Nel novembre 2010 la Giunta Regionale ha approvato la delibera 381 con la quale ha recepito e messo in atto l’Intesa sottoscritta il 29 aprile 2010 tra Governo, Regioni, Province autonome di Trento e Bolzano, Anci, Upi e Uncem per favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
Nei mesi a seguire sono stati sottoscritti nei territori gli accordi territoriali per la conciliazione

[1], che hanno siglato la nascita di reti locali con l’obiettivo di coinvolgere tutti i soggetti pubblici e privati che possono concorrere e  collaborare alla realizzazione di azioni e interventi volti a favorire la conciliazione dei tempi di vita e di lavoro.
I soggetti che hanno aderito agli accordi territoriali hanno successivamente predisposto i Piani di azione territoriali[2] che costituiscono lo strumento attraverso cui le reti definiscono e assicurano la realizzazione delle progettualità e degli adempimenti espressi negli accordi, a partire dalla realizzazione di un’analisi dei bisogni dei territori in tema di conciliazione.
Dalla lettura e dall’analisi dei 13 Piani (Bergamo, Brescia, Como, Cremona, Lecco, Lodi, Milano, Mantova, Monza e Brianza, Pavia, Sondrio, Varese,  Vallecamonica[3]) si possono dunque individuare le linee progettuali  trasversali che stanno investendo i territori lombardi e le specifiche azioni messe in campo dai  singoli territori per rispondere alle esigenze rilevate a partire dalle risorse sociali, economiche e produttive presenti.
I piani di azione territoriali costituiscono dunque un buon osservatorio per capire come le direttive regionali e i diversi documenti prodotti dalla  Regione in questi 15 mesi  si concretizzano effettivamente in azioni dirette ai cittadini e alle imprese a livello territoriale e costituiranno la cartina al tornasole dei cambiamenti  e degli impatti che effettivamente gli indirizzi e le scelte regionali  saranno riusciti a produrre.

  1. La nascita e la manutenzione delle reti locali

Chi partecipa

Tutte le reti prevedono la presenza di soggetti promotori, che hanno inizialmente avviato la stesura dell’accordo e del Piano, e di soggetti aderenti.
I soggetti promotori sono in tutti i territori,  oltre a Regione Lombardia, la Asl con un ruolo di capofila, la Provincia, alcuni Comuni (in particolare il Comune capoluogo), la Camera di Commercio, la Consigliera Provinciale di Parità e gli Ambiti territoriali, che tuttavia non sempre sono completamente rappresentati tra i soggetti promotori.
Tra i soggetti aderenti, con le dovute specificità locali, si trovano le associazioni datoriali, i sindacati e la cooperazione sociale, le associazioni e, solo in alcuni territori,  le istituzioni scolastiche e l’Ufficio Scolastico Territoriale, INPS, INPDAP e INAIL, aziende pubbliche e private, enti del volontariato tra cui il CSV, la Prefettura, Fondazioni bancarie, le Università e  le diocesi.

Si possono dunque individuare due categorie di territori:

  • Quanti per ora  hanno attivato reti in forma ristretta, coinvolgendo attori direttamente e più tradizionalmente interessati al tema della conciliazione, quali le associazioni datoriali, i sindacati e la cooperazione sociale, puntando sul rafforzamento di competenze o interessi già presenti e sul rafforzamento del network;
  •  e quanti invece hanno inteso la rete per la conciliazione come un’opportunità per coinvolgere anche altri soggetti che, seppur al momento non implicati direttamente sul tema, hanno la potenzialità di diventare volano di una cultura della conciliazione, ad esempio le scuole, la prefettura, le fondazioni.

Sembra interessante considerare in questa fase queste due modalità di intendere la rete così da poter monitorare quanto portino in termini di opportunità (risonanza sul territorio, capacità in termini di sensibilizzazione e comunicazione), ma anche di rischi (scarsi risultati operativi a causa dell’eccessiva numerosità, partecipazione di enti scarsamente competenti).
È però da considerare anche il fatto che queste reti sono sempre intese come reti dinamiche rispetto alle quali prevedere un graduale ampliamento così da renderle rappresentative del territorio. In questo senso sarà quindi fondamentale la capacità delle reti di consolidarsi e ampliarsi nel tempo e di coinvolgere anche quei soggetti più marginali rispetto al tema in questione.

La governance

Il modello organizzativo indicato da RL per la gestione della governance dei Piani, poi ripreso da tutti i piani, è il seguente:

  • Cabina di regia a livello regionale
  • Tavolo di indirizzo politico istituzionale  a livello territoriale, che vede la partecipazione dei rappresentanti politici degli enti promotori dell’accordo, e in qualche caso anche degli enti aderenti.
  • Tavolo o gruppo tecnico, composto dai referenti tecnici designati dagli enti promotori e, in alcuni casi, dagli enti aderenti, che in diverse esperienze si suddivide in diversi sottotavoli di lavoro
  • Tavolo o conferenza degli enti aderenti (dove non presenti nel gruppo tecnico)
  • La presenza di  facilitatori delle politiche di conciliazione  rappresentati dalle sedi territoriali di Regione Lombardia

Alcuni dei Piani esplicitano, inoltre, la presenza di un soggetto esterno con una funzione di accompagnamento, supervisione o formazione al tavolo in ordine al conseguimento degli obiettivi dichiarati e alla gestione della rete.
A questo si aggiunge una funzione di accompagnamento, formazione e monitoraggio che il livello regionale garantisce a tutti i territori che hanno sottoscritto gli accordi, grazie al supporto e alla consulenza di alcuni enti specializzati sul tema della conciliazione. Rispetto a questa funzione il Libro Bianco individua il primo step di monitoraggio e valutazione a settembre 2012.

