Le tendenze in atto

I numeri li conosciamo: quasi 400mila oggi, il doppio fra vent’anni. Sono gli anziani non autosufficienti in Lombardia. La domanda è: siamo pronti a reggere questo tsunami demografico? Un’onda di piena che farà aumentare gli anziani, mediamente più soli e più poveri di quelli di oggi. Domanda retorica, perché manca una infrastruttura sociale adeguata.
Ancora e nonostante tutto, la risorsa di cura oggi più disponibile è, dopo la famiglia, la badante (box 1). Le ragioni di questa presenza sono note: una montante domanda di assistenza, risorse familiari sempre più ridotte e un intervento pubblico domiciliare assai limitato, per copertura e intensità.
Secondo nostre (caute) stime, elaborate presso Irs e nell’ambito del sito Qualificare.info, si tratta di una realtà pesantemente segnata da irregolarità. Una irregolarità poi dilagante con la crisi dei bilanci familiari.

Box 1 – Le assistenti familiari in Lombardia[1]

Con contratto di lavoro (36%)

52.560

Regolarmente presenti in Italia ma senza contratto (44%)

64.240

Irregolarmente presenti in Italia (20%)

29.200

Totale

146.000

 

Il fenomeno conosce cambiamenti importanti: diminuisce la disponibilità alla coabitazione e aumentano le assistenti familiari giovani, che transitano dal badantato il più velocemente possibile per raggiungere il lavoro domestico della colf, più compatibile con una vita familiare autonoma, o profili più riconosciuti come l’Oss o l’infermiere.
Ricollegandomi a quanto scrive Giuliana Costa nel suo articolo, dico che é vero: non è ragionevole puntare su questa presenza come “la” soluzione della non autosufficienza nel nostro paese e nella nostra regione. Ma intanto le badanti ci sono e rimangono, non accennano a diminuire. Sempre più italiane tra l’altro. Ci possiamo allora porre in due modi: possiamo considerarle una soluzione a buon mercato a cui delegare i problemi di una società che invecchia. Soluzione privata, individuale. Puntando su altro e facendo un po’ di rimozione collettiva sulla loro ingombrante presenza.
Oppure possiamo riconoscere la loro funzione sociale, possiamo renderla visibile, sostenerla, sforzarci di collegare le assistenti familiari al sistema dei servizi.
La Regione Lombardia è stata finora tra le regioni meno attive nel porsi in questa seconda logica. Una parziale correzione si è avuta di recente con la “Dote formazione assistenti familiari” promossa dalla DG Occupazione.

Le tre grandi urgenze di oggi

Primo. Sviluppare e potenziare una rete integrata di servizi sociali e sanitari. Perché la badante non se la può permettere chiunque e arriva dove può. Lavorare sulla rete dei servizi significa farla uscire dalla nicchia dov’è oggi. Sul sociale esiste un enorme deficit di comunicazione pubblica: quanti sanno che ci sono servizi domiciliari sociali, sportelli badanti nei Comuni, o centri di prenotazione unificati? Così ci si rivolge all’amico, il vicino, la parrocchia.
Il sociale “puro” è quello che ha subito maggiormente i tagli di spesa di stato e regione, rendendo sempre più marginale un servizio come il Sad e tutto il sistema dei buoni/voucher (nel frattempo per l’indennità di accompagnamento in Italia si spendono senza batter ciglio 500-600 milioni di euro in più ogni anno).
Viviamo in una regione dove l’offerta di strutture residenziali è relativamente forte in confronto ad altre regioni (non ad altri paesi europei), ma dove i sostegni a domicilio sono ancora molto limitati, con l’eterna separazione tra Sad e Adi e dove servizio pubblico e assistenti private corrono su binari paralleli, senza collegarsi e integrarsi (Box 2). Ci sono esperienze di accompagnamento e tutoring molto promettenti che andrebbero incentivate e diffuse.

Box 2 – Utilizzo dei servizi da parte della popolazione ultra 65enne

SAD: 33.497 utenti – pari al 1,7% degli over65enni. (Istat 2011 su dati 2008)

ADI: 84.194 utenti – pari al 4,3% degli over65 (Ministero Salute 2011 su dati 2007-2009).

Incidenza socio-sanitaria complessiva (prestazioni estemporanee, credit, voucher e cure palliative): 105.126 utenti – pari al 5,2 degli over65, (dati 2007-2009, Giunco 2010).

RSA: Posti letto al 2009: 56.395 (Guerrini, 2010).

Indice di copertura su popolazione over75: 6.3% (Guerrini e Istat 2010 su dati 2006)

Secondo. Qualificare il lavoro privato di cura. Serve una Regione più presente nell’ambito del lavoro di cura e delle assistenti familiari, che sostenga gli enti territoriali verso azioni di sistema. Serve a poco formare le badanti se poi non c’è un mercato che le valorizza. Badanti formate non creano automaticamente un mercato più qualificato: ci vuole un insieme coordinato di interventi, che mostrino valore, qualità, garanzie lavorando insieme. Capaci di attirare domanda pagante, ossia famiglie interessate. L’esperienza di altre regioni come Emilia Romagna, Toscana, Puglia, ci dice che solo facendo sistema tra azioni formative, accreditamento delle competenze (albi), sostegni economici e sportelli per l’incontro tra domanda e offerta si crea una alternativa credibile e appetibile al mercato nero dell’assistenza, oggi dilagante.

Terzo. Riformare l’indennità di accompagnamento. La misura più importante di sostegno alla non autosufficienza: in Lombardia ne usufruisce il 12 per cento degli anziani. Serve trasformare l’indennità in quella che ho chiamato una “Dote di cura”, che gradua l’importo erogato (ora fisso) in relazione a livelli diversi di non autosufficienza e incentiva l’uso delle risorse erogate (ora libero) per acquistare servizi accreditati. Per farlo occorrono due operazioni. In primo luogo bisogna distinguere due misure diverse, per le diverse caratteristiche delle persone a cui ci si rivolge: una rivolta a disabili giovani e adulti e una, la Dote di cura appunto, agli ultra 65enni. In secondo luogo occorre trasferire la gestione di questa dall’Inps alle Regioni e gli enti locali. Scelta obbligata se si vuole legare le prestazioni monetarie alla rete dei servizi e alle risorse della comunità locale. Secondo un principio di sussidiarietà verticale e nel quadro di livelli essenziali garantiti su scala nazionale.

 


[1] Fonte: stime Qualificare.info. Per il metodo di stima, che utilizza fonti ufficiali e un vasto insieme di fonti informali e di ricerca, si rinvia a S. Pasquinelli, G. Rusmini, Badanti: la nuova generazione, Dossier di ricerca, download: http://www.qualificare.info/upload/DOSSIER_Badanti_la_nuova_generazione.pdf
[2] Più estesamente: S. Pasquinelli, Una Dote di cura per i non autosufficienti, Lavoce.info, 17 gennaio 2012.