperimentare ascolto, orientamento e supporto psicopedagogico innovando i servizi del Consultorio Familiare a partire dalla famiglia, con un investimento di 50.000,00 €.
Il nuovo progetto si sviluppa in continuità con la sperimentazione attuata nel 2011, con l’intenzione di raccogliere utili elementi di verifica per un’estensione e revisione dell’identità dei servizi consultoriali a livello regionale provinciale.

Quali sono gli elementi di criticità della sperimentazione in atto?

La criticità principale è stata la mancanza di erogazione del finanziamento per la prima parte del 2012. Nonostante fosse stato assicurato, il secondo finanziamento non è stato stanziato fino allo scorso agosto. Noi abbiamo comunque continuato a erogare le prestazioni per mantenere una continuità con l’utenza. Lo “stand-by” è stato di otto mesi, in attesa di una riconferma della seconda tranche: gli investimenti fatti in quel periodo non verranno di fatto rimborsati dalla Regione ed è chiaro come questa sia una “perdita”. Le due annualità effettivamente non ci sono state. E oggi la medesima cifra del 2011 è spalmata sul periodo che resta da qui alla fine dell’anno.
La mancanza di continuità dell’aspetto finanziario ha concretamente messo in difficoltà la sperimentazione, non solo per la modalità “a singhiozzo” di erogazione finanziaria, ma anche perché sono venuti a mancare obiettivi regolari e monitorabili correttamente. La sperimentazione prevista di due anni realmente non sarà tale, perché si dovrà stare nei tempi concessi. Questo ci mette molto in difficoltà nel progettare attività su tempi così stretti.
Altro problema è la “misurazione” di questa sperimentazione che sembra così frammentaria e non continuativa. C’è da dire che è mancato anche un confronto interno tra gli enti coinvolti, né si conosce la progettualità l’uno dell’altro. Il coordinamento è mancato sia a livello regionale sia a livello locale. Sarebbe invece stato opportuno quanto meno poter lavorare su un modello unico, osservando come le differenti esperienze finanziate si sviluppavano intorno ad esso. Dall’esito del secondo bando pare anche che le sperimentazioni finanziate con la seconda annualità siano inferiori a quelle iniziali.
Altra criticità da evidenziare è la consistenza del finanziamento abbastanza ridotta e la mancanza di criteri oggettivi per i compensi dei professionisti. Questo ha creato disuniformità nell’utilizzo dei finanziamenti.

Infine ci chiediamo cosa ne sarà di alcuni servizi finanziati con la sperimentazione una volta finito il finanziamento. Se non cambiano le regole di erogazione dei servizi del consultorio non potremo mai mettere nell’ordinario quanto facciamo ora nella sperimentazione.
Inoltre, visto che la sperimentazione non durerà in eterno, il pensiero che si fa è quello di ridurre piano piano il tal servizio sino ad arrivare alla sua scadenza. Ma questo non converge coi bisogni del territorio che, a differenza dei budget a disposizione, non spariscono o non si esauriscono.
Purtroppo è difficile anche vedere il finanziamento della sperimentazione come un qualcosa in più per innovare.