Il Forum del terzo settore di Monza e Brianza, in collaborazione con le Organizzazioni Sindacali locali, in occasione del seminario “Il welfare in tempo di crisi: nuove strategie per nuove relazioni” tenutosi il 20 gennaio scorso, ha presentato una riflessione, frutto di un lavoro durato diversi mesi e partecipato da numerosi soggetti, in ordine all’attuale modello di welfare fondato sull’integrazione tra pubblico e privato e alla sua attuale crisi.
La proposta si muove da un’attenta analisi dei mutamenti del welfare dettati da normative nazionali e regionali e dall’attuale crisi economica, e dalle loro ricadute sul sistema pubblico di protezione sociale e sulla cittadinanza, evidenziando il rischio di un importante trasferimento dei costi della crisi verso la cooperazione sociale.
L’intento è dunque quello di riformulare e proporre un nuovo “Patto per il welfare territoriale” che fondi le relazioni tra istituzioni locali, servizi, operatori e soggetti di rappresentanza sociale che porti trasformazioni su diversi fronti:
- Migliorando la rappresentanza e la qualificazione degli enti del terzo settore e delle Organizzazioni sindacali
- Evitando il ritorno a forme di centralismo decisionale da parte dell’ente pubblico
- Distinguendo i ruoli del pubblico e del privato sociale in relazione alla gestione dei diversi servizi e le tipologie e le relative caratteristiche dei soggetti gestori
- Rivedendo e regolando le procedure di affidamento per la gestione dei servizi attraverso indirizzi precisi, che valorizzino la partecipazione alle funzioni programmatorie e contrastino decisamente procedure al ribasso nell’offerta di servizi sociali.
Il Patto per il welfare territoriale (in allegato) consiste dunque in un breve documento, redatto dalle Organizzazioni Sindacali e dal Forum del terzo settore di Monza e Brianza nel quale, a partire da queste considerazioni, si definiscono 10 punti di accordo dei quali viene richiesta la sottoscrizione da parte degli Enti Locali (Comuni, Provincia di Monza e Brianza, Asl di Monza e Brianza).
Abbiamo chiesto un commento a questa iniziativa a Fabrizio Tagliabue, portavoce del Forum del terzo settore della Lombardia.
Nei documenti prodotti dal Forum di Monza e Brianza si evidenzia una crisi delle opportunità di partecipazione e rappresentanza del terzo settore nel sistema di welfare e un rischio di ritorno a un centralismo decisionale da parte del pubblico. A livello regionale come si colloca in questa dinamica l’indirizzo relativo alla valorizzazione degli enti del terzo settore (DGR 1353/2011) e che ricadute può avere sulla costruzione di spazi dedicati alla partecipazione e alla rappresentanza del terzo settore?
La DGR 1353 del febbraio 2011 (in allegato) è stata frutto di un percorso avviato nel 2010 che ha visto un’interlocuzione tra Regione Lombardia e i livelli nazionali del terzo settore: forum nazionale e i livelli nazionali di Confcooperative, Legacoop e Compagnia delle Opere. Si tratta, dunque, di una Delibera che tratta il tema degli affidamenti in forma di Linee Guida che regolino i rapporti tra la Pubblica Amministrazione e i soggetti del terzo settore, redatta in accordo con i principali enti del terzo settore, in un’ottica, come dice lo stesso titolo, di valorizzazione di questi soggetti e di rafforzamento dell’alleanza strategica tra gli enti del pubblico e il privato sociale.
Tuttavia, proprio sul tema degli affidamenti questa DGR è in forte contraddizione con la delibera delle regole 2012 che, vista la continua riduzione dei tempi di programmazione, costituisce ormai il cuore e il vero e proprio documento di programmazione regionale.
Nella Delibera delle regole, infatti, si fa invito esplicito alle Asl a concentrare gli acquisti, rapportandosi con fornitori e erogatori dei servizi che vadano oltre il livello territoriale, per realizzare economie di scala, dando quindi maggior valore a questo aspetto di tipo economico che non all’instaurazione di relazioni coprogettuali e coprogrammatorie.
Dunque quando si apre il tema degli affidamenti c’è una forte preoccupazione ed è molto concreta, connessa a questo spostamento di attenzione dalla valorizzazione dell’appartenenza territoriale alla capacità di ridurre i costi realizzando economie di scala.
Una delle particolarità di questo percorso è relativa alla compresenza del terzo settore e delle organizzazioni sindacali che sono uniti dalle medesime preoccupazioni rispetto alle procedure e all’affidamento dei servizi, con una grande attenzione anche alla qualità del lavoro all’interno dei servizi. Crede che questo incida sulle potenzialità di questi strumenti?
In questo caso la convergenza con i sindacati attiene sia a temi prettamente gestionali e di regolazione del lavoro all’interno dei servizi, sia all’obiettivo della salvaguardia dei livelli di assistenza e quindi dei diritti di cittadinanza. Bisogna in questo senso fare riferimento alla storia locale: nel territorio di Monza e Brianza prima della costituzione del forum del terzo settore era presente il COOSS (Coordinamento Organizzazioni Sindacali e Sociali), un soggetto molto innovativo come configurazione, che aveva costituito un osservatorio che sia i sindacati sia il mondo delle cooperative e delle associazioni avevano usato come contenitore per realizzare alcune riflessioni e elaborazioni da comunicare e rendere note alle istituzioni pubbliche.
