Secondo l’Istat, la povertà in Italia nel 2010 è sostanzialmente stabile rispetto al 2009: l’11% delle famiglie è relativamente povera, cioè presenta una spesa media mensile inferiore ad una certa soglia (992,46 euro per una famiglia di due componenti). Si tratta in valori assoluti di 2.734.000 nuclei familiari, cui corrispondono 8.272.000 individui, il 13,8% dell’intera popolazione (allegato nota breve ISTAT).
In Lombardia, l’incidenza della povertà relativa risulta decisamente inferiore alla media nazionale: sia nel 2008 che nel 2009 il 4,4% delle famiglie residenti si collocava sotto la linea di povertà relativa ed i dati più recenti attestano addirittura al 4% l’incidenza delle famiglie lombarde povere in senso relativo nel 2010. Come noto, la sostanziale stabilizzazione del tasso di incidenza della povertà in Italia ed a maggior ragione in Lombardia è tuttavia un fenomeno più ‘statistico’ che ‘reale’, sostanzialmente dovuto ad un abbassamento della linea di povertà in considerazione della caduta del reddito medio disponibile e dunque dei consumi sui quali si basa il calcolo della povertà secondo l’Istat, che, peraltro, utilizza un’unica soglia nazionale che non tiene conto dei differenziali di costo della vita sul territorio.
Stime più puntuali e realistiche del disagio economico delle famiglie lombarde ci potranno pervenire dal prossimo rapporto ORES, l’Osservatorio Regionale sull’Esclusione Sociale, che verrà presentato questo 30 novembre, che ha messo a punto una metodologia di rivalutazione dello standard di riferimento regionale. A titolo esemplificativo vale la pena qui ricordare come l’incidenza della povertà relativa in Lombardia, secondo l’ORES era pari, per il 2007, al 10% delle famiglie residenti in Regione, contro il 4,8% stimato dall’ISTAT per lo stesso anno.
Al di là delle statistiche, è comunque indubbio e unanimemente condiviso, che la recente crisi economica abbia comportato un aumento ed una differenziazione dei bisogni di protezione sociale delle famiglie. I dati Ocse più recenti mostrano che in media in Europa il 7% di chi vive in famiglie con almeno un lavoratore è povero, cioè con un reddito disponibile inferiore al 50% del reddito mediano equivalente. Ciò significa che, se la perdita del lavoro, e dunque del salario, costituisce un’indiscussa e pericolosa minaccia di esclusione sociale, l’occupazione di per sé non previene completamente il rischio di cadere in povertà. La povertà (sia in termini di incidenza che di rischio) è certo più legata ad impegni precari e saltuari (lavoratori atipici e con contratti temporanei), a bassi livelli di istruzione, interessa di più certe categorie di popolazione, ma è percezione diffusa che la recente crisi abbia portato ad una estensione e acutizzazione dei fenomeni di fragilità sociale, anche in Lombardia.
Alle tradizionali fragilità di anziani, di famiglie monogenitoriali o con più figli, di stranieri con problemi di integrazione si aggiungono sempre più fragilità economiche e sociali di famiglie finora non a rischio di povertà, dovute ad una maggiore precarietà del lavoro, a difficili ricollocazioni nel mercato del lavoro, a problemi abitativi, alla crescita esponenziale dei tassi di indebitamento ed anche alla disgregazione delle relazioni sociali ed alla maggiore vulnerabilità della coppia. Sono questi i principali bisogni e problemi di coloro che si rivolgono ai Centri di Ascolto Caritas della Lombardia (allegato scheda regione Lombardia del rapporto 2011 Caritas-Zancan “Poveri di diritti” ) ed anche della diocesi di Milano (allegato sintesi “La difficile carità” decimo rapporto sulle povertà nella Diocesi di Milano curato dalla Caritas Ambrosiana).