I livelli di spesa sociale

Nel 2009, la spesa totale della Lombardia per i servizi del welfare è stata pari a poco più di 1,2 miliardi di euro. In questa regione i municipi – considerati singolarmente o tramite le varie forme associative di gestione dei servizi – spendono per l’area sociale circa 123,5 pro-capite, una cifra inferiore alla media delle regioni del centro-nord (131,72 eur).
La regione che spende di più è l’Emilia Romagna (180,1 eur), Marche (107,2 eur) e Umbria (95,4 eur) sono invece quelle in cui il sociale assorbe meno risorse pro-capite. (Tab 1).

 

Tab.1 – La spesa sociale pro-capite, anni 2007-2009.

2007

2008

2009

Piemonte  €     136,70  €         140,70  €      148,60
Lombardia  €     120,28  €         120,20  €      123,50
Veneto  €     104,26  €         110,90  €      113,80
Liguria  €     116,25  €         138,00  €      139,50
Emilia-Romagna  €     163,30  €         168,00  €      180,10
Toscana  €     132,64  €         130,40  €      136,90
Umbria  €       85,15  €          95,40  €        95,40
Marche  €     105,53  €         106,60  €      107,20
Lazio  €     126,33  €         134,20  €      140,50
media regioni a statuto ordinario del Centro Nord  €     121,16  €         127,16  €      131,72

 

Nella classifica della spesa, la Lombardia nell’ultimo biennio ha perso posizioni, poiché nel resto del Centro Nord i comuni hanno mostrato aumenti molto più sostenuti: considerando la spesa complessiva lombarda in termini assoluti

[1], rispetto al 2007 vi è stato un aumento del 4,69%, determinato in gran parte dalla crescita tra il 2008 e il 2009 (+ 3,70%), e in maniera più limitata dalla  variazione 2007-2008.
(+ 0,95%). Nello stesso periodo al centro-nord la spesa è cresciuta maggiormente (10,72%, di cui 6,44% tra il 2007 e il 2008 e 4,09% tra il 2008 e il 2009, con un picco del + 20,53% in Liguria).

Le diverse tipologie di intervento

Per quanto concerne la composizione della spesa e la tipologia di interventi in cui si articola, è importante sottolineare il ruolo dei trasferimenti monetari rispetto all’erogazione dei diversi interventi-servizi (servizio sociale professionale, servizi per l’integrazione, assistenza domiciliare) e alla gestione delle strutture (asili, centri diurni e residenziali). (Fig. 1)
Il modello lombardo si distingue per un forte ruolo degli interventi di welfare realizzati tramite trasferimenti (si tratta soprattutto di voucher-buoni): se al centro-nord le prestazioni monetarie pesano in media il 26,2% sul totale della spesa, il dato della Lombardia è il più elevato (32% dei fondi). Le altre regioni prese a confronto si assestano invece su percentuali inferiori al 30% (al massimo 30,5% in Veneto), privilegiando quindi gli interventi in servizi (e strutture), piuttosto che in prestazioni monetarie (si segnala tra tutte, l’Emilia Romagna, la cui quota di spesa per trasferimenti è la più bassa che si registra, 16,9%). Si rammenta, a conferma di quanto sopra esposto, che negli anni in questione la politica regionale lombarda ha fortemente incoraggiato i comuni ad utilizzare i fondi trasferiti (fondo nazionale per le politiche sociali, fondo per la non autosufficienza,..) erogando titoli sociali, cioè buoni e voucher.
Gli “interventi e servizi” assorbono in Lombardia il 40,6% delle risorse (leggermente superiore all’incidenza media del centro nord, 38,71%), mentre la peculiarità di questa regione è quella di un ruolo limitato, rispetto al resto del centro Nord, dell’assistenza erogata tramite le strutture (residenziali o semiresidenziali gestite direttamente dal comune o affidate in convenzione a soggetti esterni): 27,4%, contro una media del centro-nord del 35,1%.

La compartecipazione degli utenti alla spesa

Oltre agli oneri sostenuti dai comuni, osserviamo le quote di compartecipazione degli utenti al costo dei servizi[2]. Qual è la quota a carico dei cittadini?
Rispetto alla media centro-nord riscontrata nel 2009 (10,66%), all’interno del territorio lombardo la percentuale di compartecipazione dei cittadini è più alta (12,8%)[3]. Livelli di contribuzione dell’utenza molto alti si osservano nelle Marche (18,2%) e in Emilia Romagna (14,6%). La quota minima  registrata è il 4% del Lazio.

Il finanziamento della spesa

I costi che i comuni lombardi (singoli e associati) sostengono per erogare interventi e servizi sociali sono finanziati prevalentemente con risorse proprie (piuttosto che da risorse statali o regionali), ovvero sono a carico dei bilanci comunali. Questa fonte, in Lombardia, alimenta il 77,5% della spesa, una quota piuttosto elevata rispetto alla media del Centro-Nord (65,72%). Anche in Emilia il contributo delle risorse comunali è decisamente elevato (77,7%). Valori sotto la media del centro-nord si osservano in Liguria (61,2%), Umbria (55,9%) e Lazio (51,5%).

