In Lombardia i municipi – considerati singolarmente o tramite le forme associative di gestione dei servizi – spendono per l’area sociale circa 120 euro pro-capite, una cifra superiore alla media nazionale ma più contenuta rispetto al dato delle altre regioni del Nord Ovest. Nel Nord-Est la cifra è marcatamente più elevata (155 eur). Considerando la spesa per le singole categorie di utenza, mentre per quel che riguarda famiglia – minori, disabili e anziani si osserva un maggior impegno di risorse rispetto alla media nazionale, i comuni lombardi spendono meno rispetto al pro-capite italiano per immigrati-nomadi e povertà-disagio adulti-senza fissa dimora.

In generale dunque, per tutte le singole categorie di utenza, la Lombardia viene superata in quanto a spesa dal complesso delle regioni del Nord-Ovest e del Nord-Est.

Tab.1 – Spesa pro-capite dei comuni singoli e associati per aree di utenza, 2008 (eur)
Famiglia e minori Disabili Dipendenze Anziani Immigrati e nomadi Povertà, disagio, senza fissa dimora Multiutenza Totale
Lombardia 144 3.288 0,70 121 35 12,60 8 120
Nord-Ovest 153 3.311 0,70 135 41 13,40 9 129
Nord-Est 165 5.075 1,70 165 55 15,70 12 155
ITALIA 115 2.503 1,00 117 50 13,60 7 111

E’ bene comunque notare che evidentemente qualche anno fa la posizione della Lombardia rispetto alla spesa del resto del Nord era più arretrata: questo gap di spesa si sta riducendo, dal momento che tra il 2003 e il 2008 in questa regione i comuni hanno aumentato i propri investimenti nel sociale di ben il 38,6%. La crescita lombarda ha ampliamente superato l’evoluzione registrata a livello nazionale (+28,2%) e nell’Italia del Nord (+29,7% Nord-Ovest e +19,8% Nord-Est). Al netto dell’inflazione, per la Lombardia si è trattato di un +22,7% per l’intero quinquennio.

Per valutare l’importanza di questa spesa, è utile anche un raffronto con il Pil: da questo punto di vista, in Lombardia il welfare municipale pesa sul reddito regionale meno della media italiana e la regione ha una posizione simile alle regioni del Centro-Sud. Rispetto al Nord-Ovest l’incidenza sul Pil lombardo è limitata e il divario si allarga notevolmente a confronto della media del Nord-Est.

I costi che i comuni lombardi (singoli e associati) sostengono per erogare interventi e servizi sociali sono finanziati prevalentemente con risorse proprie, ovvero sono a carico dei bilanci comunali, e lo sono più che nel resto del  Paese. Questa fonte alimenta il 79,3%

[1] della spesa, una quota particolarmente elevata rispetto alla media nazionale.

Oltre agli oneri sostenuti dagli stessi comuni, è utile riflettere sui livelli delle compartecipazioni degli utenti al costo dei servizi. Un indicatore significativo a tale proposito può essere la quota pagata dalle famiglie per la fruizione del servizio asili nido rispetto al totale dei costi comunali. Per quanto in tutto il Nord del Paese il grado di copertura dei costi con le rette sia particolarmente elevato (circa il 22%), in Lombardia la quota sopportata dalle famiglie supera ulteriormente le medie del settentrione e distanzia alla lunga la quota nazionale.

Tab 2. – Indicatori di finanziamento e spesa del welfare comunale, 2008
variazioni (%) spesa complessiva 03-08 prezzi correnti variazione (%) spesa complessiva 03-08 prezzi costanti Incidenza (%) spesa finanziata con risorse dei comuni Incidenza(%) spesa su Pil quota (%) comparazione utenti spesa asili su totale oneri comuni per asili
Lombardia 38,6% 22,7% 79,3% 0,36% 25,0%
Nord-ovest 29,7% 14,8% 70,8% 0,41% 22,4%
Nord-est 19,8% 6,0% 63,2% 0,50% 21,5%
ITALIA 28,2% 13,5% 63,1% 0,42% 17,9%

Per avere un’idea delle trasformazioni nel ruolo dei vari attori istituzionali, osserviamo quale quota di spesa viene gestita dai vari soggetti che operano nel panorama lombardo: oggi l’86,7% delle risorse sono utilizzate direttamente dai singoli comuni, mentre il 10% dei fondi viene gestito a livello sovra-comunale, ovvero è speso dai distretti-ambiti sociali. L’importanza della programmazione zonale si sta rafforzando rispetto a qualche anno fa (6,3% nel 2005). Si va invece esaurendo il ruolo delle Asl nella gestione dei servizi sociali (segno evidente del progressivo ritiro delle deleghe da parte dei comuni): la quota spesa dalle aziende sanitarie è scesa dal 2,2% del 2005 allo 0,1% del 2008. Tra gli altri gestori di servizi sociali va segnalata l’azione dei consorzi (1,7%).

Tab. 3- Composizione (%) spesa dei comuni lombardi singoli e associati per ente gestore, 2005 e 2008
2008 2005
Comune 86,7% 86,8%
Distretto-ambito sociale 10,0% 6,3%
Comunità montana 0,9% 1,9%
Consorzio 1,7% 2,5%
ASL 0,1% 2,2%
Unione dei comuni 0,5% 0,3%
Altra associazione dei comuni 0,1% 0,0%
Totale 100,0% 100,0%

Uno sguardo infine, alla composizione della spesa, in particolare al ruolo dei trasferimenti monetari[2] rispetto all’erogazione di interventi-servizi (servizio sociale professionale, servizi per l’integrazione, assistenza domiciliare) e alla gestione delle strutture (asili, centri diurni e residenziali). Le peculiarità del welfare Lombardo sono:

  • un peso consistente degli interventi-servizi (41,1%)
  • un’elevata incidenza delle prestazioni monetarie (32,2% dei fondi) rispetto alla media nazionale (26,8%) e a quelle delle circoscrizioni del Nord (30,1% Oriente e 22,7 Occidente)
  • un ruolo limitato – anche rispetto al resto del Nord e al dato nazionale -dell’assistenza erogata tramite le strutture (34,5%).


[1] E’ calcolato sulla sola quota di spesa di cui sono note le fonti di finanziamento (per la Lombardia l’83,3% della spesa dei comuni singoli e l’82,2% di quella gestita tramite comuni associati). I confronti interregionali possono risentire del diverso tasso di risposta dei vari territori alle domande riguardanti l’origine dei finanziamenti.

[2] Include, oltre ai contributi alle famiglie, le compartecipazione ai costi a carico dei municipi per le strutture residenziali o semiresidenziali di cui il comune non sia titolare.