La governance delle reti segue, dunque, un preciso assetto organizzativo rispetto al quale la Regione ha fornito indicazioni e indirizzi specifici, sia relativamente ai soggetti da coinvolgere sia rispetto alla costituzione dei tavoli.
Le reti hanno poi individuato alcuni strumenti concreti di gestione del  Piano a livello organizzativo, quali ad esempio i sottotavoli di lavoro su tematiche o progettualità specifiche, che si inseriscono nel modello di governance proposto dal livello regionale e di cui si potrà verificare l’efficacia.

  1. Le finalità e gli obiettivi dei piani

I piani sono pensati come strumenti progettuali che consentano di intervenire in un’ottica di conciliazione, e le cui finalità si possono sintetizzare e declinare secondo tre target specifici:

Comunità e territorio

  • Approfondire l’analisi della domanda rispetto al bisogno di conciliazione
  • Creare un network in una prospettiva di responsabilità sociale diffusa e coinvolgendo attivamente le associazioni di famiglie
  • Sensibilizzare i cittadini e le imprese rispetto a una cultura della conciliazione, accrescendo la consapevolezza rispetto ai benefici delle pratiche conciliative
  • Rafforzare il benessere della comunità e la competitività del sistema economico locale
  • Individuare e portare sul territorio altre risorse per nuove progettualità

Famiglia

  • Migliorare il benessere delle famiglie favorendo una maggior condivisione dei compiti di cura e una migliore gestione dei tempi di vita
  • Sostenere la partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori e delle lavoratrici con compiti di cura famigliare
  • Sostenere la maternità e la conciliazione tra maternità e lavoro

Imprese e lavoro

  • Valorizzare le buone prassi esistenti sul territorio in tema di conciliazione
  • Aumentare le competenze organizzative delle aziende per favorire la sperimentazione di nuovi modelli gestionali e organizzativi
  • Migliorare il benessere dei lavoratori e promuovere le pari opportunità

Servizi e Pubblica Amministrazione

  • Valorizzare e aumentare la visibilità e la fruibilità dei servizi per la conciliazione
  • Promuovere una cultura della conciliazione attraverso nuove modalità organizzative
  • Rafforzare e consolidare la partnership col privato

Rispetto alle finalità è interessante evidenziare tre questioni in particolare:

  • L’attenzione alle famiglie  e ai lavoratori è spesso schiacciata sui bisogni specifici legati alla maternità e alla genitorialità e solo in alcuni Piani ampliata alla cura dei familiari non autosufficienti (es. Cremona)
  • La specifica finalizzazione sui servizi, in termini di crescita delle competenze e valorizzazione, si ritrova in particolare in alcuni Piani ma non in tutti
  • La forte centralità dell’impresa su cui  si concentrano molte aspettative e obiettivi. Le imprese costituiscono un punto nodale che presenta le maggiori opportunità di riuscita degli interventi ma anche i maggiori rischi, connessi all’effettiva capacità di coinvolgimento e attivazione diretta delle aziende e delle imprese nelle reti e negli interventi previsti.
  1. Le azioni trasversali

Ma come si traducono concretamente queste finalità e obiettivi? E dunque cosa si sta realizzando nei territori per intervenire su questo tema?

Azioni trasversali Esempi di azioni specifiche
Comunità e territorio
  1.  Costruzione e manutenzione di una rete territoriale per la conciliazione
  2. Comunicazione e sensibilizzazione alla cittadinanza per la diffusione di una cultura della conciliazione e per la valorizzazione dei servizi

 

  • Articolazionee approfondimento dell’analisi dei bisogni attrverso rilevazioni specifiche (Monza, Cremona, Pavia)
  • Found raising (Cremona, Milano)
  • Progettazione e realizzazione di un portale per la conciliazione (Varese)
  • Coinvolgimento degli Uffici di Piano nella promozione di azioni positive (Varese)
  • Creazione di un Osservatorio femminile a sostegno delle politiche di concertazione, con compiti di monitoraggio (Lecco)
  • realizzazione di progetti di coordinamento e ed armonizzazione  dei tempi della città (Brescia, Como)
Famiglia
  1. Sperimentazione  in 6 territori della dote persona a favore di madri lavoratrici per usufruire di servizi per la prima infanzia
  2. Servizi specifici volti a favorire la conciliazione tra famiglia e lavoro

