Principale fonte di riferimento è l’indagine condotta annualmente da Istat sulla spesa sociale dei comuni. Il riferimento qui considerato sono i dati pubblicati dall’Istat lo scorso 12 aprile 2012 riferiti all’anno 2009.

Il contesto lombardo

Nel 2009, ultimo dato diffuso recentemente da Istat

[1], la spesa a livello nazionale erogata dai comuni italiani per l’area “Povertà, disagio adulti e senza fissa dimora” è di € 581.364.875, pari all’8,3% sul totale della spesa sociale. E’ una spesa prevalentemente destinata a trasferimenti monetari (per il 54,1%), in misura minore per interventi e servizi dedicati (il 28,7%) e per strutture (il 17,2%).
Una lettura di questo dato per gli anni 2006-2009, mostra un progressivo investimento di risorse in questo campo (+36,8%), sebbene comunque contenuto se rapportato alla spesa sociale complessiva che registrava un 7,1% per il 2006. L’analisi relativa alle singole voci di spesa mette in evidenza un andamento pressoché invariato sia sul totale dell’utenza, che sul totale della spesa sociale (vedi Tabella 1).

La ricostruzione di questo dato per macro-area geografica (Tabella 2) mostra come siano il Centro-Sud e le Isole a dedicare una quota maggiore di risorse sul totale della spesa sociale.
E’ una spesa progressivamente in crescita in Regione Lombardia (+379% la variazione nel triennio 2006-2009) ma che, tuttavia, se letta dal punto di vista della percentuale sul totale della spesa sociale e della spesa procapite, colloca la situazione lombarda accanto alle altre regioni in cui si è complessivamente registrata una contrazione delle risorse allocate per questa tipologia di interventi (nello specifico Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Veneto, Molise, Calabria e Sicilia[2]).

Il dettaglio offerto dall’Istat sul servizio sociale professionale (vedi Tabella 3), conferma questo quadro: cresce il valore assoluto della spesa che tuttavia si riduce se si considera la percentuale sul totale della spesa del servizio (dal 19,6% del 2006 al 9,3% del 2009).

Qualche considerazione, infine, sulla quota di spesa che all’interno dell’area di utenza povertà, disagio adulti e senza fissa dimora è destinata alle strutture, sia a ciclo diurno o semi-residenziale che comunitarie e residenziali (Tabella 4). Sebbene l’elevata varianza dei dati rilevati richieda una certa cautela nell’analisi, è tuttavia interessante notare una crescita costante di questa spesa, in particolare nelle regioni del Centro-Nord, come il caso della Lombardia. Ciò può interpretarsi come un possibile campanello d’allarme/sintomo di una trasformazione dell’utenza che sembra vedere un peso maggiore della quota di indigenti in condizione di povertà assoluta, dato che va sicuramente monitorato nel tempo.

 

 


[1] Istat – Interventi e servizi sociali dei comuni singoli o associati, 12 aprile 2012.
[2] All’interno di quest’ultimo gruppo non va trascurato l’andamento altalenante registrato nelle regioni del Nord Italia, da ritenersi imputabile a diversi fattori quali possibili errori di rilevazione che ne indeboliscono l’attendibilità ma anche, se si legge questo dato insieme alla % sul totale della spesa sociale, come un investimento economico maggiore per l’area di utenza povertà ma transitorio e circoscritto nell’arco di tempo di un’annualità, con molta probabilità legato a flussi di finanziamento estemporanei.