Cosa sta cambiando nella Lombardia di oggi?

Tutti i dati epidemiologici mostrano che c’è in atto un fenomeno di compressione della morbilità, anche in età anziana: i problemi di cura si manifestano ad un’età più avanzata rispetto al passato ma aumentano in numeri assoluti coloro che la vivono per via dell’allungamento della vita media, un fenomeno che è macroscopico (box 1).  Per questi motivi  il tema è entrato giocoforza nell’agenda pubblica, ma l’ha fatto  in modo “soft” . Infatti,  a differenza di un altro gruppo che esprime bisogni di supporto alla vita quotidiana, quello dei disabili (per problemi sia congeniti che sopraggiunti), gli anziani hanno una minor tradizione di associazionismo, meno “potere “di pressione e minore capacità di advocacy  in generale.
Per anni disabili e anziani non autosufficienti sono stati trattati come gruppi diversi e in taluni casi divergenti, e le maggiori attenzioni sono state ottenute dai primi. Oggi una serie di processi chiede che  le due “agende “ vengano ricomposte per evitare il trattamento “amministrativo”  dei bisogni, basato su convenzioni quali quella dell’età. Perché prima dei  65 anni si è disabili ed è possibile ottenere certi servizi,mentre dopo si diventa anziani non autosufficienti e si ha  un trattamento diverso? Qual è la distinzione tra i due?
Alcuni attori sociali stanno cominciando a cambiare atteggiamento (ad es. le Fondazioni); ora dovrebbero farlo anche le politiche dei servizi. Questo fino ad ora non è avvenuto perché nel nostro Paese abbiamo l’indennità di accompagnamento, che ha risposto  in qualche maniera ai bisogni di tutti. Tale misura però, nonostante le profonde modifiche del quadro di riferimento (quadro epidemiologico, struttura  socio-economica, ecc.),non è stata ancora riformata,  con effetti ancora da valutare.

Box 1 – Alcuni dati di contesto

Popolazione over65 al gennaio 2009: 1.943.422 ( 19.9% pop. totale. Fonte : Istat)

Stato di salute

Circa il 15.4% degli ultra 65enni non è autosufficiente (Pasquinelli, 2008).
Più di uno su due soffre di malattie croniche o ha problemi di salute di lunga durata (Istat, 2008)

Assistenza privata (badanti)

Non esistono dati certi e/o precisi. Le ricostruzioni più attendibili (Pasquinelli, 2008) stimano che circa 11.400 anziani lombardi (pari al 7,4% degli over65enni) si avvalgano di badanti.

Indennità di accompagnamento (dato nazionale)

16.453,8 milioni (2009) ovvero +63,0% (2002-2009) con un’incidenza sul PIL passata da 0,6% (2002) allo 0,8% (2009) – (Gori e Pelliccia, 2011)

Cosa è cambiato? Innanzitutto pensiamo al massiccio ingresso delle donne nel mondo del lavoro: mentre prima  i sistemi familiari potevano reggere tutte le tipologie di cura, ora questo non succede più. Dati interessanti al proposito vengono forniti dall’Indagine Multiscopo delle strutture familiari, svolta dall’Istat nel 2011, che evidenzia come nell’arco di 10 anni  si siano invertite le priorità di cura. In precedenza gli anziani erano al primo posto, mentre ora sono scivolati verso l’ultimo: molte nonne non vengono curate ma ai bambini, siano figli o nipoti, non mancano cure. Il familismo italiano si sta infatti ri-orientando verso i bambini, l’80% dei quali vengono accuditi quasi giornalmente dai nonni. Sarebbe interessante chiedersi  se  il nostro familismo sia “implicito”, e derivi quindi dalla mancanza di alternative, o al contrario sia un orientamento culturale (questa è una diatriba che anima la comunità scientifica).
In questo contesto sono le badanti a fare da “toppa”. Sono “i figli che non abbiamo avuto”, che vivono con noi da vecchi, anche se questa è una soluzione che non regge nel lungo periodo ed è miope da parte delle politiche pubbliche e dei servizi  continuare a puntare  sul fatto di averle a disposizione. Tutte le ricerche mostrano infatti che vi è un problema di sostenibilità nel tempo.
Un altro grande  problema è la domanda che non emerge: molte famiglie non si recano nemmeno  ai servizi socio-assistenziali a  chiedere aiuto  per la cura dei non autosufficienti (per via dell’ISEE da presentare, delle ore di assistenza domiciliare concesse in misura irrisoria, degli operatori che cambiano in continuazione, ecc.), ma si organizzano da sole, accontentandosi dell’indennità di  accompagnamento. La sua crescita abnorme negli anni è dovuta alla consapevolezza, acquisita dalle famiglie, che si tratti dell’unica provvidenza universalistica italiana per la non autosufficienza .Tra l’altro, anche la normativa a favore dei caregiver dei non autosufficienti  è molto povera e sostanzialmente si limita a quanto previsto dalla  legge 104.

