Proponiamo in questo contributo una ricostruzione del contesto multi-sfaccettato che caratterizza la povertà e l’esclusione sociale presente in Regione Lombardia, a partire dalle più recenti pubblicazioni

[1].

Quantificare la povertà: la domanda potenziale

1. Dal punto di vista del reddito disponibile, la Lombardia si colloca tra le regioni italiane con il reddito familiare netto più elevato, sia per il dato medio (pari a € 33.511 annui) che per il dato mediano (pari a € 28.127 annui) ma con un grado di diseguaglianza della distribuzione del reddito maggiore che nelle altre regioni del Nord[2] (Tabella 1).

2. Il 9,1% delle famiglie lombarde, pari a circa 389.972 nuclei, dichiara nel 2010 almeno tre tra le seguenti nove deprivazioni, ovvero: 1) non riuscire a sostenere spese impreviste; 2) avere arretrati nei pagamenti (mutuo, affitto, bollette o altri debiti); 3) non potersi permettere una settimana di ferie in un anno lontano da casa; 4) non potersi permettere un pasto adeguato almeno ogni due giorni; 5) non potersi permettere di riscaldare adeguatamente la propria abitazione; 6) non poter acquistare una lavatrice; 7)non poter acquistare una televisione; 8)non poter acquistare un telefono; 9) non poter acquistare un’automobile (Tabella 2). Tale percentuale risulta in crescita rispetto al dato del 2009, pari all’8,8%, mettendo così in evidenza un progressivo peggioramento.

3. Secondo la più recente stima fornita dall’Istat[3], le famiglie povere in termini relativi[4] in Regione Lombardia sono il 4%, ovvero circa 171.518 famiglie. La Lombardia si distingue come la Regione con la più bassa incidenza di povertà relativa a livello nazionale ma non per l’intensità della povertà, ovvero per quanto la spesa media mensile delle famiglie classificate come povere è al di sotto della linea di povertà. Il dato lombardo mostra infatti una certa gravità del fenomeno con una percentuale pari al 19,5%, superiore al 18,6% registrato per il Nord-Ovest. Le famiglie residenti in Regione Lombardia sono meno povere rispetto alle famiglie residenti nelle altre regioni italiane ma è in crescita la distanza tra chi è povero e chi non lo è (Tabella 3).

4. Le famiglie povere in senso assoluto[5] sono quantificate in 143.000, pari al 3,4% delle famiglie residenti. Tale valore se risulta sensibilmente più basso rispetto al corrispondente valore nazionale (pari al 4,7%) mostra comunque un aumento di circa 10.000 unità rispetto alla stima delle famiglie povere in senso assoluto presenti in Regione nell’anno precedente.

5. Il rischio di povertà è più elevato per le famiglie numerose e per coloro che vivono da soli, in particolare se anziani: i dati mostrano, infatti, come 5 anziani soli su 100 risultano poveri. Gli ultimi dati disponibili relativi al 2009 mostrano in Lombardia una crescita delle situazioni di fragilità per le famiglie di quattro componenti, è aumentato altresì il rischio di trovarsi in condizione di povertà anche per le famiglie lombarde la cui persona di riferimento ha conseguito un titolo di studio medio-alto.  Se l’11,4% delle famiglie in cui la persona di riferimento è disoccupata non riescono a raggiungere un livello di consumi minimamente accettabile, non sono completamente al riparo da questo rischio anche le persone che lavorano. Anche in Lombardia cresce il fenomeno dei working poors, ovvero dei lavoratori poveri, soprattutto a partire dal 2009, tra le dirette conseguenze dell’ampio ricorso alla cassa integrazione guadagni (+476% rispetto all’anno precedente).

6. I dati sul mercato del lavoro in Lombardia pubblicati nel mese di febbraio[6], contribuiscono ulteriormente a mettere in evidenza un quadro che permane di instabilità e fragilità (Figura 1 e Tabella 4):

  • Nel III trimestre 2011 il tasso di occupazione, costantemente in calo da fine 2008, registra una ulteriore flessione attestandosi al 64,3%, situazione particolarmente critica per la componente femminile che registra una nuova contrazione del tasso di occupazione, sceso al 54,5%, valore più basso degli ultimi 5 anni;
  • Aumenta il numero dei disoccupati da oltre 12 mesi (+5,9%) che rappresentano il 46,6% delle persone in cerca di occupazione;
  • Appare sempre più allarmante per quanto riguarda i giovani, i cui livelli di occupazione continuano a ridursi: nel III trimestre 2011 in Lombardia il tasso di occupazione giovanile si attesta al 24,9% mentre il tasso di disoccupazione è pari al 17,8% (+1,5%). La contrazione dei livelli occupazionali giovanili e l’aumento della disoccupazione si accompagnano ad una costante crescita dell’inattività, soprattutto tra le ragazze (il 75%) e dei NEET (Non in Education, Employment or Training) che nel 2011 sono circa 215.000.

 

Quantificare la povertà: l’offerta di servizi e interventi in Regione

7. I dati Istat relativi alla spesa per l’assistenza sociale erogata dai Comuni, singolarmente o in forma associata, registrano per la Regione Lombardia una spesa pari a circa € 120 per abitante, dato che la colloca all’undicesimo posto rispetto alle altre regioni e ben distante dai circa € 280 pro-capite della Provincia di Trento. Esplorando il dettaglio della spesa per area di utenza, si spende principalmente per famiglie e minori (per il 42,1%), mentre la “fetta” di spesa su “Povertà, disagio adulti e senza dimora” è pari al 6,7%, in linea con il dato del Nord Italia (Figura 2 e Tabella 5).

