I “sì”
Misure in favore della semplificazione amministrative. Corrispondono ad una sentita esigenza da parte degli enti gestori, a patto che le misure prospettate in diversi punti della delibera (es. la revisione degli accreditamenti) non comportino aggravi ulteriori.
Perseguimento di un obiettivo di trasparenza nei confronti dell’utenza, attraverso le revisioni prospettate in tema di carta dei servizi, esposizione costi in fattura, contratto tra utenza e servizio per la quota sociale.
Adeguamento e omogeneizzazione dei flussi informativi per una corretta analisi e supporto alla programmazione, auspicando però un ritorno dei dati trasmessi
Remunerazione extra budget prevista per sla e stati vegetativi
I “no”
I tempi e i modi del confronto. La comunicazione preliminare avvenuta mediante materiale comunicativo sintetico (slide) non ha consentito la possibilità di analizzare nel dettaglio e nel merito la proposta. Si riconosce che le delibere delle regole si rivelano sempre più quali provvedimenti di sistema recanti indicazioni rilevanti di ristrutturazione del welfare regionale e non solo interventi annuali sulle regole di accesso ai finanziamenti. Questo porta ad affermare la necessità di un confronto preliminare molto più approfondito e con la previsione di coinvolgimenti più ampi (consiglio regionale, autonomie sociali e locali).
Valutazione del bisogno e regolazione dell’accesso. La dichiarata introduzione di un modello regionale di valutazione multidimensionale non chiarisce alcuni aspetti di rilievo: chi farà parte delle équipe, come verranno coinvolti gli enti erogatori né come questo sistema si relazionerà con sperimentazioni recenti quali ad esempio i Cead. Si esprime dissenso verso un modello di regolazione che non tenga in debita considerazione il ruolo degli enti erogatori nella valutazione del bisogno e che non coinvolga nell’equipe multidisciplinare gli enti locali e medici di medicina generale.
Aggregazioni nell’acquisto di beni e servizi. La promozione di modalità e strumenti per l’aggregazione di diversi erogatori di prestazioni sociosanitarie nelle procedure di gara per l’acquisto di beni e servizi non può essere intesa come imposizione. Si esprime il timore che in questo modo vengano privilegiati fornitori di grandi dimensioni e si rileva come che spesso le maggiori economie provengano proprio dalle relazioni con i contesti locali.
Mancata remunerazione ricoveri e posti di sollievo. La regola non crea economie rilevanti in quanto i costi strutturali (in particolare del personale) non possono essere abbattuti e dunque non generano risparmi. Inoltre questa indicazione, se applicata, deve prevedere che l’ente gestore sia al contempo svincolato dall’obbligo a mantenere il posto, creando però in questo caso, soprattutto per il sollievo, una violazione del diritto della persona a mantenere il legame con il proprio luogo di provenienza.
Conferma budget del 2011 ovvero il 98% della spesa storica del 2010, che corrisponde per gli enti gestori ad un impoverimento ben superiore al 2% a causa del costo dell’inflazione per due anni. Questo si ripercuote sul costo del personale ed espone al rischio di aumento degli oneri a carico degli utenti e ad una insostenibilità del costo per i gestori.
Gli aspetti da chiarire
Nei commenti vengono da più parti sottolineate esigenze di approfondimento e di confronto in relazione ai seguenti temi:
La differenziazione tra servizi di base e servizi aggiuntivi per la definizione della retta assistenziale a carico degli utenti
Revisione dei requisiti gestionali di accreditamento e del sistema di classificazione
Esiti delle sperimentazioni in atto, di cui nelle regole si dà continuità o ampliamento a tutto il territorio regionale (in particolare adi, consultori, fattore famiglia) nonché gli esiti delle sperimentazioni di nuove unità d’offerta in atto nel territorio lombardo.
Da ultimo si deve chiarire cosa significhi in concreto lo slogan del passaggio progressivo dall’offerta alla domanda