Dunque c’è una storia locale pregressa che ha reso possibile questa convergenza, in cui i sindacati sono interessati a esserci per tutelare e garantire l’accesso ai servizi per i cittadini e il terzo settore in ordine al suo ruolo di gestore degli stessi.
Alla costituzione del Forum, che è stato uno de primi a nascere in Lombardia, è rimasta presente con una certa autonomia anche un’altra anima importante costituita dal coordinamento del volontariato, un soggetto dunque più votato all’advocacy e alla rappresentanza che non ai temi della gestione e dell’affidamento.
Si tratta dunque di una configurazione particolarmente complessa e ricca e che proviene da una storia molto particolare, se consideriamo anche il fatto che in questo territorio è fortissima l’attenzione del sindacato ai lavoratori del terzo settore, grazie al fatto che ci sono molti iscritti proprio appartenenti alle organizzazioni del privato sociale. Per esemplificare l’importanza di questa presenza basti pensare che proprio in questo territorio, e proprio nel periodo in cui veniva steso questo documento, è stata realizzata una grossa trattativa sindacale con il Comune per risolvere una situazione di fermo produzione di una grossa cooperativa sociale che coinvolgeva 500 lavoratori e che ha permesso di garantire la continuità dei servizi per arrivare poi a nuovi appalti e alla riallocazione di tutti i lavoratori.
Il meccanismo dell’appalto è un meccanismo che spesso si rivela fragile perché, pur garantendo trasparenza amministrativa, porta spesso a finanziare sempre le stesse poche cooperative, creando così delle grosse concentrazioni che non garantisco né l’esecuzione dei servizi né la tutela dei diritti dei lavoratori.
In questo senso la convergenza tra sindacati e enti del terzo settore può essere utile a ripensare e ritrattare i meccanismi di affidamento con una duplice attenzione ai diritti dei lavoratori e alla continuità e alla qualità dell’erogazione dei servizi.
Pensa che gli strumenti messi in campo nel territorio di Monza e Brianza, e in particolare il Patto per il welfare territoriale, siano adeguati a favorire dinamiche di coprogettazione e coprogrammazione e a limitare i rischi di chiusura dell’ente pubblico?
Credo che questo strumento possa funzionare davvero solo se accompagnato da un lavoro di coprogettazione tra OOSS e terzo settore. In questo senso è uno strumento molto interessante ma non è facilmente esportabile, proprio perché è nato e si è sviluppato in un contesto territoriale specifico.
In questo momento non so dire se qualche ente pubblico abbia già aderito, anche se penso che per il momento si siano messe le basi per proseguire il discorso dopo le elezioni amministrative che coinvolgono diversi Comuni del territorio e in particolare il Comune di Monza. Sono convinto comunque che possa incontrare l’interesse degli Enti Locali che in questo momento vedono i loro rischi maggiori nel non riuscire a garantire l’erogazione dei servizi ma anche nel trovarsi da soli a gestire situazioni sempre più difficili. È vero che hanno necessità di limitare la spesa ma anche di non essere lasciati da soli , quindi sono in cerca di alleanze. In questo senso credo che potrebbero essere interessati ad aderire, perché soffrono molto la mancanza di spazi di condivisione.
La valutazione quindi è positiva, ma grazie al percorso che si è realizzato, non si tratta di strumenti esportabili in modo meccanico.
Il Patto sembra configurarsi anche come strumento di difesa del mercato dei servizi del territorio dalla concorrenza, portando una rosa di soggetti ad instaurare relazioni privilegiate con gli Enti Locali. Vede un limite o dei rischi relativi alla sua applicazione in questo senso?
Bisogna tenere conto del fatto che nel terzo settore è molto forte la tendenza a esercitare azioni di lobby per preservare la propria parte di mercato. Un’altra contraddittorietà è la mitizzazione che è stata fatta negli anni delle piccole dimensioni delle cooperative e del rapporto col territorio. Si tratta certamente di elementi di qualità ma non vanno mitizzati, bisogna trovare il modo di valorizzarli come elementi qualitativi.
Nella Delibera delle regole sembra che l’unico indicatore di qualità sia affidare il servizio al grosso gestore per risparmiare e non si prende in considerazione invece il rapporto col territorio, mentre i due elementi vanno considerati insieme.
A questo proposito richiamo quanto sostiene Zamagni parla di due elementi di qualità che sono da tenere in considerazione nell’appalto al terzo settore: la contestualizzazione, cioè fare in modo che quel servizio venga adattato al territorio specifico e la personalizzazione, ovvero la valorizzazione della partecipazione delle persone a cui i servizi si rivolgono..
Dunque non è la competitività in sé ad essere negativa, ma la competitività che prescinde da questi elementi di qualità. In questo senso la spinta verso il quasi mercato ha la sua ragion d’essere, se volta a rafforzare questi elementi.
Inoltre, ed è una caratteristica che ancora pochi soggetti del terzo settore hanno, è anche importante porsi in relazione con gli enti pubblici con un ruolo di contrattazione, e in questo senso sono importanti la cordata con i sindacati e la richiesta di attenzione alla trasparenza dei costi, non soltanto per difendere la propria posizione di erogatori di servizi ma anche per difendere la qualità dei servizi stessi.