Le risorse del piano di zona

2008

2009

2010

2011

Previsioni 2012

FNPS

2.010.839

1.808.771

845.637

957.532

472.725

FNA

338.602

501.094

1.229.165

1.065.543

–

FSR

2.413.556

1.865.709

1.926.479

1.539.496

879.712

Fondo riequilibrio

106.570

96.227

45.073

51.057

25.200

Voucher 0-13

–

–

–

–

338.578

 

Quali primi effetti di queste riduzioni

In questi anni il Piano di zona di Lodi ha finalizzato le risorse assegnate principalmente allo sviluppo di alcune azioni  di livello zonale  – inserimenti lavorativi, per disabilità e persone in condizione di svantaggio sociale, prevenzione minori e famiglie, attività sociale di prossimità per la grave emarginazione – che oggi cerchiamo di mantenere, seppur vincolando la continuità degli interventi alla capacità che avremo di reperire risorse aggiuntive e di concertarle tra più enti.
Abbiamo scelto di non procedere ad alcuna sospensione, anche se in logica prudenziale si è ridotta temporaneamente l’entità dei servizi, ma di mantenere in vita tutte le attività, facendo scelte di metodo, cioè lavorando sulla tessitura di relazioni e alleanze e sulla co-progettazione e, dove necessario, introducendo alcune variazioni operative in termini di sostenibilità economica. Nel concreto: per proseguire con gli inserimenti lavorativi  abbiamo chiesto il co-finanziamento dei Comuni per le  borse lavoro proponendo loro una diversa finalizzazione dei generici contributi economici  per l’assistenza.  Fino ad ora avevamo garantito il servizio senza alcun onere aggiuntivo per i Comuni, e a fronte dei positivi risultati di questa attività, pensiamo possibile una partecipazione dei Comuni nella condivisione di un obiettivo di presa in carico meno assistenziale e maggiormente educativo nella promozione dell’autonomia.

Anche sulla prevenzione minori e famiglie (educativa di strada, attività di supporto consulenziale  psico-pedagogico alle scuole…) la scelta è quella di dare continuità cercando 1) di compensare la riduzione dei finanziamenti diretti, chiedendo ai comuni e alle scuole di compartecipare 2) partecipare a bandi 3) effettuare minime riduzioni del servizio, sul periodo estivo. L’obiettivo sfidante è quello di collegare maggiormente l’azione di prevenzione con l’attività di tutela minori, ipotizzando che se si rinforza il presidio socio-educativo in ciascun micro-ambito del territorio e si interviene sulle situazioni in fase precoce, in rete fra più agenzie,  si riuscirà a diminuire/contenere il numero degli allontanamenti dei minori e i casi di disagio conclamato; la sinergia avrebbe ripercussioni importanti anche sul piano delle risorse economiche, poiché si potrebbe investire maggiormente in prevenzione a fronte di una riduzione  significativa della spesa per gli inserimenti  dei minori in comunità.

Nell’area della  povertà ( sostegno alle reti di prima accoglienza, dormitorio,  mensa, educativa di strada per i senza fissa dimora e l’emarginazione ) abbiamo leggermente ridotto la spesa cercando però di mantenere il contributo per la rete della prima accoglienza e per l’educativa di strada quale presidio irrinunciabile  per garantire il monitoraggio del fenomeno e la gestione dei casi di ordinaria emarginazione e di  emergenza. Anche per dar continuità a queste azioni stiamo cercando di costruire forme di compartecipazione.

L’unica misura che già oggi sta subendo il peso dei tagli è quella dei titoli sociali. Misura totalmente finanziata dal fondo non autosufficienza nazionale, oggi azzerato, e senza il quale non siamo in grado di dare continuità. Con questo azzeramento dei titoli sociali  vengono colpite prevalentemente persone anziane e disabili al domicilio, che nel triennio precedente abbiamo sostenuto per circa 1milione e 700mila euro. Abbiamo mantenuto una piccola linea di spesa residua sui voucher sollievo per disabili  e  buoni sociali per la frequenza dei  centri estivi per minori disabili,  tramite l’impegno preso con ASL in sede di Accordo di programma rispetto all’utilizzo del FNA 2010, mentre tutto ciò che prima si  assegnava come titoli sociali  a sostegno di progetti individuali per l’emancipazione e il tempo libero  delle persone disabili, per riconoscere l’assistenza delle badanti e per progetti di mantenimento della domiciliarità in situazione di fragilità ora non è più possibile assicurarlo.

Quale strategie si stanno mettendo in campo

In generale la scelta, che si oggi si  rivela strategica , è stata  quella di privilegiare la costituzione di snodi di rete territoriali per dar forma alle attività di livello zonale del Piano di zona rivolte a 62 Comuni, ovvero  dispositivi molti leggeri, senza strutture vincolanti a costi fissi, altamente flessibili e regolabili in base al bisogno e dunque anche alla coperture economiche disponibili. Snodi educativi  – quali il coordinamento delle azioni di prevenzione in strada e in scuola, il coordinamento dell’inserimento lavorativo per lo svantaggio e la disabilità, l’equipe zonale per la povertà – posti in interscambio tra servizi invianti (comuni, asl,  salute mentale, sert, scuole , consultori …) e servizi riceventi (gestori come cfp centri di formazione professionale per il lavoro, specialisti , cooperative e gestori di servizi per minori e disabili, associazioni di volontariato, ecc.. ). Si promuove in tal modo la presa in carico  integrata , nel senso che i casi non vengono “passati “ o delegati ad altri ma restano di titolarità degli invianti ; gli altri servizi entrano in campo come co-produttori e lo snodo educativo del coordinamento zonale assicura questi ingaggi. In questo momento di crisi questa progettazione organizzativa si sta dimostrando la più adeguata e la più lungimirante  a rispondere all’obiettivo di continuità nella sostenibilità.