  • sperimentazione del prolungamento dell’orario di apertura delle scuole per minori con disabilità (Bergamo)
  • creazione di un albo provinciale delle baby-sitter (Cremona)
  • creazione di servizi di prossimità-banche del tempo (Como)
  • promuovere azioni di sensibilizzazione e informazione nei confronti delle famiglie (tutte le Province)
  • potenziamento dei servizi di accoglienza per minori attraverso il coinvolgimento del terzo settore (valle Camonica)
Imprese e lavoro
  1. Associazione di imprese per la condivisione di buone prassi e per la creazione di strumenti specifici per la gestione dei rapporti di lavoro
  2. Spazi di consulenza sulla conciliazione proposti dalle Province
  3. Formazione ai dirigenti
  4. Sperimentazione doti impresa nei territori sperimentali:
  • erogazione di voucher flessibilità a favore dell’azienda che permette alla madre di adeguare la propria attività lavorativa secondo le forme flessibili di lavoro
  • erogazione di voucher premianti per l’assunzione di madri escluse dal mercato del lavoro o in condizioni di precarietà lavorativa, con figli fino a cinque anni d’età

  • Progetto di certificazione di un gruppo di aziende pubbliche e private con il marchio “Family Audit” (Varese)
  • Progetti di informazione e formazione:
  1. del personale impiegato in campo imprenditoriale
  2. al personale della Direzione Sociale e del Dipartimento ASSI dell’ASL in tema di conciliazione (Brescia, Mantova)
  • interventi formativi a supporto del Gruppo tecnico e dei referenti degli Enti aderenti (Lodi)
  • attivazione dello “Sportello Conciliazione” gestito da Confindustria, finalizzato all’esportazione di esperienze di conciliazione già attivate da altre imprese al fine di avvicinare nuove aziende al tema conciliazione e fornendo supporto informativo e tecnico (Mantova)
  • interventi informativi, da realizzarsi con una modalità “a sportello”, rivolti a singole aziende che intendano realizzare iniziative di conciliazione al fine di fornire una prima consulenza orientativa e un supporto per la partecipazione a bandi (Lodi)
Servizi e Pubblica Amministrazione
  1. Mappatura dei servizi di conciliazione
  2. Formazione agli operatori dei servizi in tema di conciliazione

 

  • gestione e aggiornamento della banca dati sei soggetti prestatori di servizi per la conciliaizone (Milano)
  • supporto ai “Gruppi che conciliano” (prevedono la riorganizzazione dei tempi di lavoro, su basi condivise, di piccoli gruppi di lavoro in cui sono presenti diverse esigenze di conciliazione) (Mantova)
  • Formazione agli operatori del territorio impegnati nei servizi consultoriali, nei servizi sociali comunali e nei servizi gestiti dal terzo settore (Monza e Brianza)
  • formazione degli operatori del Centro per l’impiego rispetto agli strumenti di conciliazione (Bergamo)

 

In conclusione

Dall’analisi realizzata emergono alcune questioni nodali,  che sarà interessante monitorare nel corso del tempo per verificare  la validità e l’efficacia  dell’impianto proposto dalla Regione per intervenire sul tema della conciliazione:

  • La capacità delle reti di ampliarsi garantendo un coinvolgimento attivo di tutti i soggetti del territorio. In particolare le reti più ristrette, o quelle ancora scarsamente definite al momento della stesura dei piani, costituiscono infatti un banco di prova interessante rispetto all’obiettivo di   sensibilizzazione e diffusione ad ampio raggio di una cultura della conciliazione.
  • La capacità delle reti territoriali di coinvolgere e attivare in particolare le imprese e le aziende del territorio. Uno degli interrogativi  che si pongono oggi rispetto alla costruzione delle reti per la conciliazione riguarda l’effettiva  rappresentatività  degli enti datoriali rispetto al mondo profit, in relazione anche alla centralità che le aziende e le imprese assumono per l’effettiva diffusione di una cultura della conciliazione.
  • L’adeguatezza  delle Asl come capofila e le opportunità di  connessione tra i Piani e la programmazione territoriale in corso proprio in questo periodo. La scelta di non assegnare  agli ambiti un ruolo specifico rispetto alla progettazione e alla realizzazione dei piani costituisce, infatti, un ulteriore elemento che sembra interessante osservare in relazione alle ricadute sui territori e alla continuità delle azioni previste.

 

 

 


[1] Gli accordi sono stati sottoscritti nei territori di Mantova (29 novembre 2010), Monza (30 novembre 2010), Brescia (27 gennaio 2011), Cremona (25 febbraio 2011), Lecco (1° aprile 2011), Bergamo (8 aprile 2011), Como (23 giugno 2011), Sondrio (27 giugno 2011), Varese (30 giugno 2011), Vallecamonica Sebino (30 giugno 2011), Milano (7 luglio 2011), Lodi (8 luglio 2011).

 

 

[2] I piani sono stati tutti redatti tra maggio e settembre 2011, con l’eccezione di quello di Pavia che è stato siglato a novembre 2011.

 

 

[3] In allegato sono pubblicati dei box di sintesi dei Piani, per la versione completa vedere sul sito regionale