8. La Lombardia rappresenta un contesto “vivace” dal punti di vista degli enti no profit attivi sul versante dell’offerta di interventi di contrasto alla povertà: il censimento elaborato dall’ORES[7] registra a gennaio 2010 un totale di 1.614 soggetti, diffusi in 490 Comuni, circa un terzo sul totale dei comuni lombardi.

9. Attraverso il lavoro degli enti no profit censiti è stato possibile raggiungere un numero stimato di circa 397.000 persone, con un evidente trend di crescita rispetto ai due anni precedenti. Tra le questioni rilevanti messe in evidenza dai dati:

  • la “stagnazione” dell’utenza: oltre la metà degli enti dichiara di non avere avuto un “ricambio” degli utenti in condizione di bisogno nel 2010;
  • il progressivo e consolidato aumento degli italiani assistiti rispetto agli stranieri: dal 34,4% sul totale nel 2008 a oltre il 58% nel 2010;
  • la diminuzione delle forme di povertà derivanti da elementi di fragilità classici (come le malattie croniche e le varie forme di dipendenza) e l’aumento delle povertà di natura relazionale, frutto di assenza di reti di solidarietà familiari o amicali, di rotture coniugali, di solitudini;
  • rispetto al 2009 la crescita di organizzazioni che lamentano di incontrare difficoltà nel soddisfare la domanda intercettata e che dichiarano di non essere in grado di gestire un eventuale ulteriore incremento.

Tra la tipologia di interventi anti-crisi attivati, il dato relativo alle diocesi lombarde[8] (Tabella 6) vede principalmente gli interventi di micro-credito (per il 18,9%), i fondi diocesani di emergenza e gli aiuti a fondo perduto (in entrambi i casi per il 15,1%), progetti di orientamento al lavoro (13,2%).

10. I dati ORES mostrano come la fuoriuscita da una condizione di fragilità si è verificata con maggiore frequenza (nel 46% dei casi) negli enti che collaborano in modo costante e sistematico con i servizi istituzionali e sono dunque protagonisti di una rete. La presenza di una rete allargata di protezione sociale si conferma così fattore facilitante nella mobilità ascendente di chi è caduto in povertà, offrendo maggiori possibilità che questa situazione non si tramuti in cronicità.

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[1] Vedi Noi Italia 2012. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo, Istat, Febbraio 2012; ORES, L’esclusione sociale in Lombardia. Terzo rapporto – 2010, Guerini e Associati, Milano, 2011; Poveri di diritti. Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia, a cura di Caritas Italiana, Fondazione Zancan, Il Mulino, Bologna, 2011; “Il mercato del lavoro in Lombardia. Nota congiunturale trimestrale – Febbraio 2012”, a cura di Irs, www.unioncamerelombardia.it.
[2] La misura sintetica del grado di diseguaglianza della distribuzione del reddito è offerta dall’indice di concentrazione di Gini ed è calcolato sui redditi familiari equivalenti, cioè resi comparabili mediante l’applicazione di una scala di equivalenza che tiene conto della diversa composizione delle famiglie. Questo indice è pari a zero nel caso di una perfetta equità della distribuzione dei redditi, nell’ipotesi cioè che tutte le famiglie ricevano lo stesso reddito, ed è invece pari a uno nel caso di totale diseguaglianza, nell’ipotesi che il reddito totale sia percepito da una sola famiglia. In Lombardia l’indice di concentrazione di Gini per i redditi relativi all’anno 2009 è pari a 0,301, inferiore al dato nazionale (pari a 0,312) ma superiore ai dati sia del Nord-ovest (0,299) che del Nord-est (0,279).
[3] Vedi Istat, I consumi delle famiglie, Anno 2010.
[4] Ricordiamo che una famiglia viene definita povera in termini relativi se la sua spesa per consumi è pari o al di sotto della linea di povertà relativa calcolata sulla base dell’indagine sui consumi.  Per una famiglia di due componenti è pari alla spesa media mensile per persona e, nel 2010 è risultata di € 992,46 mensili.
[5] Per il calcolo del livello di diffusione della povertà in termini assoluti, l’Istat ha ideato un paniere che si compone di tre componenti: alimentare, abitativa (composta dalle spese per l’affitto reale o imputato, l’energia elettrica, i beni durevoli e il riscaldamento) e residuale, in cui rientrano le spese sanitarie, per l’istruzione, per beni e servizi per la casa, trasporti, abbigliamento e comunicazioni. Sono considerate povere in senso assoluto le famiglie che hanno una spesa per consumi inferiore alla spesa che serve per l’acquisto del paniere di beni e servizi ritenuto necessario per conseguire e mantenere uno standard di vita minimamente accettabile.
[6] Vedi “Il mercato del lavoro in Lombardia. Nota congiunturale trimestrale – Febbraio 2012”, a cura di Irs, http://www.unioncamerelombardia.it.
[7] ORES, L’esclusione sociale in Lombardia. Terzo rapporto – 2010.
[8] Poveri di diritti. Rapporto 2011 su povertà ed esclusione sociale in Italia, a cura di Caritas Italiana, Fondazione Zancan, Il Mulino, Bologna, 2011.