Oggi diventa fondamentale anche la  sinergia tra tutti gli attori, in primis il Consorzio  Lodigiano per i servizi alla persona ,  che sul territorio si occupa della gestione di molti servizi, area minori prevalentemente.  In questa fase infatti crediamo che il raccordo tra le parti sia diventata una questione di sopravvivenza: ottimizzare le risorse,  non andare in sovrapposizione, riconoscersi di più reciprocamente, sono la strada fondamentale per guardare al futuro, in particolare per un territorio così frastagliato, così disperso, fatto di molti piccoli comuni, come il nostro.

Tessere relazioni e costruire spazi di collaborazione è la linea strategica che stiamo perseguendo. Ad esempio lo abbiamo fatto con le Fondazioni del nostro territorio, che hanno aderito all’accordo di programma e che stanno orientando la loro logica di erogazione di finanziamenti in modo maggiormente coerente agli obiettivi della programmazione zonale .  O ancora con la Prefettura, con la quale collaboriamo su molti temi (immigrazione, minori non accompagnati ecc…) e che ci ha molto sostenuto per la definizione di un proposta progettuale per il Bando FEI per dare continuità agli sportelli stranieri del Piano di zona e dei  Comuni , apprezzati anche dalle istituzioni e richiesti quali partner per la gestione delle pratiche . In sostanza siamo convinti che la costruzione di relazioni e il rafforzamento dei rapporti di collaborazioni sul territorio, sia la linea che più paga in questo momento.

Una strategia che stiamo adottando è anche quella di ritornare al locale, al livello di micro- ambito.  Per il nostro Piano di zona che comprende il territorio provinciale  (62 Comuni) più il Comune di San Colombano, si tratta di rinforzare /sviluppare l’esperienza  dei  tavoli di rete locali, comune per comune, così come si riesce a fare dove è presente l’azione di prevenzione in strada e dove sono attivi i presidi educativi in rete ( scuola, doposcuola, oratorio, servizio sociale, associazioni sportive, familiari, ecc).  In questo momento la sfida, forse un po’ in controtendenza all’azione di centralizzare e concentrare che abbiamo praticato in passato, è proprio quella di delocalizzare, di disarticolare. E’ necessario fare un lavoro solido di costruzione di pensiero e di indirizzi a livello centrale, ma poi bisogna avere la forza di andare a declinarli localmente. Rimotivare e rivitalizzare i territori, sviluppare le integrazioni a livello micro-locale, valorizzare le risorse che lì esistono e che spesso sono poco, o per niente, conosciute, dar fiducia e ascoltare chi è più prossimo e conosce i problemi e a volte anche le soluzioni.

Da ultimo, la strada è anche quella di verificare l’appropriatezza nei percorsi all’interno dei servizi e nell’attuale utilizzo delle risorse. Sulla disabilità ad esempio abbiamo siglato un protocollo innovativo tra Asl, Ufficio di Piano e Consorzio, in cui siamo impegnati in un programma di rivalutazione dell’appropriatezza degli inserimenti dei disabili oggi utenti dei servizi diurni (  sfa  e cse).  L’intento è di verificare l’attualità dei progetti individuali, rilevare la dinamica della domanda  e eventualmente studiare soluzioni alternative, che includano anche percorsi verso il socio-occupazionale o l’autonomia abitativa. In questo modo crediamo sia possibile articolare differentemente risorse e postazioni e costruire maggior congruenza  nei percorsi di vita delle persone disabili e delle loro famiglie.   Questo ci sembra essere un passaggio rilevante rispetto al sistema dei servizi per la disabilità che oggi appare in difficoltà nel rispondere alle richieste di nuovi inserimenti , poiché si è conclusa la fase di crescita di posti incrementale,  e che nel contempo non prevede  dimissioni ed evoluzioni verso altre tipologie di risposte.

Quali le difficoltà di programmare in questo momento

Sicuramente oggi la difficoltà principale è quella di riuscire a sostenere la motivazione degli operatori. Tutti esprimono molta preoccupazione rispetto alla riduzione e all’incertezza delle risorse: si è consapevoli di non aver più a disposizione le stesse risorse nell’interlocuzione con gli utenti , né di aver la possibilità di attivare risposte che generano costi senza verificarne l’autorizzabilità. C’è anche la dimensione personale della propria vita personale e professionale : si  lavora   a volte senza certezza di copertura  economica e  si conosce il rischio  di vedere ridurre il proprio reddito.  Si intravede anche l’impatto del contesto sulla natura dei contenuti del proprio  lavoro, poiché si modificano le richieste e i problemi su cui si è chiamati. Le stesse famiglie e gli utenti si trovano di fronte ad un orizzonte di questo tipo, in cui la preoccupazione è di non ricevere più servizi o di dover spendere ciò di cui non si dispone , perchè mai prefigurato.
Oggi più che mai quindi l’investimento primario è quello di una operazione di risignificazione  per ricostruire il senso di quanto stiamo facendo e delle scelte che stiamo portando avanti in questa fase.
Puntare sulla co-progettazione, sulla tessitura di relazioni, sulla concertazione con tutti gli attori del territorio,  sulla valutazione dell’efficacia dei servizi , sono per noi direttrici vincenti ma non prive di oneri.  E’ un percorso  impegnativo per l’Ufficio di Piano  che ci impegnerà parecchio: avremo meno transazioni economiche da trattare ma sicuramente maggior lavoro di ricomposizione, negoziazione, di ri-progettazione e di sviluppo e mantenimento delle reti.