Le ricadute sulle politiche

Questo è, in un certo senso,  un momento  storico “felice”  per gli anziani: fino ad ora si è andati in pensione abbastanza presto, i trattamenti erano generosi, ci sono state a disposizione le donne migranti come badanti e l’indennità di accompagnamento, ma le cose stanno cambiando. Lo scenario futuro  sarà caratterizzato da una minor presenza di badanti straniere e forse (come dimostrano alcuni segnali in questi tempi di crisi occupazionale) da una maggior presenza di italiane,  che però ricopriranno questo ruolo in maniera ben diversa (ad esempio non a tempo pieno e in coabitazione).

Cosa si può fare? Non c’è alternativa a un’azione culturale molto forte affinché le persone pensino per tempo al proprio invecchiamento. Se non si vuole che i nostri figli abbiano un domani la vita “colonizzata” dalla cura nei nostri confronti e se vogliamo che si mantengano condizioni esistenziali dignitose per tutti in famiglia, ci si deve organizzare per tempo, finché si è nel pieno delle proprie forze intellettive e fisiche. Se condividiamo l’idea che  non vogliamo che i nostri figli facciano la stessa vita che facciamo noi e che hanno fatto i nostri genitori, questo è un passaggio ineludibile a livello societario.
Anche il tema della migrazione non si è sposato con le politiche della cura; resta alta la clandestinità delle badanti, ci sono pochi controlli e, a causa della mancanza di incentivi,  l’adesione  alla legalità contrattuale è scarsa. Inoltre queste lavoratrici non contribuiscono al sistema pensionistico nel loro paese e questo, nel tempo, provocherà problemi a livello globale. Tutte le iniziative pubbliche esistenti sono a favore di quella scarsa quota di badanti regolari, mentre a favore delle altre non esiste niente: questo alimenta forme di “cinismo istituzionale”.
E’ un atteggiamento miope, soprattutto in una Regione ricca e che si fregia di essere avanzata come la Lombardia, non guardare a questi temi. Tutto ciò provocherà un ritorno in termini di maggior domande di assistenza sul sistema dei servizi.
Fino ad ora alcuni fattori hanno tamponato le situazioni degli anziani non autosufficienti: 1) la tenuta delle famiglie di fronte ai problemi di cura; 2) l’indennità di accompagnamento; 3) le badanti; 4) il fatto che le persone oggi anziane abbiano potuto in qualche modo risparmiare, che siano perlopiù proprietari della propria abitazione e che abbiano  delle pensioni relativamente alte se le paragoniamo con quelle a venire; 5) il fatto che le proprie figlie e nuore abbiano partecipato poco al mercato del lavoro o che ne siano già uscite, cosa che agevola la loro disponibilità a curare. E’ per questo che gli anziani e le loro famiglie non sono scesi in strada a fare la rivoluzione!!!
Le badanti e l’indennità di accompagnamento non devono però fungere da alibi. Come dicevo, ci si deve attrezzare per tempo per la propria futura non autosufficienza.
Un’altra questione molto critica e delicata è quella della mobilitazione delle risorse economiche degli anziani: è giusto che lo Stato decida che debbano servire a pagarsi l’assistenza da non autosufficienti? E’ giusto che succeda questo dopo una vita di lavoro, quando gli anziani hanno l‘aspettativa di lasciare “qualcosa” ai figli? Anche qui c’è una rottura del patto intergenerazionale. Migrazione, anziani, intergenerazionalità sono problemi che vanno visti insieme.
Di fronte a questa situazione, non bisogna credere che le assicurazioni private siano LA soluzione per eccellenza: questo è un elemento di grande criticità come dimostrano molte esperienze internazionali. Forse sarebbe opportuno ripensare e recuperare vecchie modalità di redistribuzione del rischi quali quelle offerte dalle società di mutuo soccorso per la  non autosufficienza, senza però addossare a queste soluzioni la capacità di reggere le sfide che ci attendono su questo campo. La questione delle sottodotazione di risorse pubbliche in questo campo fa affrontata collettivamente, con un gran senso di responsabilità politica.

 

Bibliografia

  • Costa, G. (2007) “La regolazione del lavoro privato di cura come sfida per il welfare locale”, in “Politiche Sociali e Servizi”, Vita e Pensiero, n°2/2007;
  • Costa, G. (2008) “Regolazione del mercato privato di cura e forme di cinismo istituzionale”, su www.qualificare.org,
  • Costa, G. (2011)“Il Long Term Care in Italia: un caso di cambiamento istituzionale graduale senza riforme”, in “Rivista delle Politiche Sociali”, n°4/2011, pag. 50-80
  • Gori C. Pelliccia L., (2011), “Le prestazioni monetarie d’invalidità civile”, in Gori C. (a cura di) “Quale futuro per il welfare”. Quaderni del Forum del Terzo Settore
  • Saraceno, C. (2010). Social inequalities in facing old-age dependency: a bi-generational perspective. Journal of European Social Policy, 20(1), 32-44.