Il ruolo dei diversi attori nella gestione della spesa

Nel corso del tempo, il ruolo dei vari attori istituzionali nella gestione della spesa sociale si è modificato, determinando diversi “primati” a carico degli stessi enti gestori. (Tab. 2)
Guardando al contesto specifico del panorama lombardo, nel 2009, l’84,9% delle risorse sono state utilizzate direttamente dai singoli Comuni, mentre il 7,5% dei fondi è stato gestito a livello sovra-comunale, ovvero speso dai distretti-ambiti-zone sociali. Il ruolo della programmazione zonale si è leggermente indebolito rispetto al biennio precedente, periodo in cui era passato dall’ 8% del 2007 al 10% del 2008[4].
Si conferma l’esaurimento del ruolo delle Asl nella gestione dei servizi sociali (segno evidente del progressivo ritiro delle deleghe da parte dei comuni): la quota spesa dalle aziende sanitarie è stabile allo 0,1% già registrato nel 2008.
Tra gli altri gestori di servizi sociali va segnalata l’azione dei consorzi, la cui diffusione ha subito un decisivo aumento: 5,9% contro l’1,7% del 2008.
La situazione che si delinea nel resto del centro-nord, per il 2009, è leggermente diversa rispetto alla Lombardia: assunta la predominanza nella gestione da parte dei singoli comuni (76,1%, con un ruolo ridotto rispetto alla Lombardia per i distretti-ambiti sociali), grande peso è rivestito dall’azione dei consorzi (8,8%) e delle Aziende Sanitarie (7,2%). Si evidenzia un forte ruolo “sociale” delle Aziende Sanitarie in particolare all’interno di due regioni: Veneto (32,9%) e Toscana (14,7%).

 

Tab. 2 – Composizione della spesa dei comuni singoli e associati per ente gestore, anno 2009.

Lombardia

Media centro-nord RSO

Comune

84,9%

76,1%

Distretto sociale

7,5%

4,6%

Comunità montana

1,1%

1,1%

Consorzio

5,9%

8,8%

ASL

0,1%

7,2%

Unione di comuni

0,5%

0,9%

Altra associazione
di comuni

0,1%

1,3%

100%

100%

 

La composizione della spesa per categorie di utenza

Quali voci incidono di più sulla spesa dei comuni lombardi? La categoria di utenza che assorbe maggiori risorse è quella della famiglia-minori (41,9%), un peso  di poco inferiore se confrontato con le regioni limitrofe, dove i servizi all’infanzia-famiglia assorbono il  42,2% della spesa.
Altri interventi che incidono in maniera consistente sono quelli per i disabili (22,9%), per i quali si registra un dato di spesa superiore a quello riscontrato nel resto del Centro Nord (19,4%), e anziani (19,3%), con un peso invece leggermente più basso rispetto al contesto di riferimento (19,8%).
Se per il supporto alla povertà-disagio adulti e senza fissa dimora il dato della regione (7,2%) supera il resto del Centro-Nord (7,0%), per gli altri servizi a sostegno del disagio (dipendenze, immigrati e nomadi) i comuni lombardi dedicano invece una fetta di risorse inferiore rispetto agli altri territori di riferimento.

 

Tab. 3 – Composizione della spesa per categorie di utenza, anno 2009: incidenza (%) sulla spesa sociale.

Famiglie e minori

Disabili

Dipendenze

Anziani

Immigrati
e nomadi

Povertà, disagio
adulti e senza
fissa dimora

Multiutenza

Lombardia

              41,9

              22,9

                0,4

              19,3

               2,1

                7,2

                6,2

Media centro-nord, RSO

42,2

19,4

0,8

19,8

3,0

7,0

7,7

 

Brevi considerazioni conclusive

Le tendenze più recenti rivelano che in Lombardia la spesa sociale comunale sta crescendo più lentamente rispetto al resto del Centro-Nord: di conseguenza, si accentua il divario tra le risorse dedicate al welfare in questa regione ed il resto del paese.
Il welfare municipale lombardo si distingue per l’ampio spazio assegnato agli interventi tramite trasferimenti monetari.
La spesa sociale continua ad essere finanziata preminentemente con risorse proprie dei comuni, con un contributo rilevante anche delle risorse degli utenti.
Infine, il budget dei piani di zona sta riducendo la propria importanza, rispetto agli interventi gestiti dai singoli comuni. Il ruolo degli ambiti nella gestione delle risorse continua comunque ad essere più marcato rispetto alle regioni limitrofe.

 


[1] Calcolata a prezzi correnti sul la spesa complessiva.
[2] La spesa per gli interventi e i servizi sociali è complessivamente determinata dall’impegno dei Comuni e dalle compartecipazioni di utenti e SSn. In Lombardia la quota pagata dal SSn risulta essere poco significativa (3,4% nel 2009).  Va tenuto conto che l’indagine rileva le compartecipazioni del SSN solo nel caso di contribuzione della sanità a servizi a diretta gestione comunale e non include gli oneri sostenuti dal SSN per le strutture gestite direttamente dalle Asl o da altri soggetti privati accreditati con il SSN.
[3] Sebbene la quota di compartecipazione richiesta agli utenti della regione sia abbastanza elevata, essa non ha subito significativi incrementi rispetto al biennio passato.
[4] Si veda http://www.lombardiasociale.it/2011/09/16/listat-fotografa-la-spesa-sociale-dei-comuni-lombardi/